Horror & Thriller

I diari del FEFF18: giornata 4 da Udine

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Oggi focus sull'indefinibile comedy slasher Hime-Anole di Keisuke Yoshida con l'idol Morita Go e sul Gelso d'Oro alla carriera del maestro Nobuhiko Obayashi

Lunedì 25 aprile, festa della Liberazione, Il Far East Film Festival è partito forte con la premiere mondiale di Making Family, film del coreano Cho Jin-mo, una commedia delicata su un bambino nato con l’inseminazione artificiale che vola in Cina alla ricerca del padre che però – almeno inizialmente – non vuole saperne nulla di lui. E’ stata poi la volta del film malese Ola Bola, un’altra commedia con la quale il regista Chiu Keng Guan, prendendo spunto dai tentativi della nazionale di calcio di qualificarsi per le Olimpiadi nel 1976, affronta le diversità etniche del paese e mostra come alla fine il talento vada coltivato ed espresso in patria piuttosto che all’estero in cerca di una fortuna che alla fine potrebbe non essere così gratificante.

hime-anole goIl primo pomeriggio si è quindi inaugurato con Exchange Students, terzo omaggio alla carriera di Nobuhiko Obayashi, diretto nel 1982. Per chi non lo avesse mai visto (male!), si tratta di una gender comedy divertente e nostalgica sulla scorta di Tutto accadde un venerdì di Gary Nelson, che vede due studenti di liceo ruzzolare dalla scalinata di un tempio e ritrovarsi il giorno seguente l’uno nel corpo dell’altra. Il regista dimostra ancora una volta di essere incredibilmente avanti con i tempi, e gira un’opera che, pur senza i fantasmagorici e psichedelici effetti speciali presenti in altre pellicole, riesce ad affascinare e far riflettere. A seguire è arrivata Lost in Hong Kong, opera seconda del cinese di Xu Zheng, che in patria ha già conquistato il pubblico incassando 250 milioni di dollari, in cui il quarantenne Xu Lai (il mattatore Zheng), deluso dalla sua attuale vita, quando riceve l’invito della ragazza di cui si era perdutamente innamorato anni prima ma che per molteplici situazioni avverse non era mai riuscito a baciare decide di volare subito a Hong Kong e coronare il sogno rimasto nel cassetto per tutto questo tempo. Per non dichiarare subito i suoi propositi, porta però con se tutta la famiglia, una scelta che si rivelerà foriera di situazioni paradossali e rocambolesche. Il protagonista è evidentemente affetto dalla ‘sindrome di Peter Pan’ che a quanto pare affligge anche la società cinese contemporanea, formata da individui costantemente sotto pressione e incapaci di assumersi alcuna responsabilità, e vuole essere da sprono a uscirne, pena l’insoddisfazione e l’infelicità. Il coreano Fourth Place di Jung Gi-woo, secondo film sportivo della giornata ma dalle connotazioni decisamente più drammatiche. Molti anni dopo la sua parabola discendente nel mondo del nuoto, una donna contatta Gwang-soo per convincerlo a fargli allenare il figlio, giovane e grande promessa del nuoto incapace però di reggere la pressione delle gare. Il maestro però si mostra estremamente duro negli allenamenti ai limiti del disumano. Un film molto forte, capace di sollevare un dibattito su quanto si debba essere disposti a sopportare pur di raggiungere il successo, che la mancanza di nomi di spicco tra gli attori protagonisti rende ancora più realistico e per questo emotivamente toccante.

House obayashi locandinaVenendo alla serata, ad aprire le danze è stato Hime-Anole, opera firmata da Keisuke Yoshida decisamente complessa da racchiudere in un genere preciso. Il film, tratto dall’omonimo manga di Minoru Furuya, nella prima metà appare come una commedia romantica che si concentra sull’impacciato e stralunato triangolo amoroso che coinvolge un ragazzo, il suo collega più anziano e la cameriera di cui quest’ultimo si è invaghito, Yuka, la quale però finisce per perdere la testa per il primo. Nella seconda inizia però un altro film, dai toni molto più cupi, che vede protagonista assoluto il folle Morita Go (idol e membro della notissima band pop rock V6 con già alcune esperienze al cinema e in TV), stalker di Yuka e con gravi problemi psichici, che decide di vendicarsi ferocemente di tutti quelli che gli hanno fatto un torto e che si vogliono mettere sulla sua strada (in patria la pellicola ha preso il V.M. 15). Commedia, grottesco, slasher, thriller, destino e senso di colpa si fondono, non riuscendo però a lasciare nello spettatore molto di più che lo shock iniziale del cambio di registro improvviso. L’evento clou è però iniziato alle 21.35, quando sul palco del Teatro Nuovo Giovanni da Udine è salito accolto da un’ovazione Nobuhiko Obayashi per ritirare il Gelso d’Oro alla carriera, iniziata nel 1968 e ulteriormente omaggiata subito dopo il consueto e commosso discorso di ringraziamento con la proiezione di quello che forse è il suo film più celebre, il visionario ed epocale Hausu (House) del 1977, opera che ancora oggi stupisce per le trovate e dalla quale traspaiono chiarissime le influenze su tantissima produzione horror e fantasy successiva. A chiudere la quarta giornata del FEFF è stato infine un altro classico della fantascienza degli anni ’60, L’invasione degli astromostri di Ishiro Honda, bizzarra e a tratti infantile commistione di kaiju e sci-fi in cui Godzilla e i suoi colleghi mostri King Ghidorah e Rodan sono poco però più che delle comparse.

Di seguito i trailer dei film della sera:

Hime-Anole

Hausu

L’invasione degli astromostri

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