22 febbraio 2016

Intervista a Désirée Giorgetti, l’attrice più estrema del cinema italiano

Abbiamo fatto due chiacchiere con l’attrice milanese che ha esordito con il censuratissimo Morituris ed è finita a lavorare con Alejandro Jodorowsky e Andreas Marschall

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22 febbraio 2016
Désirée Giorgetti 8

Cominciamo da un’importante premessa. Almeno fino ad ora, la tua carriera è stata orientata prettamente all’horror. Che rapporto hai con questo genere? C’è qualcosa che ti disturba o che ti attrae di questo tipo di pellicole (come attrice e come spettatrice)?

Ho sempre apprezzato l’horror… credo di aver letto il mio primo libro di Stephen King a nove anni… poi mi sono fatta affascinare come ogni adolescente da classici come L’Esorcista o Nightmare. Considera che fino a vent’anni non avevo la minima intenzione di fare l’attrice ed ero iscritta a Psicologia con l’intento di darmi alla criminologia. Sono sempre stata attratta dal lato oscuro dell’umano, dall’incubo e dalle psicosi (io ho un immaginario onirico molto ricco, il mio inconscio mi parla con un linguaggio molto forte), ma l’amore vero per il genere è arrivato subito dopo l’Accademia quando, dopo essermi iscritta alla specialistica indirizzo cinema, ho dovuto sostenere il primo esame proprio sul genere. Ho avuto modo di approfondire tutti gli aspetti non solo psicologici ma anche politici e sociali che l’horror permette di sviscerare e da lì a poco mi è stato offerto un ruolo in Morituris, appunto.

giorgetti moriturisPartiamo dagli esordi. Il tuo primo film è stato, nel 2011, Morituris di Raffaele Picchio, seguito a stretto giro da un episodio di P.O.E.: Project of Evil (Morgue Street). Com’è ‘successo’? Com’è andata sul set?

Il provino per Morituris mi è stato girato da un’amica quasi per scherzo visto che tutti mi prendevano un po’ in giro per il mio lato dark, ma già dal provino ho sentito che quel film avrebbe segnato un momento fondamentale della mia vita: non mi ero mai sentita così libera, stavo interpretando un ruolo estremo tra nudità, violenza sessuale,torture fisiche e psicologiche e dentro di me ho avvertito la possibilità di far emergere tutto un potenziale che avevo tenuto sopito per anni. Senza contare che sul set ho avuto la fortuna di essere circondata da persone premurose, attente e di grande sensibilità. Morituris si sa non ha passato il visto censura ma è diventato un caso sia all’estero che in Italia e a me ha aperto subito molte porte. Morgue Street è stata la prima prova concreta: Alberto Viavattene era stato su set durante una delle scene più cruenti del film e dopo poco mi ha chiamato dicendomi che aveva pensato a me per un ruolo nel suo corto di P.O.E. 2… anche in quel contesto avrei avuto scene drastiche e lì ho realizzato che la sfida con me stessa non si era conclusa con Morituris ma aveva, al contrario, appena avuto inizio.

Sei stata protagonista di Ritual – Una storia psicomagica, in cui compare anche Alejandro Jodorowsky (il film si ispira al suo La danza della realtà). Conoscevi il regista cileno? Si è trattato di una produzione a budget piuttosto alto, o sbaglio? come ti sei trovato sul set da protagonista?

Si conoscevo il cinema di Jodorowsky, ma quando mi è stato proposto il film non avevo ancora letto i suoi libri. L’incontro con la psicomagia è stato determinante… come dicevo prima ho sempre avuto un’attività onirica molto fervida e il simbolismo e gli atti ancestrali che Jodorowsky utilizza mi sono subito sembrati familiari. Il ruolo di Lia in Ritual è stato sicuramente un’opportunità straordinaria di crescita: il dolore che negli altri film e corti a cui avevo preso parte fino ad allora, era sempre stato esternato in modo esplosivo in una sorta di catarsi, qui era trattenuto,implodeva in Lia fino ad annientarla, a trasfigurarla. La mia interpretazione doveva quindi essere ben calibrata tra sfumature e silenzi e Luca Immesi e Giulia Brazzale sono stati accuratissimi nel darmi indicazioni.

German AngstIn German Angst hai lavorato con Andreas Marschall. Lo conoscevi già? Come sei arrivata a lavorare con lui? Come ti sei trovata su un set ‘europeo’?

Ho conosciuto Andreas a Roma due anni prima di girare German Angst, precisamente durante il Fantafestival dove presentava il suo film Masks. Dopo la proiezione, Gianluigi Perrone ci ha presentati e ho avuto modo di esprimere tutto il mio entusiasmo rispetto al suo film. Andreas è un grande appassionato di cinema horror italiano e in quell’occasione mi disse che aveva visto Morituris e che lo aveva molto apprezzato. Due anni dopo ho ricevuto un suo messaggio in cui mi chiedeva di partecipare al casting di German Angst. Non me lo sarei mai aspettata ma ancora una volta Morituris mi aveva illuminato la strada e di questo sarò sempre grata. German Angst è stato il primo film in cui ho recitato in inglese, il primo film in cui ho fatto un calco di tutta la parte superiore del corpo, il primo film in cui ero l’unica italiana su set. E’ stato a dir poco esaltante: mi sono preparata con la mia acting coach Doris Hicks prima di partire per Berlino e una volta in Germania ho avuto modo di approfondire ogni aspetto del materiale con Andreas che si è dimostrato iper disponibile a lavorare con gli attori. Con Milton Welsh, che nell’episodio di Marschall è il protagonista, abbiamo subito abbattuto ogni imbarazzo e le scene più cruenti sono senza dubbio quelle in cui mi sono sentita più viva.

