27 ottobre 2016

[esclusivo] Intervista a Miguel Ángel Vivas e Rachel Nichols su Inside

Al Festival di Sitges abbiamo incontrato il regista e la protagonista, che ci hanno parlato delle sfide di fare un remake di À l’intérieur

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27 ottobre 2016
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Nel 2007, sull’onda lunga della cosiddetta new wave francese dell’horror arrivava nei cinema un’opera tanto allucinante quanto allucinata, À l’intérieur, diretta a quattro mani da Alexandre Bustillo e Julien Maury. Film piuttosto unico nel suo genere, tanto estremo da risultare quasi grottesco nel suo mettere in scena l’incredibile notte di terrore vissuta da una giovane donna incinta assalita apparentemente senza motivo in casa da uno sconosciuto che voleva a tutti i costi portarle via il suo bambino. Ebbene, a distanza di quasi 10 anni, si è deciso di farne un remake, intitolato Inside (QUI la nostra recensione), frutto però non delle ambizioni senza idee di Hollywood bensì dei produttori e sceneggiatori spagnoli Jaume Balagueró Manu Diez, che hanno deciso di affidarne la regia a uno degli astri nascenti del cinema iberico, Miguel Ángel Vivas (Secuestrados) e il ruolo da protagonista a Rachel Nichols (Conan the Barbarian, Continuum).

Presenti al Festival di Sitges per presentare la pellicola, abbiamo avuto modo di intervistare il regista e la star, che ci hanno parlato dell’approccio a un’opera così particolare e di come si sono svolte le riprese.

inside posterPartiamo da una domanda facile: come mai la scelta di questo soggetto?

E’ cominciato tutto proprio qui a Sitges un paio di anni fa. Stavo pranzando con Jaume BalagueróAdrián Guerra e stavano parlando di una sorta di remake di À l’intérieur, e mi dissero che alcuni anni fa Jaume era stato sul punto di fare un remake mainstream del film francese, ne avevano scritto anche una prima sceneggiatura, ma poi come spesso accade, aveva messo da parte l’idea e non ci avevano più pensato. Ho pensato che sarebbe stato interessante vedere il rifacimento per il grande pubblico di un film folle come À l’intérieur. Abbiamo terminato il pranzo, e è terminato anche il Festival intanto, ma pochi giorni dopo questa conversazione mi ha chiamato il produttore, chiedendomi se mi piacesse l’idea di dirigere io questo remake. La prima cosa che ho pensato è stato ‘Non ci penso nemmeno!‘. Amo la versione originale, credo sia un film estremo e ho pensato che la gente che lo ha apprezzato mi avrebbe odiato se avessi accettato l’offerta. Un settimana più tardi però ho cominciato a pensare a questo possibilità. Nel mio film precedente [Secuestrados, 2010] avevo parlato della paternità e ora mi si presentava la chance di affrontare la maternità. Dopo alcuni giorni che ci stavo pensando, ho richiamato il produttore dicendogli che avrei potuto accettare, inviandogli però 2/3 alcune pagine in cui avevo scritto la mia visione di come avrei voluto affrontarlo. L’unico modo in cui sarebbe stato possibile affrontarlo, almeno dal mio punto di vista, era facendo qualcosa di totalmente differente, perchè nel film del 2007 non c’era nulla da cambiare e rifacendolo fedelmente avrei potuto solo fare qualcosa di peggiore, senza aggiungerci niente. Quel film è bello così com’è per via di tutti i suoi elementi, il gore, lo splatter ecc. Quindi ho deciso che non ne avrei fatto un remake ma un adattamento. Secuestrados ad esempio era un adattamento per il cinema di una notizia che avevo letto sul giornale. Volevo farlo secondo il mio stile, quindi ho dimenticato tutto e ho trovato il modo in cui volevo girarlo. Per me Inside avrebbe dovuto parlare della maternità, un film non con una donna ma su una donna. Ho iniziato a pensare a come una donna può cambiare dal momento in cui passa dall’essere una ragazza all’essere una madre, che è una sorta di rinascita. Quindi nel film assistiamo in qualche modo a due nascite, quella del bambino e quello della protagonista. L’intero Inside è un climax in tre atti e ogni set che ho allestito doveva essere differente nello stile dal precedente. E la scena finale nella piscina è chiaramente metaforica, una delle prime che ho scritto tra l’altro. Il film è una sorta di brutto sogno di una donna che non pensa di essere capace di diventare una buona madre, un pensiero che ritengo passi per la mente di chiunque diventi madre per la prima volta. Per questo motivo la donna in nero appare la prima volta mentre la protagonista dorme. All’inizio sembra il mostro di un incubo, ma piano piano acquista umanità, fino a diventare alla fine un essere umano.

