8 aprile 2016

L’inseguitore: José Muñoz, Tito Faraci e Paolo Tognetti ci presentano la nuova edizione del racconto di Julio Cortázar

L’illustratore argentino ha raccontato il processo creativo che l’ha portato a realizzare le tavole che da oggi vanno a impreziosire ulteriormente l’opera letteraria

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8 aprile 2016
L'inseguitore José Muñoz, Tito Faraci e Paolo Tognetti nuages

In occasione della presentazione della nuova edizione illustrata di L’inseguitore (El perseguidor), celebre racconto di Julio Cortázar pubblicato per la prima volta nel 1959 nella raccolta Le Armi Segrete, eravamo presenti presso la Galleria Nuages di Milano all’incontro a quattro con l’autore delle tavole José Muñoz, il celebre sceneggiatore di fumetti Tito Faraci, Marco Cassini, fondatore e direttore editoriale della casa editrice SUR e lo scrittore Paolo Tognetti.

L'inseguitore José Muñoz, Tito Faraci e Paolo TognettiPer primo ha preso la parola Cassini, che partendo dalla propria esperienza alla conduzione di una giovane casa editrice specializzata in letteratura sudamericana, ha introdotto la nuova edizione illustrata. Anzitutto ha spiegato che L’inseguitore è uno dei più importanti racconti di uno dei più grandi scrittori argentini, che lo ha dedicato alla figura del celebre sassofonista Charlie Parker, qui rappresentato sotto mentite spoglie. Parlando specificamente della versione pubblicata da Sur, Cassini ha poi sottolineato l’importanza delle tavole di Muñoz (i cui originali sono ben visibili sulle pareti della galleria Nuages), che conferiscono a quest’ultima edizione un particolare valore, impreziosendola. Infatti, se L’inseguitore secondo lo scrittore argentino era “un piccolo Rayuela (romanzo del 1963 che rappresenta una delle più alte vette della sua produzione), Cassini ha dichiarato che, grazie alla nuova veste arricchita dalle evocative illustrazioni in bianco e nero è possibile affermare in questo caso che sia ora Rayuela a essere divenuto un piccolo Persecutore.

L'inseguitore José Muñoz, Tito Faraci nuagesE’ poi stato il turno di Tognetti, che si è concentrato sul racconto dal punto di vista eminentemente letterario, fornendoci un’interpretazione. Lo scritto si concentra sugli ultimi giorni di vita di Charlie Parker, che nel libro è impersonato dal suo alter ego Johnny Carter; la narrazione si dipana tramite una serie di incontri avvenuti in una casa, un locale, durante sessioni di registrazione in studio e così vi,a e vedono contrapporsi un musicista ormai stremato dalla vita che conduce e uno scrittore invece molto lucido. E’ strutturato così un iter in cui si alternano conversazioni che vanno dal quotidiano al delirante, stato dovuto alle condizioni fisiche dell’artista e alle sostanze stupefacenti di cui fa uso. In tale dinamica diegetica essenziale è il modello del narratore che indaga e racconta una personalità misteriosa, desunta in primo luogo da Cuore di tenebra di Conrad. Esiste in tale ambito una personalità ordinante che cerca di comprendere e definire un alter sfuggente, ovvero una controparte affascinante, misteriosa e al limite della follia, che la voce narrante che cerca di definire razionalmente i fatti, risultando in tal maniera assimilabile a noi lettori e in cui perciò è possibile riconoscerci. Altro elemento dominante del racconto è legato, secondo Tognetti, alla grande passione di Cortázar per il Jazz, per cui questo potrebbe anche essere un omaggio al genere, “quasi una lettera d’amore a un suo mito”. Ci sono poi altri possibili livelli interpretativi, in questo racconto, come in Cuore di tenebra, e uno dei più interessanti è che siano messi in scena non due personaggi, ma due personalità di uno stesso soggetto. Infatti l’autore, che aveva trattato a livello critico i propri racconti fantastici, ossia una delle sezioni più rilevanti del proprio corpus, definiva il momento della loro stesura come in uno stato di nevrosi, a cui nella scrittura era data forma e in cui veniva liberato da qualcosa di tormentoso. Allo stesso modo, il Jazz, centrale nel racconto, lo affascina per il suo carattere istintivo, a cui si somma quello stato di trance e di sogno in cui il musicista si libera dalla parte razionale, e che lo porta, suonando, a trascendere in un altro stato di coscienza, rappresentando un primo punto di contatto con la scrittura dei racconti fantastici. Inoltre, se in questi ultimi l’orologio, quando cessa di funzionare, è spia di un abbandono dalla sfera reale per un’altra dimensione, anche quando Parker inizia a suonare il tempo viene meno. Si giunge quindi a un parallelo tra Cortázar stesso, come uomo diviso in due dimensioni, e i due personaggi, che divengono allora concretizzazione dei due differenti poli in cui è diviso, l’uomo che sogna, ossia il musicista, e il biografo, ovvero l’uomo sveglio, e entrambe le sfere possono essere interpretabili come due elementi della sua stessa essenza.