Anger of the Dead desiree giorgettiHai lavorato in 2 film di zombie, Apocalisse Zero: Anger of the Dead di Francesco Picone e Zombie Massacre 2: Reich of the Dead di Boni&Ristori: come ti sei trovata sul set? Come ti sei preparata e come ti sei trovata coi registi?

In Anger of the Dead interpreto una fuggitiva muta ed è stato il primo film in cui ho collaborato con Boni e Ristori (che qui gestivano la produzione). Si è creata immediatamente una sensazione di famiglia tant’è che in Zombie Massacre 2 ero felice di esserci anche se non mi si vede mai (indosso sempre una maschera quindi sfido chiunque a riconoscermi). In Anger of the Dead ho praticamente tutte le scene con Aaron Stielstra (con cui poi ho girato The Blind King) e ci siamo preparati accuratamente per tutte le scene di lotta, provando e riprovando nel bosco per essere certi di raggiungere un alto grado di credibilità senza distruggerci. Dopo Morituris, Anger è sicuramente il film in cui corro di più. Ho avuto modo anche di ritrovare un mio compagno di Accademia (Marius Bizau) e Roberta Sparta che avevo conosciuto su Ritual. Inutile dire che in questo mondo esistono molti meno dei consueti 6 gradi di separazione.

Sei comparsa anche in Alaska di Claudio Cupellini. Com’è stato lavorare su un set non horror?

Bé a onor del vero sia Ritual che le Guerre Horrende non sono film horror, infatti sono gli unici film che può vedere anche mia madre senza rischiare un infarto! In Alaska faccio solo una comparsata e non credo mi si veda granché… chissà magari mi porterà bene.

desiree blind kingCi puoi dire qualcosa sui due ultimi progetti a cui hai preso parte, Le guerre horrende e The Blind King (dove torni a lavorare con Raffaele Picchio)?

The Blind King è un horror con protagonista Aaron Stielstra, scritto da Lorenzo Paviano e Raffaele Picchio. Lorenzo è un grande fan di Morituris e mi sembra di conoscerlo da sempre, Aaron ormai è davvero come un fratello (in The Blid King siamo fratello e sorella) e Raffaele mi ha svezzata.. credo si sia creata una condizione ideale nonostante ci siano stati ritmi di lavoro sostenutissimi. In questo film ho un doppio ruolo perché negli incubi del protagonista appaio come demone inquisitore. Appena ho letto la sceneggiatura ne ero entusiasta: il film è un viaggio nella mente di un uomo dilaniato dal senso di colpa e dall’angoscia. Le Guerre Horrende è invece il terzo progetto a cui prendo parte diretto da Immesi e Brazzale. E’ tratto da un’opera teatrale ed è un film onirico/surreale che ha come contesto la devastazione della prima e della seconda guerra mondiale ma che segue tre personaggi paradossali legati indissolubilmente tra loro: un soldato, un capitano circense e il suo scudiero. E’ un lungo a mio avviso di grande valore,sia per i temi trattati che per l’aspetto visivo. Come per Ritual le immagini sono quadri suggestivi e di grande impatto. E non posso negare di essermi profondamente innamorata del ruolo che interpreto: questo scudiero mi rimarrà sempre nel cuore.

Désirée Giorgetti 7Ultima domanda. Da attrice che ci lavora dentro, cosa pensi del mercato italiano dell’horror? e pensi sia facile per un’attrice lavorare in questo settore?

Non ho una conoscenza così dettagliata del mercato italiano di genere, ma quello che ho potuto notare negli anni è che il cinema indipendente ha davvero infinite stratificazioni. Esiste però una cerchia di produzioni che pur non avendo budget esorbitanti, può far leva su maestranze preparatissime, su storie originali e ben sceneggiate e su attori e registi preparati e indiscutibilmente generosi. Nella migliore delle ipotesi, in Italia, questi prodotti sono relegati a distribuzioni in DVD non potendo mai auspicare ad un’uscita, più che legittima, nelle sale (visto e considerato il vero ‘orrore’ che troppo spesso i nostri cinema ci propongono). Per rispondere alla seconda domanda: io devo tantissimo al cinema indipendente, mi ha offerto un’enorme possibilità di crescita e di confronto con il mio strumento attoriale, sia fisico che emotivo. La facilità di trovare posto in questo settore a mio avviso dipende solo da quanto sei disposta e desideri a metterti in gioco,scandagliare fino in fondo le possibilità che un ruolo ti può dare, uscire dalla zona di comfort senza scendere a compromessi. Voglio dire, chiunque può mettersi a urlare coperta di marmellata di ciliegie davanti ad un sedicente regista che non ti paga ma che ti ammalia offrendoti un ruolo in un film…ma queste sono vanità e superficialità e,a mio avviso, non portano molto lontano.

Grazie della disponbilità Désirée.

Grazie a voi!

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Intervista a Désirée Giorgetti, l'attrice più estrema del cinema italiano
Descrizione
Abbiamo fatto due chiacchiere con l'attrice milanese che ha esordito con il censuratissimo Morituris ed è finita a lavorare con Alejandro Jodorowsky e Andreas Marschall
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Redazione Il Cineocchio
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