The Movie Db/10
The Movie Db/10
17 gennaio 2018

Dossier | La paralisi del sonno al cinema: un disturbo inquietante dalle origini antiche

L'arrivo nei cinema di Slumber - Il Demone del sonno ci porta ad approfondire un fenomeno inspiegabile che coinvolge una buona fetta della popolazione

Con l’arrivo nelle sale nostrane di Slumber – Il Demone del sonno (la nostra recensione) di Jonathan Hopkins il prossimo 1 febbraio, abbiamo deciso di approfondire cosa sia la paralisi nel sonno – o paralisi ipnagogica – e di esplorare con voi i film su di essa incentrati.

Anzitutto, cos’è davvero questo disturbo di cui sempre più spesso si sente parlare? Si tratta di una condizione, che si può verificare indistintamente in stato di veglia o durante la fase onirica, in cui il soggetto è cosciente, ma gli è impossibile qualsiasi movimento, trovandosi così in una situazione decisamente ansiogena. A volte discendente da patologie specifiche, quali alcune mutazioni genetiche, narcolessia, deprivazione del sonno, o un estremo stress psicologico, non sempre essa è collegata a una qualche specifica disfunzione. Insomma, può capitare a chiunque e non c’è una determinata cura, si può ricorrere solo, sperando che funzioni, all’igiene del sonno, delle sedute di terapia comportamentale cognitiva o, all’estremo, ingurgitare qualche antidepressivo. La nota positiva è che solo una piccola parte di coloro che ne è stato affetto ha dichiarato che gli episodi fossero stati molti e ricorrenti, perlopiù si verifica una tantum; inoltre, la durata è di norma soltanto di pochi minuti, benché certo la percezione del tempo possa essere diversa. Fenomeno misterioso e più diffuso di quanto si possa credere, quando lo si esperisce vengono spesso percepiti anche suoni, immagini e stimoli non sensibili, forse proiezioni della mente semi cosciente, che però da molti sono stati ritenuti di origine paranormale, o addirittura legati a rapimenti alieni.

Accantonando dunque quivi la matrice extraterrestre, interessante è approfondire le demoniache origini della paralisi del sonno, che nel cinema come nelle altre arti hanno una lunga tradizione. Si parte addirittura dal Sanscrito Māra, entità che nella dottrina buddista si credeva aver cercato di condurre in tentazione il Principe Siddhartha. Seguono poi marōn nel proto-tedesco, mara nelle arcaiche lingue scandinave e slave, mare (o mære) nell’antico inglese, da cui discende infine il moderno nightmare, ovvero l’incubo. Molte sono quindi le culture accomunate dalla medesima idea, quella di una presenza maligna che incombe sul dormiente, spesso si accovaccia sul suo sterno, causando in questo terribili angosce, terrore e senso di soffocamento. Molte e varie sono le fonti che riportano altresì una simile descrizione, dalla norrena Saga degli Ynglinga del XIII secolo al successivo e germanico Münchener Nachtsegen, fino alla sua rappresentazione pittorica nel celebre quadro di Henry Fuseli, Incubo. Impossibile non domandarsi: “E se una fonte comune, e paranormale, esistesse davvero?“. Indubbiamente, gli scettici possono asserire che si tratti solo di un caso, della concretizzazione visiva di un’esperienza ansiogena di origine fisiologica o psicologica, condivisa quale archetipo collettivo in diverse epoche e luoghi. Eppure il fatto che in molti, dalle più disparate culture, rimandino alla medesima idea ed entità (perfino i giapponesi hanno qualcosa di molto simile, ossia Baku il divoratore di sogni) risulta quantomeno inquietante.

Passando invece alla sfera filmica, s’interroga sulla reale natura della paralisi del sonno il documentario The Nightmare di Rodney Ascher, presentato al Sundance Film Festival nel 2015. Nel docufilm vengono infatti alternate le testimonianze di coloro che in prima persona hanno provato una simile esperienza e che ne raccontano i dettagli, a scene con attori che riproducono quanto narrato. In molti parlano di uomini ombra che, sin dall’infanzia, si palesano mentre loro giacciono paralizzati e impotenti nel proprio letto, senza la possibilità di potersi svegliare o muovere. Sovente sono riportate le presenze di ombre scure che li osservano, ma anche entità che si stagliano su di loro immobilizzandoli, o animali dalle parvenze feline che si accovacciano sul petto. Inoltre riferiscono di fruscii sinistri, versi e rumori, fino ad arrivare a voci vere e proprie che gli parlano. Insomma, qualcosa di davvero raccapricciante!

