7 agosto 2017

[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)

La scomparsa graduale e inesorabile della cinematografia locale

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7 agosto 2017
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Una menzione particolare meritano i numerosi drammi basati sulla tradizione storica e letteraria locale: c’è stato un grandissimo sforzo produttivo da parte della Shaw Brothers già negli anni ’50 per fornire alla popolazione locale grandi kolossal basati su personaggi storici, eroi locali e antiche tradizioni. “Hang Tuah“, la storia del leggendario eroe del XV secolo è uno dei capolavori della Golden Age del cinema malese degli anni ’50. “Raja Bersiong” è la storia tradizionale di un sultano che deve bere il sangue dei suoi sudditi per rimanere giovane e potente: ne son state fatte due versioni, una in bianco e nero (con P. Ramlee) e una bellissima a colori negli anni ’60. “Batu Durhaka” è un’altra grande e fosca storia tradizionale di amore e fedeltà alle tradizioni di villaggio che vedono anche la presenza di un mostruoso guardiano che vive dentro una caverna (“batu”) e i tradizionali conflitti di potere e lotte per l’appropriazione della donna desiderata tra i contendenti al comando del villaggio. “Hang Jebat“, “Panglima Besi“, “Ikan Emas“, “Batu Merah Batu Betangkup“, “Pancha Delima” sono alcuni tra i moltissimi esempi di tradizionali racconti locali che mescolano identità storiche, elementi fantasy, tradizione e storia della cultura locale. Li vedremo meglio nelle prossime puntate perchè son film che nonostante la loro impostazione molto classica e a volte abbastanza distante dalla nostra concezione occidentale di cinema, rappresentano al meglio la storia e la cultura tradizionale dei villaggi malesi.

Sumpah Orang Minyak 1Negli anni ’50 una compagnia mista cinese-malese, la Cathay-Keris si inserisce nel mercato come diretta ed unica concorrente alla Shaw Brothers: si assiste così ad una lotta stimolante per la conquista del mercato locale a suon di kolossal, attori e registi che passano indifferentemente da una produzione all’altra ed un notevole ampliamento delle tematiche proposte. E’ anche il grande periodo degli horror e degli action. Nel campo degli horror le saghe sicuramente più conosciute sono quella del Pontiakak (lo spirito di una donna morta che torna in vita per vendicarsi di chi l’ha uccisa, molto classica) e dell’Orang Minyak (“Oily Man”, uno sventurato tutto coperto d’olio che cerca una vendetta d’amore ed è destinato ad adorare il Diavolo e violentare più donne possibili: la tematica della violenza sessuale sulle donne è onnipresente nel cinema del Sud Est asiatico ed apre la strada a molti spunti e riflessioni di natura sociale). Entrambi i personaggi sono stati protagonisti di lunghe saghe negli anni ’50 e ’60 prodotti indistintamente sia dalla Shaw Brothers che dalla Cathay e vedono spesso come attore P. Ramlee e una deriva quasi parodistica nel film del 1964 “Pontianak Gua Musang“. I due personaggi son talmente popolari che – a distanza di oltre 50 anni è stato prodotto un esageratissimo “Pontianak vs Orang Minyak“, che ha avuto un grandissimo successo di pubblico, soprattutto tra i giovani che difficilmente apprezzano o anche semplicemente si ricordano delle pellicole originali. Altri film horror notevoli degli anni ’50/’60 sono la trilogia dell’Hantu (“fantasma”): Hantu Kubor, Hantu Rimau e Hantu Jerangkong, nonchè una versione locale del Dr. Faust che si chiama “Iman”. Moltissimi di questi film erano disponibili in mediocri VCD prodotti dalla Music Valley/MVM e facilmente reperibili fino a 3-4 anni fa. Purtroppo oggi, nel 2017, non esiste più nessuna casa editrice di film per l’home video e diventa sempre più difficile reperire i vecchi film classici a meno di non trovare giacenze di magazzino presso i pochi negozi rimasti a Chow Kit (il quartiere di immigrati indonesiani di Kuala Lumpur) o in piccole città dell’entroterra.

