22 agosto 2016

[esclusivo] Intervista alla regista horror laotiana Mattie Do su Dearest Sister

Abbiamo fatto una lunghissima e interessantissima chiacchierata con la sola regista donna del Laos – e per giunta di horror – parlando del suo nuovo film, del paese del sud-est asiatico, di terrore, di censura e del futuro

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22 agosto 2016
Mattie Do Laos

Forse il nome Mattie Do non suonerà familiare a molti, ma la sua storia è senza dubbio incredibile e merita di essere approfondita. Il suo primo lungometraggio, Chanthaly (2013) è stato non solo il primo film horror mai realizzato in Laos, ma il primo film laotiano diretto da una donna. E in un paese che ha prodotto solo qualche decina di pellicole nella sua storia storia, la regista, nata a Los Angeles, è ora al suo secondo film, Dearest Sister, che ha sicuramente ambizioni internazionali.

Abbiamo avuto modo di parlare con la Do, e ne è uscita una lunghissima e interessantissima chiacchierata sul suo cinema, il Laos, l’horror, la censura e il futuro.

Dearest SisterCosa si prova ad essere l’unica regista donna in Laos e oltretutto a cimentarsi con l’horror, ambito decisamente poco frequentato dalla cinematografia autoctona. E’ stato difficile entrare nel settore?

Quando qualcuno mi chiede se è stato difficile entrare nel mondo del cinema, mi viene sempre un po’ da sorridere, dal momento che in realtà vi sono finita accidentalmente. In un certo senso, si potrebbe dire che sia estremamente difficile che tutte le circostanze si allineino nel momento giusto e al posto giusto, ma poiché è stata in pratica una combinazione di fortuna e coincidenze, non è stato affatto difficile per me. Ciò che invece lo è, è continuare a rimanere nel business del cinema, dato che bisogna continuare a creare lavori nuovi e interessanti e sento una grande spinta personale che mi porta a rendere ogni cosa migliore, nonché più impegnativa per me stessa!

Essere l’unica regista donna in Laos è in qualche modo divertente. So che in tutto il mondo esiste una grande discussione circa il fatto che nel nostro settore manchi una (degna) rappresentanza femminile e circa la scarsità delle opportunità per le donne. In Laos, pur essendo l’unica donna che si sia qui cimentata nei film a carattere narrativo, rappresento quasi il 25% dei registi attivi … ci sono così pochi di noi che si potrebbe dire che più del 25% del cinema sia femminile! Haha! Ma onestamente, in un certo senso sono stata molto facilitata. I miei produttori e i dirigenti in Laos mi rispettano molto, e allo stesso modo fa il dipartimento governativo incaricato del settore cinematografico, e non mi sono mai sentita sminuita nel mio campo per il suddetto motivo. Tuttavia, ciò che sorprende è vedere quanto sia difficile quando si tratta degli stranieri e di come si rapportano a me. C’è spesso una sorta di atteggiamento paternalistico del tipo: “Oh, che carina … pensa di aver realizzato un film …” o talvolta, “Ha successo solo perché lei è l’unica donna a farlo“.

Certo fa schifo sentire [simili affermazioni] o essere trattata in questo modo (a volte anche da altri registi della regione), ma non importa. Certo non mi impedisce di proseguire! Sono davvero felice di poter girare film horror, una cosa che adoro. Se è stato un grande passo convincere il governo a permettermi di realizzare una ghost story dal piglio serio, che non fosse comica, sono già stata molto fortunata ad aver avuto la possibilità non solo di girare un film, ma di avere potuto creare e definire le caratteristiche che i film di genere provenienti dal Laos possano e debbano contenere! Al momento, i registi in Laos hanno ancora una sorta di crisi d’identità. Molti dei nostri lavori sono molto simili ad altre opere asiatiche e in Laos ci basiamo per la gran parte sui media thailandesi (film, serie TV, musica, notizie, etc.). Le nostre opere a volte sembrano imitazioni di film preesistenti, ma quando ho avuto la concreta possibilità di lavorare al mio film, ho pensato: “Perché dovrei realizzare un film simile a uno giapponese, coreano o thailandese? Perché non posso fare qualcosa semplicemente del Laos? “

Penso abbia aiutato molto il fatto che non abbia uno specifico backgrund o preparazione in termini cinematografici, così quando ho stabilito di provare a creare qualcosa di unico e significativo da sola, è stato proprio così!

