10 settembre 2016

I diari del Lido: il Cineocchio a Venezia 73 – Giorno 10

Considerazioni su Monica Bellucci, Domenico Quirico e I Magnifici Chris Pratt e Denzel Washington e poi spazio ai pronostici per la serata

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10 settembre 2016
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Oggi arriviamo con un po’ di ritardo, perché abbiamo voluto attendere sino all’ultimo per proporvi i nostri pronostici, che tra poco vi sveleremo, giusto a ridosso della cerimonia di premiazione, che si terrà questa sera alle ore 19.00.

ombre-dal-fondoPrima di farlo, però, dobbiamo parlare degli ultimi tre film ammirati in questa rassegna veneziana. Uno è l’interessante Ombre dal Fondo, con il quale la giornalista e documentarista Paola Piacenza ci propone un ritratto del grande inviato della Stampa Domenico Quirico. Il film si apre con l’immagine di Quirico che pratica jogging sulle strade vicine a casa, in Piemonte, e si chiude con quella di lui seduto in aeroporto in attesa d’imbarcarsi. Da entrambe esce un uomo solo; un uomo, come lui stesso sostiene nel film, “che ha vissuto la vita delle persone che il mestiere gli ha permesso d’incontrare”. Nel giornalismo moderno, quello fatto di monitor da tenere sotto controllo in continuazione, quello in cui non si può muovere un passo senza aver prima ottenuto un permesso o un visto, dice di non ritrovarsi più: “Quando andavo in mezzo ai ribelli, entravo, uscivo, facevo quello che volevo. Poi, magari, potevano ammazzarmi in qualsiasi momento”. Non lo hanno ammazzato, ma ci è andato vicino, dal momento che nel 2013 in Siria ha subito un sequestro durato 152 giorni. Per la prima volta, il suo lavoro lo porta ad avere a che fare con un nemico che non ha nessun interessi a raccontarsi a chi non riconosce come il proprio simile. “Persino i Khmer Rossi, che erano sterminatori feroci, desideravano parlare con la stampa per far conoscere i loro propositi. I fondamentalisti islamici, invece, non vogliono avere rapporti con giornalisti che considerano altro da sé”. Quirico però non demorde, rivelando che, nel suo intimo, sente quasi di tradire la causa che ha scelto, quella di raccontare l’uomo e il male, ogni qual volta si ritrova nella sua comoda Torino.

I magnifici setteL’altro film, molto più strettamente legato al concetto di cinema, è I Magnifici Sette (The Magnificent Seven), remake diretto da Antonine Fuqua e interpretato da un super cast, composto fra gli altri da Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke e Vincent d’Onofrio. Inutile perder tempo a parlare della trama, che è ripresa pari pari dalla precedente versione di John Sturges con Yul Brinner, Steve McQueen ed Eli Wallach. Forse proprio nel personaggio di quest’ultimo – quello del cattivo, che nel film di oggi è interpretato da Peter Sarsgaard – sta la maggiore differenza a livello di sceneggiatura: nel film originale, infatti, Wallach conferiva al suo personaggio molte sfaccettature, che lo rendevano a tratti quasi simpatico e a tratti odioso e lo ponevano come un contraltare all’altezza dei buoni quanto a personalità. Il che era coerente con la logica western dei duelli, dei buoni contro i cattivi etc. In questa nuova versione il cattivo è un personaggio non ben caratterizzato e così tutto si riduce a una lunga e fracassona sparatoria, accompagnata da musiche sin troppo tambureggianti e prive di sfumature, che già nei primi dieci minuti provoca più morti che nell’intera filmografia di John Ford. Se questo poteva andar bene nelle parodie del genere, di cui noi italiani siamo stati maestri, non funziona in un film come questo, che si prende terribilmente sul serio. Ci viene da chiederci allora quale senso abbia girare oggi un western, dopo che quell’epopea è già stata raccontata sia in modo classico, sia in modo violento sia in modo ironico. L’immagine di una donna che apre una stazione di servizio (Claudia Cardinale in C’era una volta il West di Sergio Leone) rimane, secondo noi, la chiusa definitiva su un mondo fatto di valori nobili ma antichi su cui era stato già detto tutto. Se poi si vuole soltanto fare cassetta con la presenza di grandi divi, tanto vale girare un film sui supereroi.