Tuttavia, già prima del suddetto documentario la paralisi notturna ispirava horror e triller, sia in maniera diretta che in maniera decisamente più libera. Ne è un esempio un celeberrimo franchise la cui mitologia si relaziona senza dubbio al fenomeno, seppur estendendone in maniera visionaria e decisamente slasher la rappresentazione; stiamo ovviamente parlando di Nightmare (A Nightmare on Elm Street), creato da Wes Craven. Fin dall’horror cult del 1984, Freddy Krueger (incarnato da Robert Englund) infestava gli incubi di un gruppo di sventurati adolescenti, che nel mondo onirico erano incapaci di sfuggirgli. L’angoscia causata dalle presenze che infestano la paralisi notturna e l’impossibilità di destarsi erano quivi portate alle estreme conseguenze, supponendo che il demone dei sogni non solo opprimesse, ma potesse addirittura uccidere le sue indifese vittime all’interno del suo mondo. Certo allo psicologico qui è sostituito un più marcato lato sovrannaturale, ma l’origine rimane sempre la stessa e per primo ha sottolineato i possibili pericoli celati nel mondo dei sogni.

Più tardi, nel 2004 anche nella produzione australiana si esplorava il medesimo argomento nello smaccatamente indie e low budget Sleep-Paralysis di Nikolaos. Quivi la sindrome notturna è accoppiata alle più convenzionali atmosfere da casa stregata, che dominano la magione in cui si trasferisce una scrittrice di racconti per bambini (Evelyn Papadopoulos), in cerca di ispirazione. Le isolate mura della nuova residenza però instilleranno in lei assai più di quanto la donna desideri e la donna inizia a provare terribili esperienze oniriche e a percepire un’oscura presenza che non solo le impedisce di portare avanti il suo scritto, ma sembra minacci anche la sua vita stessa.

Andando avanti di qualche anno (siamo nel 2010) e non immediatamente connesso alla paralisi del sonno, ma certo assai vicina alla sua nozione fondamentale è il decisamente più main stream Insidious di James Wan (la nostra recensione del quarto capitolo della saga, Insidious – L’ultima chiave di Adam Robitel). Il film è in realtà basato su una possessione demoniaca, quella del piccolo Dalton Lambert (Ty Simpkins) il quale, dopo un incidente in soffitta, cade misteriosamente in un coma di cui non si comprendono le cause. I genitori (interpretati da Patrick Wilson e Rose Byrne) tentano di tutto senza risultati, poi la nonna (Barbara Hershey) disperata si rivolge a una sensitiva, Elise (Lin Shaye), che rivela alla famiglia che l’infausta condizione del bambino è legata a un parassita. Infatti – e qui ci ricongiungiamo al tema della sleep paralysis – il ragazzino è un viaggiatore capace, quando è addormentato di separa dalle sue spoglie fisiche per errare libero in dimensioni parallele. Tuttavia tale abilità ha attirato qualcosa di maligno che vuole impossessarsi del suo corpo e gli impedisce di tornare indietro. Seppure allora assai più prolungata, molto simile è l’esperienza ultracorporea, pervasa peraltro di demoni e spiriti che incombono sul dormiente incapace di svegliarsi. Non solo, dalle testimonianze di paralisi del sonno sembrano essere tratte le entità che si alternano nella serie, tra cui l’uomo ombra o la vecchia strega (in inglese the old hag) che nel film viene assume i contorni della donna velata.

Tornando invece a horror che in maniera più diretta parlano della paralisi del sonno, risale al 2014 Echoes di Nils Timm in cui ancora una volta una giovane e fascinosa scrittrice con una storia di patologia mentali, è colta da terribili incubi e visioni; non solo, intravede una mostruosa creatura che inizia ad ossessionarla. Tra psicosi e paranormale, viene quivi prediletta la componente della malattia mentale e della confusione tra reale e allucinatorio, che non tange solo le ore notturne, ma si estende pian piano anche a quelle diurne.

