The Movie Db/10
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25 marzo 2017

[KFF 2017] Incontro con Kim Jee-woon + recensione The Age of Shadows

Ospite al Korea Film Fest di Firenze, il regista ha presentato la sua ultima fatica, una potente spy story che lo ricolloca tra i grandi autori coreani contemporanei

25 marzo 2017

E’ stato l’ambiziosissimo The Age of Shadows il film di apertura del quindicesimo Korea Film Fest di Firenze, una vera e propria dichiarazione di intenti vista l’enorme carica patriottica che avvolge l’intero progetto tanto nella sua realizzazione quanto nel suo profondo significato. A produrre questo vero e proprio blockbuster ‘militante’ è incredibilmente il ramo coreano della Warner Bros. e cosa ancora più “sfrontata” ha rappresentato la Corea del Sud agli Oscar del 2017. Inoltre, il film segna il ritorno in patria e dietro la macchina da presa di uno dei più rappresentativi registi del nuovo cinema coreano, Kim Jee-won, reduce da una non soddisfacente trasferta americana con il divertente e non compreso The Last Stand – L’ultima sfida (in conferenza stampa il regista confesserà poi che tanto lui quanto l’amico Park Chan-wook, ritornati in patria, si sono abbracciati commossi per aver finito quell’esperienza).

Kim Jee-Woon - The Age of Shadows locandinaThe age of shadows è un intricatissimo gioco di spie che vede al centro di tutto un noto gruppo rivoluzionario che negli anni 20 combatteva con le bombe l’imperialismo giapponese per l’indipendenza della Corea. Protagonista della storia un poliziotto coreano al servizio dei giapponesi e interpretato da Song Kang-oh (volto noto del cinema locale e già sodale del regista per il bellissimo Il buono, il matto, il cattivo del 2008), figura “a metà” tra le due fazioni (Kim jee-Woon in CS dirà che “rappresenta in un certo senso la schizofrenia che vive il paese oggi con la divisione territoriale”) e che inevitabilmente si troverà a fare la spia interna per i rivoluzionari. Per circa la prima metà assistiamo a un gioco di “talpe” non così dissimile da quanto visto in Infernal Affairs, tra spie infiltrate nei rivoluzionari e spie nella polizia, un intreccio che culminerà in una clamorosa e splendida sequenza ambientata in un treno che risulta essere un po’ l’apice assoluto dell’intera ora. In questa prima metà il regista sembra ritrovare la grandezza che ha contraddistinto un po’ il suo cinema sempre a cavallo tra puro genere (l’adrenalinica sequenza iniziale sembra quasi un film di ninja) a una spettacolarità decisamente più “classica” (da grande appassionato del nostro cinema, dirà esplicitamente in conferenza di aver avuto ben in mente il film La conversazione di Bernardo Bertolucci). La fascinazione così accorata non viene nascosta mai, tant’è che nonostante un numero abbastanza complesso di personaggi che vengono messi in gioco è chiarissima e netta la divisione tra “buoni” e “cattivi” annullando così ogni senso di ambiguità e sposando una intransigente e particolare via a senso unico.

Lo stesso Kim Jee-woon, nella conferenza stampa tenutasi dopo la proiezione, non ha nascosto la fascinazione che personalmente aveva in gioventù per questo gruppo (“Molti coreani ancora subiscono la fascinazione del Giappone. Questo gruppo era uno dei più sanguinari, il Giappone lo temeva e io volevo rendergli il giusto omaggio”), ribadendo anche che questo tipo di film potrebbe piacere tanto alla Corea del Sud quanto a quella del Nord e infatti il poliziotto protagonista nella seconda parte del film sposerà fino all’estremo sacrificio la lotta armata contro l’imperialismo giapponese in una resa dei conti sulle note del Bolero di grande fascino. E’ in questa seconda parte di film che Kim Jee-woon si dilunga forse un po’ troppo andandosi a incartare su una serie di piccoli epiloghi tutt’altro che indispensabili e che sembrano solo stare a ribadire quanto già espresso chiaramente nelle ore precedenti. Ed è questa difficoltà ad essere sintetici che alla fine va ad annacquare, senza comunque portare alcun danno nella riuscita complessiva della storia, questo potentissimo e azzardato blockbuster militante che può vantare al suo interno momenti splendidi che anche presi singolarmente valgono l’intera visione del film.

The Age of shadows a conti fatti apre un nuovo capitolo produttivo per il sempre più interessante cinema coreano, che tra produzioni Netflix e definitivo sdoganamento del suo linguaggio si sta facendo sempre più spazio nell’immaginario mondiale, sorprendendo per la coraggiosa intransigenza nazionalista con cui si pone al mondo ma soprattutto riportandoci al massimo dello splendore un autore di razza che con il prossimo lavoro, l’adattamento del film d’animazione Jin-Roh – Uomini e lupi, farà ancora parlare a lungo di sé.

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[KFF 2017] Incontro con Kim Jee-woon + recensione The Age of Shadows
Titolo
[KFF 2017] Incontro con Kim Jee-woon + recensione The Age of Shadows
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Ospite al Korea Film Fest di Firenze, il regista ha presentato la sua ultima fatica, una potente spy story che lo ricolloca tra i grandi autori coreani contemporanei
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