BAYANGAN AJAL POSTERGli anni ’60 vedono anche la nascita di un mini filone spionistico sulla scia del successo mondiale dei film di 007: la Shaw Brothers opera una curiosa produzione locale con protagonista l’agente segreto Jefri Zain. La curiosità è che di questa trilogia (“Bayangan Ajal“, “Jurang Bahaya“, “Gerak Kilat” e lo spin-off al femminile “Nora Zain – Agen Wanita 001“) esistono pure versioni per il mercato di Hong Kong dove gli attori principali sono sostituiti con attori cinesi: fondamentalmente “Jurang Bahaya” è la versione malese di “Angel Strikes Again” e “Nora Zain” è la versione locale di “Angel with the iron fists“. E’ il preludio di un progressivo distacco della Shaw Brothers dal mercato malese per concentrarsi esclusivamente sulla produzione ad Hong Kong.

Nel 1965 la comunità cinese di Singapore, dopo numerosi scontri con la comunità malese decide di separarsi dalla Federazione e proclamarsi stato indipendente. E’ l’inizio della fine della cinematografia malese. Gli studi Shaw si spostano a Singapore per tornare a servire quella che era originariamente la fascia di pubblico alla quale era più interessata, la comunità cinese. Nel 1967 la Filmen Negara Malaysia, di emanazione statale, avvia una massiccia produzione di documentari e produzioni televisive che segnano un drastico calo della produzione di film destinati alle sale cinematografiche. Nel 1971 la Shaw Brothers decide definitivamente di chiudere i propri studi di Singapore e devolvere tutta la produzione cinematografica ai soli studi di Hong Kong: da lì sarebbe avviata una massiccia importazione di film verso Malesia e Thailandia attraverso l’apertura di soli uffici di rappresentanza e distribuzione che durano tutt’oggi.

SUMPAH PONTIANAK POSTERNegli anni ’70 e fino a gran parte degli anni ’80 il cinema propriamente malese cessa di esistere schiacciato dalle enormi risorse economiche della Shaw Brother di Hong Kong che monopolizza il mercato di soli prodotti cinesi e dall’apertura esclusiva di sale cinematografiche (prima) e negozi home video (poi) che distribuiranno solamente prodotti cinesi o di importazione occidentale, chiudendo praticamente la strada alla distribuzione dei prodotti locali. Anche la furibonda rinascita del cinema indonesiano negli anni ’70 contribuisce alla scomparsa dei film malesi: l’importazione di prodotti a basso costo, disponibili in enormi quantità (oltre duecento film l’anno) di generi popolari come commedie, drammi, horror, fantasy, musicarelli dall’Indonesia e grazie alla quasi totale sovrapponibilità delle due lingue segna un ennesimo – forse fatale – colpo alla produzione locale. Soltanto una strana coproduzione malese-indonesiana del 1974, una versione a colori molto inquietante del classico horror “Pontianak” riesce ad avere un grandissimo successo, ma nonostante ciò ormai il cinema malese è praticamente scomparso.

E’ soltanto nei primi anni ’90 che una timida rinascita del cinema malese comincia ad apparire, con prodotti a volte sperimentali a volte di carattere mediocre: scrausi avventurosi (“Pasung puaka“, “Anak Sarawak“), qualche commediola, il curioso postatomico “Syukur ’21“… ma la produzione rimane sempre ancorata a una decina di film l’anno. Solo negli anni 2000 si assiste ad un raddoppio delle cifre, ma il problema principale rimane sempre l’estrema difficoltà della distribuzione dei film. Nei negozi ufficiali dei numerosissimi centri commerciali di Kuala Lumpur non vi è praticamente traccia di DVD di film malesi essendo quasi tutti i negozi di proprietà cinese i quali tendono a distribuire solamente film di Hong Kong o sempre più film della Repubblica Popolare e in secondo piano film indiani contemporanei, coreani, thailandesi e soprattutto una valanga di blockbuster americani.

Indian Shop in Brickfields - Kuala LumpurA metà anni ’90 alcune etichette malesi come la Music Valley/MVM, la Lokasari ed in misura minore VTR, Naza Disc e GPI acquistano in blocco i diritti di quasi tutta la produzione cinematografica indonesiana dagli anni ’60 ai giorni nostri. E’ grazie a queste ditte che il cinema indonesiano sopravvive per quasi il 90% in scrausissime edizioni VCD pan&scan e pesantemente cut. Riescono a pubblicare anche una grande selezione di cinema malese classico degli anni ’50/’60 e una manciata di film più moderni. Le tirature furono molto grosse per alcuni film – in particolare i classici con e di P. Ramlee e le saghe horror del Pontianak e di Orang Minyak, tanto che sono stati ristampati continuamente nel corso degli anni, mentre furono bassissime per titoli minori oggi assolutamente impossibili da trovare. Purtroppo l’evoluzione del mercato negli ultimi 4-5 anni ha portato alla chiusura totale di tutte le poche case editrici rimaste. La Music Valley ha chiuso nel 2015 e la Lokasari nel 2016, le altre tutte prima. I motivi son sempre i soliti: le scarse vendite e soprattutto nuove generazioni che non sono assolutamente interessate nè ai film vecchi nè ai formati fisici (VCD, DVD) dei film. Le nuove generazioni spesso non sanno neanche che un film può essere stampato in DVD … Per loro esiste solo una versione scaricabile per lo smartphone e niente più. E comunque a nessuno importa dei film vecchi, anche perchè in Malesia – ma in generale in Asia orientale – “vecchio” significa già un film di 2-3 anni fa.

Ricordo le frequenti visite ai magazzini della Music Valley dove avevano ancora migliaia e migliaia di copertine e i titolari dicevano che una nuova tiratura dei vecchi film era possibile se ricevevano ordini per almeno 200 copie. Evidentemente in tutta la Malesia non si riesce a trovare neanche quei 200 clienti se un paio di anni dopo hanno chiuso i battenti anche loro.

Anak Pontianak 1Le nuove coproduzioni sono quasi esclusivamente innocui prodotti “misti” dove gli attori principali sono sempre un mischione di indiani, cinesi e malesi e che quindi, se da un lato forniscono una visione multietnica e solidaristica della società (che in realtà non esiste perchè le tre comunità tendono a vivere ed operare in modo molto separato), dall’altra risultano essere prodotti che non accontentano nessuna delle tre comunità. E comunque non esistono mercati esteri dove distribuire questi film, neanche nella Cina stessa. E’ per questo che se gli indiani importano massicciamente i loro film attraverso i numerosissimi negozietti sparsi per tutta Kuala Lumpur – film di altre nazionalità è impossibile trovarne – e i cinesi hanno il monopolio nei negozi “ufficiali”, nei chain stores e nei centri commerciali – la speranza di trovare film malesi è riposta nei piccoli e dimessi fondi del quartiere di immigrati indonesiani a Chow Kit: ma anche qui vengono messi in un angolino miserabile, perchè vi è ancora una enorme disponibilità di vecchi e nuovi film indonesiani sicuramente preferiti dagli immigrati. Il futuro è estremamente incerto: con la chiusura dell’ultima casa produttrice home video, la Lokasari (preceduta dalla chiusura l’anno prima della Music Valley) nel 2016, ormai non esiste più nessun canale distributivo nè per i nuovi film indonesiani nè – men che mai – per la nuova produzione malese: d’altra parte i film oggi in Malesia vengono visti solo su iPhone, mentre in Indonesia ancora – per altri motivi – la produzione è ancora “fisica”, seppur totalmente illegale, su DVD bootleg o negli infami “20 film in un DVD”: ma almeno dà lavoro a un esercito di disperati che 20 ore al giorno sfornano in continuazione bootleg in pieno centro a Jakarta, proprio davanti alla stazione centrale di Jakarta Kota. In Malesia non solo non esiste più non una produzione “fisica” ma neanche una sala cinematografica che proietti film malesi. I pochi cinema rimasti sono solo in mano a indiani e cinesi che proiettano insulse – e alla fin dei conti false – storie di tre razze che convivono allegramente tutte insieme. A fronte grossi cartelloni pubblicitari che si trovano nelle stazioni della Metro non corrisponde un effettivo successo di pubblico al botteghino.

E’ quindi per questo che la storia del cinema malese è purtroppo concentrata solo sulla Golden Age degli anni ’50/’60 e di questo parlerò nelle prossime puntate. Ma faremo anche un giro dentro Kuala Lumpur alla ricerca dei vecchi cinema e delle case editrici e cammineremo nei quartieri meno noti della città alla ricerca di vecchi negozi e polverosi Vcd.

continua …

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[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)
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La scomparsa graduale e inesorabile della cinematografia locale
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Il Cineocchio
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