18 ottobre 2016

[esclusivo] Intervista a Dolph Lundgren, partendo da Don’t Kill It e finendo ad Arma Non Convenzionale

Al festival di Sitges abbiamo avuto modo di incontrare la superstar di molti film d’azione, che ci ha parlato del suo rapporto con i fan e di quella volta che ha insegnato a combattere a Keanu Reeves

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18 ottobre 2016
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Il 1985 è stato un anno fondamentale per la carriera di Dolph Lundgren. Dopo una comparsata in 007 – Bersaglio mobile è arrivato praticamente subito il ruolo che gli ha permesso di entrare nell’immaginario di un’intera generazione, quello del pugile russo Ivan Drago in Rocky IV. Da lì, il passo a diventare una star dell’action hollywoodiano è stato breve, inanellando tra la fine degli anni ’80 e la metà dei ’90 una sfilza di titoli cult, tra cui I Dominatori dell’Universo (dove impersonava il nerboruto He-Man), Il Vendicatore (prima versione cinematografica del Punitore Marvel), Arma non convenzionale, I Nuovi eroi Johnny Mnemonic. Dopo qualche anno a girare per B-Movies straight-to-video, la sua stella è tornata però recentemente a brillare con la saga dei Mercenari /Expendables e con nuovi progetti di genere, anche horror.

Qualche giorno fa, al Festival di Sitges, dove è stato invitato per ricevere il Time Machine Award e per presentare il suo nuovo film, Don’t Kill It, diretto da Mike Mendez (QUI la nostra recensione) abbiamo avuto il piacere di parlare con il granitico attore, ancora in grandissima forma e molto simpatico, che si è mostrato disponibilissimo a rispondere ad alcune nostre domande sulla sua carriera.

dont-kill-itCominciando dal tuo ultimo film, Don’t Kill It, come hai lavorato sul tuo personaggio (un cacciatore di demoni sui generis), e in particolare sul suo abbigliamento?

Per quanto riguarda il cappello da cowboy è stata più o meno un’idea del regista. Ne abbiamo parlato insieme però. Il personaggio parla molto nel film, ha questi monologhi, parla con un accento un po’ del Sud. Penso che a volte, quando leggi il copione così tante volte e continui a ripeterlo e ripeterlo, a un certo punto esce fuori da solo quello che serve per la parte. Non c’è bisogno di analizzare troppo quanto scritto nella sceneggiatura. Nei film di solito ci sono poi molte cose che non sai e che non sono sulla carta, tipo che ti aspetti di fare una scena seduto e invece salta fuori che devi girarne una in piedi mentre mangi costolette alla griglia!

 In questo film mostri un lato di te piuttosto nuovo per il tuo pubblico, quello più divertente e simpatico (un po’ come avvenuto già in I Mercenari). Come ti relazioni con questo nuovo aspetto?

C’è voluto un po’ di tempo per me per crescere e capirlo. E’ una cosa buona per un film quando contiene un po’ di commedia, perchè io sono in ogni caso un ragazzone molto grosso e quindi piuttosto minaccioso e forte sempre, quindi non devo troppo spingere su questo aspetto. Piuttosto posso provare ad avventurarmi dall’altra parte, provare a spingermi sul lato più divertente. Questa cosa colpisce di più. Oggi, in ogni ruolo che interpreto, cerco di metterci un po’ di umorismo in qualche modo, anche se ciò significa essere divertenti urlando o facendo un gran baccano, o al contrario essere molto delicato. Qualsiasi cosa sia divertente. Basta non essere troppo duri. Ho già interpretato molti ruoli da duro in passato e non mi serve farlo ancora.

dolph-lundgren-sitges-cineocchioSappiamo che sei molto attivo sui Social Media. Ci puoi dire qualcosa di più su questo tuo rapporto così diretto coi fan? Molti tuoi colleghi sono invece molto più riservati…

Sapete, con il tipo di film che faccio non vinco molti premi, ma in compenso ottengo grandi schiere di fan. Fa piacere quando sei a Los Angeles e il ragazzo che ti parcheggia la macchina o il cameriere si avvicinano e mi dicono di essere grandi ammiratori e che amano quel tipo di pellicole. E’ per questo motivo che mi piace stare in contatto coi fan, perchè mi fa capire perchè faccio cinema. Ognuno può pensare quello che vuole, ma io non ho paura di incontrare le persone, ma a volte certi attori possono essere molto timidi, e va bene lo stesso. A volte, se ci sono un migliaio di persone, può essere eccessivo, ma per lo più è positivo.

Parlaci del tuo rapporto con i film di genere e con l’horror. In conferenza stampa hai detto che non guardi molti film quando sei a casa.

Si, non guardo molti film e non guardo molto horror. Ho partecipato a Universal Soldier e altri film del genere in cui è presente un po’ di fantascienza. Ad alcune persone piace essere spaventate, ma a me non piace molto venir spaventato. Mi piace molto L’Esorcista, un bel film, spaventoso. Se sei a casa da solo di notte e in TV trovi L’Esorcista ti spaventi sempre, non importa se l’hai già visto 10 volte. Magari dopo Don’t Kill It farò più film di genere.

dolph-lundgren-arma-nonParlando ci alcuni tuoi classici, puoi raccontarci qualcosa della tua esperienza in Arma Non Convenzionale (I Come in Peace) di Craig R. Baxley?

La sceneggiatura era molto interessante. Posso dirti che in origine l’alieno doveva essere vestito come un cowboy, un po’ come succede in Don’t Kill It, col cappello nero ecc. E’ stato un film divertente da girare e il regista ha fatto un bel lavoro. Penso che sarebbe uno di quei film di cui si potrebbe fare un remake. Inoltre, tutte le esplosioni che si vedono sono reali. Ricordo che Matthias Hues, che interpreta l’alieno cattivo, ha dovuto saltare di macchina in macchina e saltare nell’acqua alla fine mentre tutto esplodeva al suo passaggio. Non c’è CGI e ha dovuto fare tutto da solo, era un campione di pentathlon!

Ci puoi dire invece qualcosa di Resa dei Conti a Little Tokyo (Showdown in Little Tokyo) di Mark L. Lester e del tuo lavoro con Brandon Lee?

Era un grande film ed è stato fantastico conoscere Brandon. Sua madre, Linda, è svedese, quindi avevamo qualcosa in comune. Ci siamo divertiti ad allenarci insieme, è stato molto triste quello che gli è successo. Quel film è stata un’esperienza diverte, e conservo dei bellissimi ricordi di Brandon.

dolph-mnemonicL’ultima curiosità riguarda invece Johnny Mnemonic di Robert Longo, dove hai un ruolo piuttosto piccolo ma che rimane impresso.

E’ stato un ruolo molto divertente. Ho tentato di rendere questo personaggio il più pazzo possibile, questo tizio che sta sulle strade di Los Angeles con un aspetto che ricorda quello di Gesù… Un particina, ma molto simpatica. Come sai, nel film c’era anche Keanu Reeves, era subito dopo Speed [1994], quindi lui non era ancora un attore action. Era ‘solo’ un attore. Dovevamo combattere, quindi mi chiedeva consigli su come muoversi e come fare certe mosse, ho dei bei ricordi.

Vi lasciamo con il trailer di Don’t Kill It:

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[esclusivo] Intervista a Dolph Lundgren, partendo da Don't Kill It e finendo ad Arma Non Convenzionale
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Al festival di Sitges abbiamo avuto modo di incontrare la superstar di molti film d'azione, che ci ha parlato del suo rapporto con i fan e di quella volta che ha insegnato a combattere a Keanu Reeves
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