Dearest Sister mattie doPerché la decisione di lavorare in Laos, invece che negli Stati Uniti, dove sei nata?

Non c’è stata alcuna decisione ex ante di lavorare in Laos invece che negli Stati Uniti. Prima di trasferirmi in Laos, ero la direttrice di un’accademia di danza negli Stati Uniti, il Salt Lake City Ballet. Prima di allora, ero una studentessa di danza a Roma. Avevo poco o nessun interesse per il cinema, se non quello di sostenere mio marito nella sua carriera come sceneggiatore e di accettare alcuni lavori come un make-up artist per alcune delle produzioni a cui lui ha lavorato per sostenere il mio lavoro di ballerina. Quasi tutta la mia esperienza pregressa in campo filmico discende dal fatto che lui ha lavorato come sceneggiatore per vari registi negli Stati Uniti e in Europa, oltre che per il Centro Sperimentale di Cinemetografia a Roma a Cinecittà, e ho avuto modo di frequentare le sale di questa venerabile scuola e realizzare i make-up per le sue produzioni. Sono finita in Laos perché, dopo che mia madre era morta, mio ​​padre non aveva più alcun desiderio di restare negli Stati Uniti. Credo lo facesse soffrire restare nel paese e nella casa in cui aveva trascorso tutta la vita con lei e il suo ricordo era troppo doloroso. Ha deciso di tornare in Laos, che certo è una risposta naturale per un rifugiato dacché il Laos è diventato aperto e pacifico dopo la guerra.

In sostanza, mio ​​padre è tornato in Laos, ha incontrato un’altra donna, mi ha chiesto più volte di venire a stare con lui, e io alla fine l’ho fatto … soprattutto per assicurarmi che si stesse tenendo fuori dai guai. Dovevo solo essere sicura che stesse bene e avevo bisogno di una pausa da un cambiamento molto stressante all’accademia di danza, così ho assunto un nuovo direttore che prendesse il mio posto, imballato le cose essenziali e portato mio marito e il cane in Laos!

Mentre eravamo in Laos, in una sorta di iato esistenziale che mi contraddistingue, mio marito ha deciso di approfondire la scena cinematografica locale e vedere cosa stava succedendo (molto poco, al tempo). Abbiamo finito per imbatterci in Anousone Sirisackda, presidente della Lao Art Media, e nel suo partner Douangmany Soliphanh, vice presidente. Attraverso questo incontro, ho finito non so bene come a diventare una regista! Non scherzo.

Seriamente, però, il lavoro di mio marito richiede un computer portatile, a volte un po’ di carta e una penna. Quindi il muoversi in Laos non ha influito poi tanto sulla sua attività di scrittore. Quando ci siamo incontrati con la Lao Art Media, essenzialmente sono andata con lui per tradurre in caso avesse bisogno di assistenza con il laotiano. Lui si è rivolto loro affermando di essere entusiasta di lavorare su film laotiani e di sperare di poter collaborare in un modo o nell’altro. Anousone e Douangmany sono stati molto cordiali e desiderosi di arruolare uno sceneggiatore! Gli hanno detto che la situazione per il cinema laotiano era terribile e che avevano bisogno di creare più contenuti. Naturalmente, come sceneggiatore, era felice di aiutarli in tale ambito, ma poi Anousone ha detto: “Oh! Abbiamo bisogno anche di registi! Saprebbe dirigere?”.

Purtroppo, mio ​​marito ha declinato dicendo di no, di non essere interessato a dirigere, oltre a non parlare il laotiano. In qualche modo, ha pensato che sarebbe saggio rigirare le carte e ha detto “Ma lei potrebbe!” (Io ero l’unica lei presente nella stanza). Inutile dire che è stato un incidente esilarante. Anousone e Douangmany erano eccitati, io ero terrorizzata … non avevo mai fatto niente di simile prima e mio marito era sicuro che se solo avessi letto un libro (sulla regia) e posto alcune domande, tutto sarebbero andato bene. Ho trascorso, dopo tutto, molti mesi sui set alla Scuola Internazionale di Cinema Italiano … facendo la truccatrice. Che altro avevo bisogno di sapere? hahaha! Così in qualche modo, ho finito per fare un primo film per meno di 5.000 USD. E ora vivo in Laos!

Dearest Sister 3Come è la situazione cinematografica in Laos?

