1 maggio 2016

I diari del FEFF18: giornata 9 da Udine

Giornata di chiusura del Festival 2016, con gli ultimi film in programma, il Gelso d’Oro alla carriera a Sammo Hung (che ha presentato anche The Bodyguard) e le premiazioni dei vincitori

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
1 maggio 2016
feff 18

E siamo così giunti all’ultima giornata di Far East Film Festival 2016, che non significa però una programmazione ridotta. Ad aprire le danze è stato l’importantissimo Of the flesh, melodramma sociale cupissimo dagli echi buñueliani diretto nel 1983 dalla compianta Marilou Diaz-Abaya, opera fondamentale e innovativa, capace di gettare una luce del tutto nuova sul difficile ruolo della donna all’interno della società filippina, rendendola la regista più importante del suo paese. L’opera racconta di Puring, ragazza che negli anni ’30 torna nel paesino rurale del marito, Narsing. Qui scopre il passato violento del suocero, che aveva addirittura indotto la moglie al suicidio dopo averla umiliata pubblicamente. Affinchè la storia non si ripeta, Narsing decide di affrontare suo padre, ma le conseguenze saranno tragiche. A seguire è stato presentato The Forest, film indipendente thailandese girato però da un inglese, Paul Spurrier, che racconta di Ja, una bambina che non parla molto – se non con il padre e un ragazzino misterioso che vive nella foresta che ogni giorno attraversa per andare a scuola – e per questo viene emerginata dalle compagne. Mano a mano che l’amicizia tra i due piccoli cresce, alcuni strani avvenimenti colpiscono il villaggio, lasciando il compito di risolverli a Preecha, insegnante ed ex monaco buddista. Horror minimalista decisamente insolito (ma definirlo horror è riduttivo e nemmeno del tutto vero), è quasi un documentario sulla Thailandia più rurale e lontana dai riflettori, dove il bullismo la corruzione convivono con la povertà e gli spiriti.

bodyguard sammo posterPrimo film del pomeriggio è stato Destiny, dramma sulla diversità diretto dal cinese Zhang Wei in cui la caparbia madre di un bambino autistico di Shenzhen si trova a lottare per cercare di assicurare al figlio una vita normale, lontana dai pregiudizi e dalla paura che arriva dal mondo esterno, crudele ed effimero. Dalle Filippine è arrivato poi il thriller Honor thy Father di Erik Matti, che, prendendo spunto dalla realtà di tutti i giorni del suo paese (e al recente scandalo legato alla Iglesia ni Cristo), scava a fondo nei sogni dorati delle nuove generazioni, che cercano una facile felicità aggrappandosi al denaro e alle sette, raccontando la vicenda di un padre che, a causa dei debiti accumulati mette a rischio la sua intera famiglia. A chiudere il trittico pomeridiano è stato Inside Men, thriller campione di incassi in Corea  – nonostante il V.M. 19 – diretto da Woo Min-ho che dà una rappresentazione livida della corruzione e della sete di denaro che a quanto pare imperversano nel paese avvalendosi di protagonisti ambigui e spietati. Nello specifico filmico, un editore affossa il candidato alla presidenza per mascherare l’accordo con un potentissimo sponsor del suo giornale. All’uomo però per colpa di un’imprudenza viene amputata una mano, avvenimento che lo spinge a pianificare una terribile vendetta che coinvolgerà anche un giovane procuratore.

sori voice posterMain event della sera è stato invece The Bodyguard, ritorno dietro la macchina da presa del maestro Sammo Hung dopo quasi venti anni, presente in sala per ritirare prima della proiezione l’altro Gelso d’Oro alla carriera di questa edizione del FEFF dopo quello assegnato in settimana a Nobuhiko Hobayashi. La trama è piuttosto semplice: un’anziana ex guardia del corpo che sta cominciando a soffrire di Halzeimer (Hung stesso), ritiratasi a vita solitaria in una cittadina cinese al confine con la Russia, è costretta a tornare in azione quando la figlia adolescente del suo vicino di casa – un poco di buono in fuga dopo aver rubato una borsa piena di gioielli e denaro a un boss della mafia russo (interpretato dalla superstar Andy Lau) – scompare senza lasciare traccia. Malinconico – e forse un po’ critico – verso un certo cinema di arti marziali di Hong Kong che non c’è più (nel film ci sono anche i camei di Karl Maka, Dean Shek e Tsui Hark, che interpretano tre vecchietti che passano le giornate su una panchina), non fa dell’azione e dei combattimenti il suo punto di forza (come invece si potrebbe pensare), ma sulle note di una colonna sonora decisamente variopinta, riflette sul presente – e sul futuro – di una Cina che forse sta perdendo (o ha già perso) di vista la sua tradizione. L’onore di essere l’ultima pellicola a venir presentata – in anteprima internazionale – è toccato a Sori: Voice from the heart del coreano Lee ho-jae, melodramma mascherato da film di fantascienza in cui l’I.A. che governa un satellite spia americano (la Sori del titolo) che ha il compito di monitorare tutte le comunicazioni terrestri decide autonomamente di precipitare sul pianeta per trovare – e salvare – una bambina in pericolo. Recuperato dalle acque da un padre in cerca della figlia scomparsa misteriosamente anni prima, il robottino – mutuato sulle fattezze di R2-D2 – si adopera per aiutarlo nell’impresa, mentre sulle loro tracce si mettono l’intelligence USA e alcuni scienziati coreani. Debitore non solo della saga di Star Wars ma soprattutto di E.T. – L’extraterrestre, pur con un budget enormemente inferiore, incuriosisce più per l’ambientazione e il lato drammatico – più sentito – differenti dai soliti film americani che arrivano al cinema, ma alla fine presenta troppi cliché per assurgere a qualcosa di più di una piacevole visione.

premiazione feff18Giusto il tempo per rendersi conto che sono già passati 9 giorni dall’inizio del Festival, che sul palco la madrina Sabrina Baracetti è già pronta ad annunciare i vincitori, ovvero:

  • Bakuman di Hitoshi One (Giappone) – Premio Mymovies
  • Mohican comes Home di Shuichi Okita (Giappone) – Black Dragon Award
  • Mohican comes Home di Shuichi Okita (Giappone) – Terzo posto
  • Sori: voices from the heart di Lee ho-jae (Corea del Sud) – Secondo posto
  • A melody to Remember di Lee Han (Corea del Sud) – Primo posto

Di seguito i trailer degli ultimi due film proiettati quest’anno:

The Bodyguard

Sori: Voice from the heart

Articolo
Titolo
I diari del FEFF18: giornata 9 da Udine
Descrizione
Giornata di chiusura del Festival 2016, con gli ultimi film in programma, il Gelso d'Oro alla carriera a Sammo Hung (che ha presentato anche The Bodyguard) e le premiazioni dei vincitori
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento