8 giugno 2016

Intervista a Nicolas Winding Refn su The Neon Demon

Abbiamo incontrato a Milano il regista danese, che ci ha parlato della sua ultima opera, del futuro e dell’amore per Dario Argento e Mario Bava

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8 giugno 2016
refn milano

Presenti alla Libera università di lingue e comunicazione IULM di Milano, abbiamo avuto modo di partecipare all’anteprima stampa di The Neon Demon e, occasione del tutto imperdibile, a una MasterClass (in realtà l’episodio pilota di un programma di Sky Academy intitolato “Storytellers – Lo scandalo Nicolas Winding Refn”) alla presenza del regista danese, che ha visto il Professor Gianni Canova nelle vesti di moderatore e Dario Argento ospite speciale.

neon demon locandinaPrimo aspetto indagato da Canova è stata proprio la risposta non troppo benevola del pubblico presente all’anteprima mondiale del film all’ultimo Festival di Cannes. “Non è che non mi aspettassi le reazioni, sono io la reazione” ha detto Refn “e penso che adesso ci sia una battaglia tra la creatività e il futuro dell’entertainment, che sarà combattuta su Internet, e io combatto un po’ con la questione dell’individualità, della particolarità che sta diventando non tutto, ma l’unica cosa attorno a cui gira la creatività. Quindi, mi piace molto andare al Festival di Cannes e vedere tutti i classici e al tempo stesso distruggere tutto ciò per cui stanno in piedi”.

Refn ha rivelato che la dislessia in infanzia, insieme al daltonismo e all’estrema timidezza, hanno però reso possibile questa sua particolarissima sensibilità e attitudine visiva, permettendogli “di entrare totalmente e di immergersi nella creatività” più libera. Inoltre, i suoi film, sebbene non riproducano sempre pedissequamente esperienze personali (la droga e la violenza – rappresentate così spesso nelle suo opere – sono in realtà lontanissime da lui), sono comunque “un prolungamento” del regista stesso, in cui risiedono un tocco di autoreferenzialità e perfino di “sadismo”. In questo modo l’autore si è avvicinato a The Neon Demon, “un po’ come se fosse un’estensione” di quello che “gli piacerebbe vedere”, senza realizzare alcuno storyboard, né per forza fare “riprese in ordine cronologico. E’ un movimento costante, di quello che provo, in base a quello che vorrei vedere sullo schermo”.

refn canovaIl nuovo lavoro di Refn è nato un giorno, quasi per caso, quando il regista è stato colto dal quesito “Chissà come sarebbe essere nato bello?”. Questo, insieme all’osservare quotidianamente la figlia tredicenne che si rapporta, tramite i nuovi canali di comunicazione, con la propria e altrui percezione estetica hanno ispirato “un film di teenager, d’orrore, sulla bellezza e sull’ossessione della bellezza, però visto dal punto di vista di una sedicenne, perché io credo che ci siano delle sedicenni in ogni uomo”. Da tale peculiare percezione Refn ha così avuto modo di crogiolarsi “con immagini che celebrassero le donne, soprattutto dopo aver fatto dei film” in cui era centrale “il fisico maschile, la violenza maschile”. Alla femminilità si accompagna poi una peculiare forma di voracità, che il critico di Il cinemaniaco definisce quasi cattolica. La bellezza scaturisce nel prossimo il desiderio di mangiarla, “decisamente l’aspetto più orrorifico”, che è legato all’attuale ossessione per la giovinezza e alla sempre maggiore fugacità della bellezza, sicché “in futuro quando non sarà possibile rispecchiarsi, si inizierà a voler consumare, a mangiare” tale giovinezza; “c’è anche un aspetto religioso, sacrificale dell’anima”.

neon_demon refnA questo punto, essenziale nell’economia del film è stato trovare la protagonista perfetta, una ragazza che incarnasse quella freschezza che in molti agognano. “Non c’erano opzioni, dovevo trovare un’attrice che avesse tutte le qualità di cui aveva bisogno il film”. Poi, però, come un’epifania, la moglie di Refn – Lola – ha pescato dal nulla una performance filmica e un servizio fotografico di Elle Fenning, che gli ha fatto esclamare “è lei, è lei. Se io fossi una sedicenne vorrei essere come lei!”, aggiungendo che “tutto andava bene, tutto calzava a pennello e in venti minuti ci siamo accordati sul film”, ricordando inoltre che l’attrice “aveva sedici anni quando abbiamo iniziato le riprese, ha festeggiato i suoi diciassette anni proprio sul set e prima di Cannes ha festeggiato i diciotto anni, quindi in un certo senso ha un po’ rispecchiato l’evoluzione del suo personaggio, cominciando da innocente e diventando in un certo senso la regina di Cannes”.

