27 aprile 2016

I diari del FEFF18: giornata 5 da Udine

Oggi focus sulla black comedy metacinematografica Lowlife Love, su Ip Man 3 e sulla versione restaurata in 4k di Dalla Cina con furore

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27 aprile 2016
feff 18

La quinta giornata del Far East Film Festival si è aperta con la premiere internazionale di 3 cortometraggi provenienti da Hong Kong: Conditioned di Chan Kam-hei, And Afterwards di Law Sin-Yan e Where’s the head di Lui Mei-fung (livia), a cui è seguita la commedia romantica tailandese Heart Attack di Nawapol Thamronggrattanarit in cui un giovane grafico per poter competere con i concorrenti e non rimanere disoccupato lavora giorno e notte senza sosta, situazione che gli provoca uno sfogo cutaneo. Per curarsi conoscerà una dottoressa, che gli insegnerà che nella vita c’è molto di più che il lavoro. Vagamente malinconico, riflette una condizione comune a molti giovani attivi nel mondo del lavoro di oggi.

lowlife loveIl primo film del pomeriggio è stato un recupero della sezione ‘Beyond Godzilla’ e questa volta è toccato a Blue Christmas di Kihachi Okamoto, opera del 1978 ancora attualissima e tra le poche nipponiche a trattare il tema dell’invasione aliena, in cui un’unità speciale viene inviata a contrastare l’attacco dei ‘sangue blu’, ovvero quegli uomini il cui sangue ha cambiato colore in seguito al contatto con gli UFO. Il Governo decide inoltre di sottoporre tutta la popolazione agli esami del sangue, suscitando lo sdegno e il malessere, mentre il numero di ‘nemici’ continua a salire. A seguire è stato presentato The left ear del cinese Alec Su, dramma adolescenziale nel quale la giovane Li Er, sorda dall’orecchio sinistro (quello che si crede essere in contatto diretto con il cuore) scopre i primi turbamenti, le sofferenze e le gioie legate al primo amore. A chiudere il pomeriggio è arrivato Apocalypse Child, film filippino diretto da Mario Cornejo ambientato nel mondo del surf (il titolo deriva dal fatto che una sequenza del celebre film di Coppola del 1979 venne girata a Luzon e qui venne abbandonata una tavola da surf, sdoganando questa pratica nelle Filippine), un melodramma che scava nel torbido delle emozioni di un campione di questo sport, Ford, che per sconfiggere un avversario deve però prima vincere i proprio demoni personali.

ip man 3 poster yenLowlife Love di Eiji Uchida è invece il film di apertura della sera, sorta di black comedy metacinematografica e ispirata a storie vere (e che ricorda Hollywood Ending di Allen) che racconta senza troppi filtri il duro mondo di chi vuole fare cinema in Giappone e non vuole sottostare a compromessi artistici, sessuali o malavitosi mettendo in scena la storia di un regista indipendente perdigiorno e abbastanza truffaldino (interpretato dalla star Kiyohiko Shibukawa) che cerca inizialmente senza troppa convinzione di girare dopo anni il suo secondo film e per questo mette su un’improvvisata scuola di recitazione per cercare la protagonista. A un provino incontra uno sceneggiatore e una ragazza che sembrano molto promettenti, ma le difficoltà nel reperire i fondi necessari e il caratteraccio del regista finiscono ben presto per mandare tutto all’aria. Solo l’intervento di un vecchio produttore e il rinnovato entusiasmo – sopraggiunto dopo aver messo da parte l’orgoglio e compreso che fare cinema è l’unica cosa che conta nonostante tutto – riusciranno a riaccendere la scintilla e far ripartire il progetto. A seguire è stato presentato l’attesissimo Ip Man 3, nuovo capitolo della saga di Wilson Yip con un Donnie Yen che questa volta deve vedersela niente meno che con il ‘diavolo straniero’ Mike Tyson (3′ minuti di combattimento potente e feroce tra i due) a capo di un’organizzazione criminale che opera indisturbata a Hong Kong – ovviamente con il tacito consenso degli odiatissimi colonizzatori britannici. Come se non bastasse, un giovane fanatico, ansioso di dimostrare la superiorità del suo kung-fu, sfida Ip Man a un duello pubblico. Parallelamente si sviluppa però la vicenda più intima e drammatica legata allo stato di salute della moglie del maestro di Wing Chun, Wing-sing, che ci mostra un Ip Man mai così umano. Curiosa l’assenza di qualsiasi scena di allenamento nella scuola di Ip, mentre Bruce Lee è omaggiato ancora una volta indirettamente (la questione dei diritti è molto delicata in questo caso), con un personaggio che ne ricalca oltre che nell’aspetto anche le movenze che l’hanno reso celebre. E a chiudere questo martedì 26 aprile è stato proprio un film del ‘piccolo drago’, ovvero Dalla Cina con furore (Fist of Fury), film epocale del 1972 diretto da Lo Wei, qui presentato nella notevole versione restaurata in 4k, grandissimo successo in patria che lanciò l’intergenere denominato ‘rival schools‘ e nel quale Bruce Lee non è per la prima volta un semplice protagonista, ma l’incarnazione dell’eroe – quasi un antieroe rispetto ai principi classici del genere – molto impulsivo ma ‘buono’, le cui scelte sono sempre soppesate e giuste e vanno ammirate con rispetto.

Di seguito i trailer dei film della sera:

Lowlife Love

Ip Man 3

 

Dalla Cina con Furore

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I diari del FEFF18: giornata 5 da Udine
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Oggi focus sulla black comedy metacinematografica Lowlife Love, su Ip Man 3 e sulla versione restaurata in 4k di Dalla Cina con furore
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Il Cineocchio
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