bellucci-venezia-73L’ultimo film di cui tratterà questa rubrica è Na mlijecnom putu (On The Milky Road, trovate una scena in fondo) di Emir Kusturica, che vede protagonisti lo stesso regista e la nostra Monica Bellucci. E’ la storia di un lattaio, che porta la sua merce ai soldati che combattono al fronte. Prossimo a sposare una bella ragazza del suo villaggio, vedrà la sua vita sconvolta da una misteriosa italiana, con cui darà vita a una fuga piena di avventure e sentimento. Film allegorico e divertente, è una sarabanda di straordinari personaggi di contorno (compresi gli animali, che vengono riprese in scene spassose) nella prima parte e una riflessione poetica sulla forza di un amore vissuto da due persone non più giovani nella seconda. Gli troviamo almeno due difetti: il primo è che avrebbe dovuto essere mezz’ora più corto; il secondo è che in alcuni momenti la sua scanzonatezza eccede fino a sfociare nella buffoneria. Ma nel complesso è un ottimo film, in particolare nelle scene corali della prima metà. Il Kusturica attore riempie lo schermo con il suo faccione espressivo; la Bellucci è molto intonata nella parte (un po’ meno quando accenna la canzone di Marino Marini “La più bella del mondo”) e offre l’interpretazione forse migliore della sua carriera. Crediamo però non sia abbastanza per farle vincere la Coppa Volpi per la migliore attrice.

leone-doro-filmE così siamo arrivati al gioco dei pronostici. Per noi sarà una sfida a due tra Emma Stone (La La Land) e Natalie Portman (Jackie). Data la difficoltà della parte, dovendo scegliere un unico nome optiamo per la Stone. Meno facile individuare il miglior attore di una rassegna improntata su personaggi femminili. Scegliamo Oscar Martinez, protagonista del film argentino El Ciudadano Illustre, che tanto è piaciuto a pubblico e critica. I film italiani, come vi abbiamo raccontato in questi giorni, hanno deluso molto, nonostante fossero accompagnati da buone aspettative: grassi brusii, poi minimi per qualità. Difficile però pensare che in un festival che ha sede in Italia e vede un giurato e mezzo italiani (Giancarlo de Cataldo è l’uno, Chiara Mastroianni il…mezzo) lasci del tutto a bocca asciutta il cinema nostrano. Sembra dunque fatto apposta il Premio Speciale della Giuria per un film originale come Spira Mirabilis. Per il Leone d’Argento, che di fatto sarebbe il secondo premio ma tecnicamente è il premio alla Miglior regia, immaginiamo la vittoria paradossale di uno che regista non è di mestiere principale, ovvero Tom Ford per il suo Animali Notturni/Nocturnal Animals. E siamo arrivati al primo premio, che assegniamo per esclusione. Una volta tolte le grandi produzioni americane (che difficilmente ottengono riconoscimenti nei festival), i film italiani e gli altri film che hanno deluso tutti, i film troppo strani o “di genere”, rimane una rosa di 4 nomi: Frantz, El Ciudadano illustre, Paradise e On The Milky Road. Secondo noi vincerà Paradise di Andrej Končalovskij.

Ricapitolando:

Leone d’oro: Paradise (Andrej Končalovskij);

Leone d’argento: Nocturnal Animals (Tom Ford);

Miglior attore: Oscar Martinez (per El Ciudadano Illustre);

Miglior attrice: Emma Stone (per La La Land)

Premio speciale della giuria: Spira Mirabilis

Tenete presente che questi non sono necessariamente i nostri preferiti, ma quelli che consideriamo papabili per il successo. Anche con un occhio alle ragioni “politiche” che porterà ciascun giurato quasi ad accapigliarsi con gli altri pur di far prevalere il film che, per questa o quella ragione, è il suo favorito.

A stasera per commenti e conclusioni.

P.S. Nel testo si cela un gioco enigmistico, di cui daremo la risposta nell’ultima puntata di questi diari. Sfidiamo i lettori di questa rubrica a scoprirne prima il significato.

A stanotte

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I diari del Lido: il Cineocchio a Venezia 73 – Giorno 10
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Considerazioni su Monica Bellucci, Domenico Quirico e I Magnifici Chris Pratt e Denzel Washington e poi spazio ai pronostici per la serata
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Il Cineocchio
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