Per ciò che concerne il comparto prettamente estetico, la presenza di luci al neon è un carattere ricorrente – ossessivo – nei film refneniani, e in quest’ultimo caso viene esplicitato in maniera ancor più marcata. “A me piace il neon” ha affermato il regista, “perché sono cresciuto negli anni ’80, quindi il neon davvero c’era, era presente” e molto diffuso quale “elemento futuristico” nei “film di fantascienza” di quel periodo, “era molto diffuso e al tempo stesso molto glamour, aveva una sua identità”. The Neon Demon è la combinazione di “qualcosa di molto banale ed estremamente glamour”, il cui demone “è questa entità, questo veleno” che permea un certo mondo.

refn argento milanoA garantire ulteriori spunti è quindi salito sul palco Dario Argento, che ha introdotto l’argomento delle molte influenze che hanno ispirato Refn e i suoi lavori, sia nella forma che nel contenuto. Tra queste, una delle fondamentali è stato proprio il regista del brivido romano, dal quale Refn, ha ammesso sorridendo aver “rubato un bel po’ e continuo a rubare, rubo le sue idee, rubo le sue immagini” (specie da Suspiria, come sottolineato subito da Canova). Se l’emulazione nel cinema è in qualche modo una forma di apprezzamento, anche Argento ha ricambiato i complimenti al collega, di cui ammira “la possibilità che ha di film in film di cambiare, la sua pelle, il suo racconto, mettersi in altre storie, altri personaggi, pur mantenendo il suo stile sempre solido, forte, dal primo film fino all’ultimo”. Nello specifico di The Neon Demon, Argento ha invece spiegato che “è un film molto bizzarro nella sua carriera, praticamente sono una serie di inquadrature quasi ieratiche, con dei colori fortissimi, accesi, dove i personaggi recitano con una certa reticenza, quasi trattenendosi, tutto è immagine. Molto bello”.

the neon demonUlteriore punto comune per i due registi è stato Mario Bava: da una parte infatti Refn ha presentato la versione restaurata di Terrore nello spazio (1965) ai festival di Torino e di Cannes, un’opera che ama molto in quanto ottimo esempio di combinazione di più tipi ed elementi filmici: “è fantascienza, è orrore, è suspense, è mistero, è esistenzialismo, è melodramma, ha bellissimi costumi e scenografie e domande filosofiche. Dimostra che la creatività non ha limiti, basta trovare il giusto approccio”, dall’altra Argento ha ribadito di essere stato grande amico – oltre che collaboratore – del regista di Sanremo e che suo figlio Lamberto è stato suo assistente in vari film, tanto da poterli considerare quasi “un po’ parenti quasi”. Infine, a sorpresa, è stato citato come punto di riferimento per l’autore di Drive anche Sergio Sollima, nella fattispecie per Città violenta (1970), con il figlio Stefano Sollima che in un video ha tessuto le lodi dei due esimi ospiti – che hanno ovviamente ricambiato acclamando Gomorra – La serie (di cui Argento però non ha capito una parola in quanto ignorante dell’esistenza dei sottotitoli) -, chiudendo con l’esaltazione della capacità di Refn di rendere bene il lato umano anche di personaggi oscuri e al contempo le ombre di quelli positivi, riuscendo così a portare perfettamente sullo schermo la complessità umana.

Al termine della MasterClass abbiamo potuto invece incontrare faccia a faccia Refn insieme a pochi altri per una breve sessione di interviste, parlando un po’ di The Neon Demon, ovviamente, ma anche del futuro. Ecco cosa ci ha detto il regista danese.