inside-miguel-angel-vivasDimmi qualcosa sulla collaborazione con Jaume Balagueró

Un delle cose che mi ha convinto ad accettare il progetto è stata proprio la possibilità di poter lavorare con Jaume, perchè sono un grande fan dei suoi film e vedere sulla locandina di un mio film il suo nome è qualcosa che mi onora. Non puoi dire no a una cosa del genere! Lui e Manu Diez hanno messo un sacco di idee nello script, poi io ci ho inserito le mie sulla maternità di cui ti parlavo.

In Inside però sono presenti anche molte sequenze già viste nell’originale di Bustillo e Maury, anche se là il tono era decisamente più grottesco e allucinato rispetto al tuo, più realistico…

Ho cercato di allontanarmi il più possibile da À l’intérieur in realtà. Dal momento in cui il produttore mi ha chiesto di realizzare il film, ho pensato che non avrei più rivisto il film originale. L’ho visto qui a Sitges quando lo portarono molti anni fa e basta. Come ti dicevo, questa decisione è scaturita dal fatto che volevo trovare la mia strada, il mio tono e il mio stile.

Venendo a te Rachel, mi puoi dire qualcosa sull’esperienza di girare tutto un film con quel pancione, facendo le cose traumatiche che fai oltretutto?

Non sono mai stata incinta, quindi interpretare una donna incinta, che deve lottare per la sua vita, scappando dalla persona più terribile che abbia mai incontrato, è stata quella che definirei una sfida interessante. Alcune di queste sfide sono state divertenti, come ad esempio il fatto che la prima pancia finta che mi avevano agganciato era molto leggera, quindi rimaneva a galla e non riuscivo a scendere sott’acqua e così abbiamo dovuto aggiungere dei pesi. O anche il mio vestito, che con l’avanzare delle riprese doveva diventare sempre più sporco e insanguinato, tanto che sotto la pioggia il sangue ha cominciato a uscire dal tessuto. Una volta finita la sequenza, tutti hanno cominciato a dire ‘basta pioggia!‘. E così pure per la sequenza del bagno… Ma ci siamo divertiti molto! A parte questo, è stato anche qualcosa di stranamente istintivo. Tutti hanno visto film con donne incinta, e quando vedi un’attrice con il pancione o che si regge la schiena ti fa credere che sia vero.

inside-vivas-nicholsE cosa ti ha convinto ad accettare il ruolo?

E’ una bella domanda… In realtà è stato mio marito a leggere il copione per primo, gli è piaciuto e allora l’ho letto io. Ho pensato che fosse si un film horror thriller, ma che ci fossero una storia e un personaggio molto reali e che sarebbe stato molto affascinante interpretare Sara. Così, dopo aver conosciuto Miguel via Skype ho capito subito che avremmo potuto collaborare bene insieme. Come attrice principale devi sapere di poterti fidare ciecamente del tuo regista, e ho capito di voler fare il film con lui non appena l’ho conosciuto.

Qual è stata quindi la cosa più difficile per te in definitiva?

Naturalmente non giriamo un film in ordine cronologico, partendo da pagina uno e andando avanti, e interpretando io un personaggio praticamente in pericolo costante per tutto il film, dovevo essere in grado di tenere traccia della sua altalena emozionale, e devo dare credito a Miguel di avermi aiutato molto in tal senso. Capire che in una scena dovevo correre sapendo che in quella dopo sarei stata da tutt’altra parte… Comprendere in pratica dove mi trovavo ‘emozionalmente’ in ogni momento. E’ una cosa che può risultare davvero complicata.

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[esclusivo] Intervista a Miguel Ángel Vivas e Rachel Nichols su Inside
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Al Festival di Sitges abbiamo incontrato il regista e la protagonista, che ci hanno parlato delle sfide di fare un remake di À l'intérieur
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