20 giugno 2017

[esclusivo] Gianluigi Perrone ci racconta il futuro del cinema, tra realtà virtuale e augmented reality

Proviamo a fare un po’ di chiarezza su un argomento di cui si sente sempre più parlare ma di cui non si conoscono bene le dinamiche

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20 giugno 2017
perrone

Negli ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare di Realtà Virtuale (VR) e Realtà Aumentata (AR), tra parchi tematici immersivi e primi ‘esperimenti’ cinematografici che intendono creare un’esperienza nuova e ancora più totale per gli spettatori, alla ricerca di nuove e futuristiche fonti di intrattenimento.

Abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza sull’argomento con Gianluigi Perrone, nostro collaboratore oltre che produttore (Morituris, Oltre il Guado), sceneggiatore e regista cinematografico, che ha deciso di esplorare nuovi universi narrativi, quelli della VR appunto, e che ora ci racconta cosa ha trovato oltre essi.

Si sente ancora parlare di new media, ma nel 2017, ha ancora senso questa distinzione tra canali di intrattenimento? O esistono dei ‘new new media’?

Avrà senso parlare sempre di new media, per il semplice fatto che c’è una costante evoluzione, e trasformazione. In quest’era in particolare è talmente veloce che la fruizione dei contenuti ha una metamorfosi molto più veloce di quanto una mente produttiva possa immaginare, e quindi seguire. Chiaramente le corporation seguono questo tipo di sviluppo, ma i singoli processi creativi sono abbastanza inconsapevoli di quanto succede. Vi sono costanti novità, idee, che partono dall’underground, sempre, per poi trovare sbocco nel mainstream attraverso il branding e soprattutto il fashion. In questa maniera raggiungono il grande pubblico, trasformandosi e commercializzandosi. Questa trasformazione in passato era molto graduale. Pensa al trend degli zombie che si è trasformato nei decenni. Il media non si trasforma, quindi, solo nei contenuti, ma anche, e soprattutto nella struttura narrativa. Io a volte vedo un disegno molto ampio in quello che arriva adesso allo spettatore. Potrebbe essere inconscio, sicuramente non casuale: oppure potrebbe essere studiato a tavolino. Fatto sta che non si può trascurare la maniera in cui la fruizione di immagini e video è stata influenzata dai social media: durata, montaggio, contenuti. I social media stessi sono in costante divenire. Youtube non è sempre uguale. Affatto. Facebook non è sempre uguale. Instagram, Vimeo, fino a nuove forme come Snapchat, Musical_ly e la nuova generazione della realtà virtuale.

realtà virtuale cannesLa realtà virtuale, di cui ultimamente si sta sempre più parlando, specie per i VG, sarà il prossimo step dell’evoluzione della fruizione del cinema? A che punto siamo? Stati Uniti e Cina sono molto più avanti degli altri?

Tenterò di essere breve. La realtà virtuale non avrà molto a che fare con il cinema, e senza ombra di dubbio non sarà un competitor, come invece potrebbe essere la serialità su Internet. E’ una cosa a se’ stante. E non ha solo a che fare con l’entertainment, ma con la vita in generale. Sarà una evoluzione di internet da flat a 360 gradi, con moltissimi approcci che ne conseguono in una infinità di campi. Praticamente non vedo alcun limite per VR, AR e MR nella quotidianità. Molti mi dicono se è un trend come il 3D. Affatto, grosso errore. E’ una cosa esponenzialmente più grande, e non si fermerà perchè è voluta dai principali governi per motivi di intelligence. Non a caso sono Russia, Cina e Stati Uniti i principali sviluppatori. Attualmente la Cina domina a livello di penetrazione di massa, ma come al solito non come originalità dei contenuti. Gli Stati Uniti (San Francisco, New York e Los Angeles) sono all’opera sul versante branding e cominciano a cercare di prendere la leadership nel settore, ma molte Major stanno commettendo errori, mentre c’e’ un sottobosco silente che fa bene. In realtà un po’ ovunque. Altri Paesi sensibili, per via anche di fondi, sono Svizzera, Olanda, Canada e Francia.

Pensi che il pubblico sia pronto? Non sarà una novità indirizzata ai giovani già avvezzi ai videogiochi?