La situazione cinematografica in Laos è conflittuale, direi. E’ difficile trarre profitti da un film in Laos, e non ci sono investitori, norme, o sovvenzioni disponibili per gli abitanti laotiani all’interno del paese. Abbiamo forse 1 o 2 produzioni all’anno. L’anno scorso è stato un grande anno, perché ne sono state realizzate circa 5,  di cui 3 miei.

Abbiamo solo due cinema legittimi ora nel paese, ma ho sentito che ce ne sono altri due in fase di costruzione. In un primo momento, è stato molto difficile attirare spettatori laotiani in sala. Questi, semplicemente, non hanno cultura cinematografica. Tutti i loro film venivano piratati in DVD illegali, o guardavano soap opera in TV. Andare al cinema oltre il confine in Thailandia era uno status symbol, così quando un cinema ha aperto per la prima volta qui, non lo frequentavano o non sapevano come comportarsi. Venivano in ritardo, parlavano durante il film, utilizzavano i loro telefonini, ecc… Anche i loro gusti filmici [inoltre] non erano così vari … Preferivano commedie romantiche o film d’azione, prodotti d’essai di genere come i miei sono stati piuttosto difficili da digerire. Ora le cose stanno migliorando enormemente. Ogni fine settimana vedo molte persone che affollano le sale, e c’è stato un significativo miglioramento nel galateo cinematografico! Per quanto riguarda il gusto? E’ bello che il nostro pubblico possa essere introdotto a maggiori contenuti rispetto al tipico melodramma e alla slapstick comedy che di solito preferiscono. Quanto tempo ci vorrà perchè gli spettatori possano costruirsi una palette più ampia di film? Questo non lo so.

Dearest Sister locandinaPerché la scelta del genere horror?

Ho scelto tale genere perché amo una buona dose di adrenalina e mi piace l’essenza della paura universale e della tensione. Non credo che i concetti come l’amore e la commedia abbiano la stessa multiculturalità, né ero particolarmente interessata a girare un dramma, in quel momento. La paura, comunque sia, può attraversare le barriere linguistiche e confini culturali. Ritengo inoltre che tale genere possa avere un più vasto pubblico. Con esso infatti la mia audience può comprendere adolescenti e anziani, maschi e femmine. Penso che il genere possa davvero rappresentare un ottimo punto di unione per le persone!

Quindi il pubblico in Laos risponde bene a questo genere?

Sì, credo che la risposta sia già implicita in ciò che ho detto sopra! Hahaha!

Raccontaci qualcosa di Dearest Sister.

Dearest Sister è la prima co-produzione europea che il Laos abbia mai avuto. In realtà è un film di genere molto interessante perché affronta così tante problematiche! Parla della gerarchia sociale lao, le relazioni tra donne, dell’ineguaglianza socio-economica tra diverse classi, e, naturalmente, delle superstizioni in Laos! Sono lieta di poter raccontare questo tipo di storie avvincenti dal “dietro le quinte”, come si suol dire. Ho questa bellissima opportunità di condividere con gli spettatori quello che succede dietro le porte chiuse nelle famiglie lao perché io stessa ne faccio parte, ma allo stesso tempo perché io sono anche straniera, so quello che potrebbe essere interessante da mostrare e come presentarlo in un modo da essere compreso senza eccedere nel carattere esotico ricadendo in qualcosa di pretenzioso o non autentico. Anche gli autoctoni sono piuttosto stupiti da quello che ho messo su pellicola, semplicemente perché ciò che gli sembra banale improvvisamente è apprezzato sul grande schermo, e pensano: “Non avrei mai pensato di poter filmare quella cosa … ma ora che lo vedo, è davvero interessante!” Credo che sia una fortuna avere la possibilità di vedere la cultura sia dall’interno che all’esterno, aggiunge qualcosa in più a una peculiare storia come quella di Dearest Sister.

Si tratta di una storia di fantasmi: hai preso ispirazione dal folklore del Laos?

Ho attinto ampiamente dal folklore e dalla superstizione laotiana! Così tanto di questo film non è soltanto quello in cui gli abitanti credono, ma è basato su un’esperienza molto interessante che ho avuto con la mia famiglia, quando ero giovane. Non posso però raccontare la storia senza spoilerare il film, ma quando riuscirete a vederlo, spero di potervi raccontare cosa è successo e da cosa sia nato. Certo implica qualcosa di spettrale!

ChanthalyHai avuto qualche problema con la censura o altre difficoltà che nascono quando si gira tale tipologia di pellicole (vale anche per il tuo precedente Chanthaly)?