L'inseguitore José Muñoz, Tito Faraci e Paolo Tognetti nuages milanoMuñoz, che ha dato vita a una serie di evocative immagini per l’edizione SUR di L’inseguiotore, ha invece parlato della propria esperienza personale e creativa e del suo legame con Cortázar. Quest’ultimo, ha raccontato, abitava vicino alla sua casa di famiglia a Buenos Aires, a 600-700 metri, e ha costituito per la sua generazione un’influenza imprescindibile, dacché, come ha asserito, con la sua tipica inflessione argentina: “ci ha illustrato sensibilmente, immaginativamente, giovanilmente, poeticamente e ha anche tentato di illustrarci politicamente“. E’ certo possibile affermare che sia stato per Muñoz, come per molti altri suoi coetanei, elemento fondamentale e fattore determinante dell’intemperie culturale che respiravano e fonte, almeno in parte, delle loro peculiarità figurativo-estetiche, ossia di quegli strumenti necessari per tradurre le proprie emozioni, quali esempio il bianco e nero nella loro contraddizione. Non stupisce perciò l’affermazione dell’artista argentino: “sono arrivato a illustrare Cortázar perchè lui ha illustrato noi“. Autore imprescindibile per la formazione, è stato non solo fondamentale per la trasformazione della società argentina, ma è stato anche capace di esplorare gli abissi più neri della psiche, trasmettendogli una lezione essenziale che ha lo accompagnato in gioventù e non solo.

Se dunque l’opera di Cortázar è stata per la formazione di Muñoz importantissima, per ciò che concerne il lungo iter di illustrazione del suo racconto, l’illustratore ha spiegato che “si parla di Jazz, si parla di bianco e nero e dell’estrema, sensuale eleganza di quella musica e di quelle voci, di quelle luci e ombre” tutti aspetti che si legano “a quel passato di bianco e nero che mi ha formato come disegnatore“. Il processo tuttavia non è stato affatto lineare, o semplice, ma è stata una lunga elaborazione a ritmo sincopato, in una stesura irregolare e basato su scelte, non solo di cosa illustrare, ma anche di cosa negare ed eliminare. “Ero a Parigi nel 2006” ha ricordato Muñoz su domanda diretta del moderatore Faraci, “quando ho iniziato a disegnare la prima tavola”; tuttavia presto il disegnatore argentino è stato colto da una sorta di blocco creativo e la profondità di Cortázar l’ha portato a sprofondare “in una penetrante paralisi” che non cessava; “un disegno in particolare mi ha guardato per mesi dal tavolino” ha spiegato “è durato quasi un anno”, in una combattuta dinamica in cui la razionalità deve rapportarsi alla spinta dell’estasi irrazionale. Sebbene travagliato, il percorso ha condotto infine ad una appropriazione del racconto cortazariano, che è stata possibile trovando “un sentiero di immagini” attraverso cui Muñoz, quale “lettore che disegna” ha potuto “trovare dentro la figurazione emozioni simili” alle parole raffigurate in immagini. Utilizzando una metafora musicale, visto il contesto, ha spiegato: “Tu ti appoggi a un paio di armonie e dopo canti la tua canzone, che ha a che vedere con la canzone precedente“. In questo modo si sono fusi differenti ingredienti come “la soggettività, l’intensità dell’Argentina politica e jazzistica, il tango…”, tutto questo “si raggrumava” e “partendo dalla tua lettura soggettiva, tu compi delle scelte”, ossia quelli che sono “i momenti nei quali tu ti senti di affacciarti con un’immagine”. E così è nata questa preziosa opera che è ora disponibile nelle librerie.

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L'inseguitore: José Muñoz, Tito Faraci e Paolo Tognetti ci presentano la nuova edizione del racconto di Julio Cortázar
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L'illustratore argentino ha raccontato il processo creativo che l'ha portato a realizzare le tavole che da oggi vanno a impreziosire ulteriormente l'opera letteraria
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Il Cineocchio
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