I videogiochi sono il primo punto di penetrazione per il grande pubblico. A seguire vengono i social network e la “telefonia mobile”. Il punto di rottura avverrà con l’avvento degli smartphone. Dall’anno prossimo. A calcoli fatti in due o tre generazioni, li avrà chiunque. Quindi passeremo da un mondo con la testa china sulla mano tesa, a un mondo con gli occhiali sul viso. E se posso azzardare il passaggio successivo sarà l’impianto direttamente nell’occhio. Pensa ad andare al ristorante e vedere in augmented reality il menu, pensa ad andare a trovare le persone che conosci all’estero non con una chiamata Skype ma fisicamente (artificialmente), pensa ad andare al concerto della tua band preferita a Woodstock VR, pensa a fare sesso con uno sconosciuto dall’altra parte del Pianeta. Here comes The Matrix.

realtà virtualeLa Mostra del Cinema di Venezia ha addirittura creato per la prossima edizione un nuovo concorso di film in realtà virtuale; lungimiranza o passo troppo prematuro e ‘modaiolo’? Il 3D ha abbastanza fallito …

I grandi eventi, ma anche quelli meno grandi, si stanno aggiornando. I mercati in generale, e devo dire che per me è stato un ottimo palcoscenisco l’ultimo Festival di Cannes che nella sezione NEXT ha selezionato due dei miei film. Devo dire, a onor del vero, che chiaramente stanno cercando tutti di capirci qualcosa, quindi le decisioni, le fruizioni e le selezioni sono ancora legate a criteri abbastanza lontani da quelli canonici. Anche perchè di contenuti puramente narrativi, ovvero quelli su cui lavoro io, ce ne sono veramente pochi.

Cos’è il Dogma VR?

Il Dogma VR, e il suo manifesto, sono il metodo che ho ideato per la realizzazione di quella che definisco “the pure immersive experience”, o, se vuoi, in spiccioli, il film in realtà virtuale. Il nome viene ovviamente dal Dogma ’95 poichè ne è una evoluzione in senso ideologico, ovvero: le regole sono diverse, ma l’approccio al realismo è il medesimo. L’approccio è quello di creare una realtà artificiale più vicina possibile a quella reale, attraverso un processo narrativo e produttivo che ho sviluppato personalmente, e che si è concretizzato in questi progetti che ho realizzato, e in quelli che sto sviluppando. Il Workshop ha avuto la sua presentazione a Cannes e ora sta viaggiando in giro per il Mondo. Tra pochi giorni parlerò a Seul, in un grosso evento, il Virtual Reality Summit.

COME CLOSER FINAL POSTERIn che modo pensi che la VR impatterà sulla distribuzione di opere cinematografiche?

In nessuna maniera. Ripeto, sono due cose diverse. Al massimo, per ora, è possibile creare Immersive Exps come promozione di un film. Per esempio In Utero realizzata per Alien: Covenant. Qualcuno ha chiesto se sia possibile realizzare lungometraggi in realtà virtuale. Per ora il limite è tecnico e neurologico. Non che non sia possibile, ma sarebbe un errore. Nel senso che il cinema si è evoluta in una struttura che ha come forma ideale (ma non necessaria) i 90 minuti per via delle intrinseche peculiarità del media. E’ come dire, perchè i videogiochi non sono di 90 minuti ma di circa 8 ore? La realtà virtuale ha un minutaggio che per le diverse fruizioni potrà andare da 20 minuti a + infinito.

Pensi che i registi e i produttori siano pronti a investirci?

Ci stanno già lavorando. Beh, io e altri abbiamo già realizzato. Se parli di grossi nomi: Alejandro Innaritu ha fatto Carne y Arena, che però è un’istallazione, quindi una forma non narrativa che aveva come idea, e come limite, il teatro dove veniva ricreata. Interessante approccio ma molto diverso da quello narrativo. Jon Favreau sta realizzando Il Libro della Giungla, e sicuramente ce ne saranno. Il momento è di stallo, di aspettativa, di agguato, se vogliamo. Al momento giusto sarà necessario avere i contenuti e essere in grado di realizzarli.

A Cannes hai presentato il tuo The 7th Night of Thelema: A Virtual Ritual; di cosa si tratta?

