The Movie Db/10
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28 marzo 2017

[esclusivo] Intervista a Kim Seong-hun, da The Tunnel alla serie Kingdom per Netflix

Al Korea Film Fest di Firenze abbiamo incontrato il regista, che ci ha parlato della sua ultima fatica cinematografica e del prossimo progetto, in cui saranno protagonisti gli zombie

28 marzo 2017

Da queste parti quello di Kim Seong-hun (o Kim Seung Hoon) non è – ancora – un nome conosciuto, quantomeno al pari di altri colleghi coreani che hanno già sdoganato le loro opere o addirittura lavorato in Occidente. Tuttavia il regista è stato giustamente invitato all’ultima edizione del Korea Film Fest di Firenze, dove ha presentato al pubblico italiano il suo The Tunnel (la nostra recensione), sua terza regia e atipico blockbuster di denuncia che ha riscosso enorme successo in patria.

Abbiamo avuto modo di fare una lunga chiacchierata con lui, approfondendo le radici di Hangul (questo il titolo originale della pellicola) e della sua poetica, toccando problemi molto sentiti in patria ed estorcendogli qualche indizio in più sul suo prossimo progetto, la serie storica di zombie Kingdom, prodotta da Netflix.

E’ fortissimo in molti film coreani questo senso di sfiducia verso le istituzioni, sopratutto il Governo centrale e la polizia. Anche nei suoi lavori ne escono sempre malissimo. Quanto è vicina questa immagine riflessa alla realtà della Corea del Sud?

Beh non si può dire che sia così tragico in tutto, ma non si può neanche non dire che tutto questo non esista. La società coreana è fatta di questi elementi, che comunque nei miei lavori tendo sempre a gonfiare e satireggiare. D’altronde anche in Italia sarà così, il senso di sfiducia verso il Governo è sempre forte!

TunnelSia nel precedente A Hard Day che in questo, tutto ruota sempre intorno a un singolo uomo con un grande “task” da affrontare. Come nascono le sue storie?

Le mie idee partono sempre da un meccanismo ‘piccolo’ che mi sembra funzionare e poi da lì decido di sviluppare la storia e decidere che vie prendere. Però The Tunnel rispetto ad A Hard Day è un film che tende di più a ‘espandersi’: qui si parte da un personaggio solo per arrivare poi a fare un discorso sulla società intera, mentre nel precedente film la situazione rimaneva sempre circoscritta a questo criminale che non riesce a sbarazzarsi di un cadavere.

The Tunnel rappresenta anche la produzione più grande che ha affrontato fino ad ora. Come si è trovato con questo drastico cambio produttivo? Ha influito sul suo approccio al lavoro?

Che sia una produzione grande o piccola è sempre difficile. Però devo dire che per The Tunnel non è stata difficile tanto la produzione del film quanto la situazione con gli investitori. Il film è un blockbuster, ma fondamentalmente rotea per quasi tutta la sua durata su una singola persona protagonista che si muove in un ambiente perennemente buio e opprimente. C’era molta preoccupazione verso questi elementi, ma poi si è rivelato un successo e alla fine è andato tutto bene.

The Tunnel è un blockbuster parecchio sui generis: parte come un film catastrofico ma ribalta tutti questi elementi e clichè per trasformarsi in un vero e proprio film ‘di denuncia’. Tutto il cinema asiatico è fortemente contaminato dai ‘generi’, per noi occidentali è quasi impensabile vedere un equivalente blockbuster come questo. Quanto è importante questa contaminazione nel suo cinema?