Haha, la censura in Laos è una sfida, ma chiamarlo un problema non è esattamente corretto. Il grande termine ‘censura’ è così opprimente e pesante, ma a essere onesti, quando si capisce la cultura lao e le ragioni delle decisioni del nostro Dipartimento di Cinema, inizia in realtà ad avere un senso in una certa misura. Un netto no vale solo per i commenti alla politica e al governo. Questa è la linea che non posso attraversare, ma io in realtà non sono interessata a farlo. Non sono mai stata una persona particolarmente avvezza alla politica e non capisco o studio in particolar modo le questioni politiche, quindi non mi sento qualificata per simili prodotti. Poi esistono problemi di moralità per la censura, che sono abbastanza opinabili. Penso che un vantaggio dei registi qui, che la maggior parte di coloro che vivono in un paese retto da un regime altrove non avrebbero, è il fatto che il nostro Dipartimento di Cinema sia aperto alla discussione. Conosco letteralmente tutte le persone che vi lavorano, tutti conoscono ogni regista e se emergono problemi o questioni, non dobbiamo fare altro che semplicemente bussare alla loro porta e parlarne! Anche per ciò che riguardava Chanthaly, inizialmente non volevano che realizzassi un film su un fantasma, in quanto non è molto marxista realizzare una pellicola su tale soggetto, ma mi sono seduta al tavolo con uno di loro e abbiamo discusso su come si potesse giungere a un compromesso (ho aggiunto un personaggio non credibile e lasciato che il pubblico scegliesse con chi simpatizzare), e loro sono stati davvero aperti. Mi è stato permesso di girare Chanthaly e, in seguito, su tutto ciò con cui non erano del tutto a loro agio, abbiamo parlato e mi hanno lasciato la possibilità di spiegare le mie scelte! Nello specifico, Dearest Sister avrebbe dovuto avere due versioni, una versione per il Laos e una internazionale, ma dacché è già terribilmente difficile realizzare un solo montaggio del film, gli ho presentato la versione che avevo scelto e ho risposto ad alcune domande, molto acute, sulle decisioni da me prese. Lo hanno approvato esattamente com’era! Sono piuttosto orgogliosa dei passi che stiamo compiendo tutti insieme per conseguire qualcosa che sia cool e nuovo in Laos.

dearest sisterQuali sono i tuoi piani per Dearest Sister?

Progetto di presentare la pellicola in più festival cinematografici possibile! Ci sono già un buon numero di rassegne a cui sono davvero entusiasta di prendere parte, solo non posso ancora annunciare quali siano! Desidero davvero poter mostrare questo film sul grande schermo nei festival di tutto il mondo. Non è cosa da tutti i giorni poter vedere un film proveniente dal Laos, dopo tutto! Per fortuna il film ha una sua distribuzione. Ero certa che in Laos avrà una distribuzione cinematografica, ma vedremo se potrà averne una anch in altri paesi. Per mia fortuna ho dei meravigliosi agenti per le vendite della Raven Banner e della XYZ, che mi stanno aiutando a portare il film in tutto il mondo!

Il prossimo film – se ne è hai già in cantiere uno – riguarderà di nuovo fantasmi o spiriti o qualcos’altro, magari più gore?

Lo script del mio prossimo film è già in via di sviluppo! Ho diversi progetti in una fase molto iniziale di preparazione, ma il terzo film è già in via di elaborazione. Conterrà spiriti e fantasmi e un vecchio assassino nel Laos rurale … che può viaggiare nel tempo! Sto anche lavorando su alcune idee per delle co-produzioni che mi permettano di dirigere film anche al di fuori del Laos. Credo sia importante mettere alla prova me stessa e accrescere le mie capacità. Sono nella posizione quanto mai unica di poter creare meravigliose storie indipendenti, e nel cinema di genere, il mondo intero è aperto a un’infinità di possibilità! Devo sfruttare al massimo il momento ora che posso e sono fermamente convinta di portare sul grande schermo quante più bellissime, oscure e folli storie mi sia possibile.

Vi lasciamo con il trailer di Dearest Sister:

Official Trailer – ນ້ອງຮັກ (Dearest Sister) – Lao PDR, 2016 from Mattie Do on Vimeo.

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[esclusivo] Intervista alla regista horror laotiana Mattie Do su Dearest Sister
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Abbiamo fatto una lunghissima e interessantissima chiacchierata con la sola regista donna del Laos - e per giunta di horror - parlando del suo nuovo film, del paese del sud-est asiatico, di terrore, di censura e del futuro
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