The 7th Night of Thelema è uno dei film presentati a NEXT, all’interno di questa edizione di Cannes, ed è il primo film realizzato in Dogma VR. Una mia amica produttrice mi ha chiesto se volessi realizzare contenuti in VR per la sua compagnia e io ho accettato a patto che potessi avere libertà assoluta, che in Cina è come chiedere di pronunciare il nome di Mao invano. Da lì è nato tutto. Seguendo il culto di Aleister Crowley, che seguo da quando avevo 14 anni e che ho sviluppato nelle ricerche per un progetto filmico, ho creato una esperienza a se’ che cita Twin Peaks (un ottimo momento, direi), Eyes Wide Shut, Possession di Zulawski e, per un aspetto tecnico, La Maschera del Demonio di Mario Bava. Si tratta di un rituale, adattato da una coreografia realizzata da Inko di O, una sciamana francese residente a Pechino, al quale ho cucito sopra una struttura narrativa sperimentale. Per quanto mi riguarda, un atto psicomagico. Ad esso è seguito Come Closer, il secondo a Cannes, un’esperienza narrativamente molto più classica, quindi con gente che interagisce, parla e fa, ma che sperimenta moltissimo a livello visivo e contenutistico, con l’intento di fare un gioco metatestuale con il concetto stesso di realtà virtuale. Lasciami dire che sono molto entusiasta dei diversi primati raggiunti con queste esperienze: sono le prime coproduzioni con la Cina (e credimi, non è facile), sono tra i primi progetti puramente narrativi girati come long shots, sono tra i primi film di genere sviluppati con una idea di marketing canonica (seguendo il trend di Twin Peaks il primo e quello di Black Mirror il secondo) e sono tra i primi a essere nel mercato internazionale nella maniera classica, ovvero attraverso una sales agency. Il feedback fino ad ora è stato ottimo e spero possano essere viste presto dal pubblico che le ha richieste.

7 NIGHT perronePensi che la polemica Festival di Cannes/Pedro Almodovar vs. Netflix sia ‘nata vecchia’?

Come già detto, la polemica è un po’ ingenua. Non so perchè sia stato messo in mezzo Almodovar, sinceramente. La fruizione del Cinema si sta trasformando, e Cannes, come mercato, vive di ogni sua forma. Già da prima. Quindi, se il web diventa più potente, non può pretendere di rimanere ancorato al passato. E’ come se avessero imposto che i film devono essere girati in pellicola. Il problema vero è la finestra di 36 mesi, che è impensabile adesso che i trend passano così velocemente. Prima i film avevano una vita più lunga, le stesse star godevano di un successo maggiormente duraturo. Ora è molto più istantaneo, e certe regole non possono più funzionare. Quanto è successo ha sicuramente indebolito, “punito”, lo European Film Market, che non può più competere a livello di numeri con l’egemonia asfittica Hollywoodiana, che chiede, chiede e chiede riscontro e subito. Il che non è un bene. Però la qualità si è trasformata, è andata sulla serialità, e anche nei blockbuster, considerando che molti cinecomics hanno uno spessore più profondo. Quello che io mi chiedo, è cosa ne sarà dello European Film Market, che si struttura sui lungometraggi. Forse i mercati seriali, Mipcom e Miptv per esempio, diventeranno più centrali. Forse ci sarà un assorbimento dei vari eventi. Ragionando nel momento in cui scrivo, il lungometraggio di qualità non scomparirà di certo. Non sarà rimpiazzato dalla serialità, non sarà rimpiazzato dalla realtà virtuale assolutamente. Avrà un momento ancora più difficile, con l’egemonia dei blockbuster, ma nel momento in cui i porci si getteranno sul denaro che girerà intorno ad altre strutture narrative, ritornerà a vivere di nuova linfa e soprattutto libertà, come è successo in altre forme d’arte. Questo è quello che vedo nel futuro.

Di seguito il trailer ufficiale di Come Closer:

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[esclusivo] Gianluigi Perrone ci racconta il futuro del cinema, tra realtà virtuale e augmented reality
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Proviamo a fare un po' di chiarezza su un argomento di cui si sente sempre più parlare ma di cui non si conoscono bene le dinamiche
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