E’ una domanda che mi hanno fatto anche in Francia durante la promozione del film, prima di venire qui a Firenze. Non so spiegarlo molto bene: vedo normale che in una commedia possano esserci elementi melò o thriller. Per quanto riguarda la mia esperienza, mi è piaciuto rappresentare elementi ‘sociali’ e visto che la società stessa è fatta di tante sfaccettature che possano essere ironiche o divertenti o violente, tutto questo si presta benissimo ad essere rappresentato attraverso vari ‘generi’.

tunnelQuanto è stato influenzato The Tunnel dal cinema occidentale? Guardandolo vengono in mente tanto film più piccoli come Buried – Sepolto quanto B-movie claustrofobici più canonici e iper-spettacolari come Daylight – Trappola nel tunnel

Si, ho visto Buried e 127 ore e tanti disaster movie, ma ho visto tutto ben prima di iniziare a lavorare su The Tunnel. Appena iniziata la lavorazione nel 2015 ho smesso di vedere ogni cosa a riguardo. Mi sono detto ‘Se li rivedo poi ne vengo troppo influenzato’. Fondamentalmente accadono sempre due cose: la prima è che guardi un film e dici ‘voglio fare esattamente così’, finendo per fare involontari collage; la seconda è che dici ‘voglio fare esattamente questo’, poi guardi un film e scopri che l’hanno già fatto.

Fa strano vedere ora in Italia un film come The Tunnel alla luce di quello che sta accadendo ultimamente, dove crollano ponti stradali fatti di sabbia, case costruite in zone sismiche costituite di materiali scadenti, infrastrutture mafiose illegali ecc. In Corea il suo film ha portato a una supervisione totale di tutti tunnel e strade, smuovendo parecchio l’opinione pubblica …

Beh è vero, però bisogna anche vedere quanto precisi sono stati questi controlli! Sicuramente il successo di questo film ha portato ad allarmare gran parte della popolazione che ignorava il problema e quindi il Governo è stato costretto ad agire di conseguenza.

A vedere The Tunnel verrebbe da dire che “tutto il mondo è paese”, poi pensi che questo film è riuscito a cambiare qualcosa e ritorni comodo all’idea che per fortuna non è vero

In Corea la forza dei cittadini è forte. I politici fanno sempre quello che vogliono ma se la gente è unita sono costretti a stargli dietro. Il Governo teme la gente.

The_Tunnel coreaQuesta è una fase particolare in cui la produzione cinematografica sta drasticamente mutando tanto nella produzione ‘per la sala’ quanto per i film ‘di cassetta’, con la progressiva scomparsa del supporto a favore di portali streaming. Dopo questa super produzione per il cinema, il suo prossimo lavoro è la seconda grande produzione Netflix coreana, che ha investito anche sul nuovo lungometraggio di Bong Joon-ho, Okja. Lei che viene da un cinema decisamente più piccolo e ‘indipendente’, come vede questo cambio radicale?

E’ sicuramente diventato più comodo tutto con il discorso di Internet, ma è inevitabile che questo porti a una perdita di un intero settore che prima funzionava e si reggeva su DVD e Blu-Ray. C’è stato il periodo del download illegale che ha causato molti danni, ora con la TV via cavo e le piattaforme streaming si è quasi completamente legalizzato. Sicuramente per le produzioni indipendenti tutto questo farà diventare le cose più difficili. Si sta creando una divisione sempre più netta tra film “enormi” e film “minuscoli” e per questi secondi non c’è quasi più competizione.

Kingdom oltre ad essere la sua prima produzione per Netflix, sarà il suo primo approccio a una serie televisiva. Si sa che Kingdom sarà una serie storica in costume contaminata con una spietata apocalisse zombie, cosa può dirci di più?

Kingdom segue la storia di un figlio di un re che durante la dinastia Joseon cerca di prendere il posto del padre. Tra tante difficoltà e intrighi si ritroverà a fronteggiare anche una sanguinosa e improvvisa apocalisse zombie. E’ una sfida completamente nuova per me: non ho mai lavorato su una serie e una storia che in questo caso si sviluppa su 8 episodi. Per di più di natura così fortemente storica e politica. Inoltre la sceneggiatura non è mia, ma di un famoso scrittore di serie TV coreano. Sarà decisamente fatto tutto in grande stile!

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[esclusivo] Intervista a Kim Seong-hun, da The Tunnel alla serie Kingdom per Netflix
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[esclusivo] Intervista a Kim Seong-hun, da The Tunnel alla serie Kingdom per Netflix
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Al Korea Film Fest di Firenze abbiamo incontrato il regista, che ci ha parlato della sua ultima fatica cinematografica e del prossimo progetto, in cui saranno protagonisti gli zombie
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