Negli ultimissimi anni, il “real-life” horror The Nightmare è divenuto all’apparenza il capofila di una successione serrata di film a sé stanti sulla sleep paralysis, soggetto che ha ispirato ben tre film e diversi cortometraggi nel giro di pochissimo tempo. In primo luogo  s’incentra sul fenomeno Dead Awake di Phillip Guzman (2017, la nostra recensione), che ne da una connotazione smaccatamente paranormale e da esso trae spunto per costruire una sorta di dectective story orrorifica. Protagonista è Beth (Jocelin Donahue) che, dopo la morte della gemella, soffocata nel sonno, comincia a sperimentare episodi intensissimi di sleep paralysis. Inizialmente la ragazza è persuasa che siano causati dal profondo stress dovuto alla recente perdita, ma più passa il tempo e più si accresce in lei l’idea che sia invero un demone a perseguitarla. Se il concept può risultare in qualche modo affascinante, meno esaltante è tuttavia il suo sviluppo all’interno del minutaggio, che alterna una congerie di bislacchi e sconnessi accadimenti. Ancor più, la suspense è del tutto vanificata quando l’entità si palesa: il trucco e il creature design eliminano purtroppo ogni possibilità che lo spettatore possa provare alcuno spavento.

Segue Be Afraid di Drew Gabreski, in cui poco dopo essersi trasferiti in una nuova casa con la propria famiglia, John Chambers (Brian Krause) inizia a sperimentare la paralisi ipnagogica e in uno stato di raggelante incubo lucido, si palesano davanti ai suoi occhi creature ultraterrene, tutt’altro che ben intenzionate. Infatti, le ombre mirano in realtà a rapire il figlio di sette anni per condurlo in un’oscura dimensione attraverso un portale su cui la cittadina è stata edificata. Più spunto narrativo che elemento centrale, nell’horror del 2017 il disturbo del sonno è solo una parte marginale dell’insieme che invece rimanda più che altro a entità infere che cercano di portare seco nei loro domini infernali una giovane vittima.

A chiudere il cerchio, in conclusione, torniamo a parlare di Slumber – Il demone del sonno, che si ricollega invece in maniera più immediata alla paralisi notturna. Protagonista è Maggie Q (Nikita, la serie) nei panni di una dottoressa specializzata per l’appunto nelle patologie del sonno. Una famiglia, i Morgan, sono rimasti sconvolti dopo la perdita di uno dei figli e, all’apparenza a causa dello stress postraumatico, tutti i membri sono affetti da un’enigmatica forma di sonnambulismo, eccetto il piccolo Daniel (Lucas Bond), il quale rimane invece ancorato al letto in presa a un’opprimente presenza. L’elemento centrale, un’ombra che aggredisce le proprie vittime dormienti, è quivi affrontato però in una narrazione confusionaria, piena di elementi poco coesi tra loro e poco motivati, mirando a mantenere sospesa la sua rappresentazione tra psicosi e paranormale, ma non riuscendo affatto nel tentativo.

Tra alti e bassi, molti sono quindi i titoli in qualche modo ispirati alla sindrome del sonno, a cui deve sommarsi anche una nutrita schiera di corti a tema, in ordine d’uscita: The Hag (2011) di Leah Harlow, Sleep Paralysis (2013) di Enrique Flores Roldan, Hypnagogia (2014) di Lars-Erik Lie e Alp (2017) di David Brückner. In ultimo, per amor di completezza, va menzionata anche la recente serie web Anamnesis, che in brevi episodi da poco più di un quarto d’ora ciascuno indaga le esperienze sospese tra realtà e sogni ad occhi aperti di un gruppo di protagonisti. Se dunque molti sono i titoli a riguardo e sebbene alcuni esempi fatti – come la saga di Nightmare – siano assolutamente validi, nessuno sinora è riuscito a rappresentare con la giusta dose d’inquietudine e realismo le paralisi notturne, la cui resa si limita invece a qualche creatura eccentrica e una somma di pirotecnici effetti speciali. Aspettiamo dunque con ansia qualcuno che sappia  finalmente tradurre appieno tutta l’angoscia di questo misterioso e sinistro fenomeno.

Di seguito trovate un paio dei cortometraggi sopra citati in forma integrale, giusto per favorire sonni più sereni:

Articolo
Dossier | La paralisi del sonno al cinema: un disturbo inquietante dalle origini antiche
Titolo
Dossier | La paralisi del sonno al cinema: un disturbo inquietante dalle origini antiche
Descrizione
L'arrivo nei cinema di Slumber - Il Demone del sonno ci porta ad approfondire un fenomeno inspiegabile che coinvolge una buona fetta della popolazione
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher
CAST

Articoli correlati

Inserisci un commento