The Neon Demon sembra quasi una metafora ai limiti del sovrannaturale quando parla di bellezza da ‘catturare’. Perchè non portare ai limiti estremi questa idea?

Come nelle fiabe, il bilanciamento tra il sovrannaturale e il reale è la strada molto più interessante da esplorare, poichè è sempre più terrificante quando, anche se potrebbe essere sovrannaturale, c’è invece qualcosa di davvero tangibile o altrimenti rovina l’immaginazione degli spettatori. Il cinema non è qualcosa circa quello che vedi, ma quello che non vedi.

Pensa davvero che l’industria della moda divori la bellezza?

 Non penso che la divori letteralmente, ma penso che l’industria della moda controlli in modo stretto il modo in cui noi vediamo la bellezza, perchè è l’essenza della modo descrivere cosa è bello. E questo è il motivo per cui è stato così eccitante lavorare su questo mondo. E’ fatto di estremi, quindi essenzialmente amo questo mondo, perchè è molto superstizioso e sovrannaturale in un certo senso ed è una metafora del mondo.

In The Neon Demon lei racconta il mondo della moda attraverso clichè, come l’invidia tra modelle ecc. Si tratta della sua visione come ‘esterno’ di questo mondo o per rappresentarlo ha invece parlato con qualcuno all’interno che le ha raccontato che è davvero così? Ha utilizzato anche delle vere ex modelle per recitare e attrici per interpretare modelle…

Non ho fatto un film sul mondo della moda. Quel mondo è solo sullo sfondo. L’invidia penso faccia parte di qualsiasi lavoro, ha a che fare con le ambizioni. E’ un clichè di per se. Neon Demon è un film sulla bellezza, e il fatto che si parli del mondo della moda è solo un modo per rendere il film più accattivante da guardare. Abbey Lee è una ex super modella ma è una grande attrice, per quello l’ho scelta. Il vero problema era trovare Jesse, è stato come trovare un ago nel pagliaio. Ma poi sono incappato per caso in alcune foto di Elle Fanning. E’ stato come se Dio avesse avuto un piano.

Nei due ultimi film sembra esserci stato un cambio di stile rispetto ai precedenti, verso l’astrazione e la videoarte. E’ solo un periodo o è un percorso che intende proseguire?

Non so se sia un cambio di stile, ma credo che il mondo dei videogame sia diventato molto interessante in termini cinematografici. Negli ultimi due film però è vero che ho inserito molti concetti più astratti, immagini che se messe nel giusto ordine possono raccontare una storia e se viste al contrario ne raccontano un’altra, un po’ come succede nelle gallerie d’arte.

Per quanto riguarda il futuro della distribuzione su Internet, pensa che debbano essere pensati nuovi linguaggi adeguati al nuovo medium?

Ci saranno sempre le sale cinematografiche, ma la differenza sarà il modo in cui controlleremo come consumatori i film. Non vivremo più secondo le leggi del passato, non sarà più una cosa d’elite. Per i professionisti sarà quindi necessario tornare alla singolarità, cioè qualcosa che ti potrà contraddistinguere per sempre, proprio perchè il filtro tra filmamaker e pubblico sta venendo praticamente azzerato. Il futuro non sarà cosa farai ma cosa riuscirai a rappresentare. Ho una visione molto ottimistica del futuro, perchè il cinema sarà sempre un’esperienza cinematografica ma non sarà il solo modo per vedere un film, ci sono già iPhone, iPad, occhiali ecc… Il campo si allargherà piuttosto che restringersi. 

Può dirci qualcosa dei suoi prossimi progetti, ovvero i remake di Maniac Cop, Cosa avete fatto a Solange? e Il Grande Inquisitore?

Tutti e tre i film sono dei classici del genere, e io non sono mai stato troppo favorevole ai remake. Ma è giusto ripresentarli al pubblico, perchè contengono delle tematiche molto forti ed è per quello che sono dei classici, ma devono ovviamente essere reinventati. Io non sarò coinvolto a livello di regia o per le sceneggiature, ma ne sarò solo il produttore. Gireremo Maniac Cop in autunno e gli altri due a stretto giro.

Chiudiamo con il trailer di The Neon Demon:

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