2 luglio 2017

[recensione] 2:22 – Il destino è già scritto di Paul Currie

Michiel Huisman e Teresa Palmer sono i protagonisti di un thriller che sceglie la strada più facile invece di provare a dire qualcosa di originale su un argomento senza dubbio intrigante

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2 luglio 2017
222 destino scritto

Che crediate nel Destino o nelle semplici coincidenze, il thriller 2:22 – Il Destino è già Scritto (2:22) del regista australiano Paul Currie – dietro la mdp per la prima volta da One Perfect Day del 2004 – è soltanto l’ultimo dei film anche ultimamente stanno in qualche modo affrontando l’idea di una storia che si ripete (seppur in modo differente da Prima di Domani o Auguri per la tua morte), declinata in precedenza in pellicole sci-fi come Edge of Tomorrow – Senza domani o comiche come il classico Ricomincio da capo, dove però il fulcro era il loop temporale.

222 destino scritto PosterMichiel Huisman è Dylan, un controllore del traffico aereo che sa che esistono dei modelli ripetuti/ripetitivi nella vita, come afferma chiaramente nella severa voce fuori campo in apertura. Questa consapevolezza lo aiuta a svolgere il suo non semplice lavoro, ‘trovare ordine nel Caos’, che affronta con capacità prodigiose, quasi infallibili (ovviamente si è laureato col massimo dei voti ecc. ecc.), ma il problema è che tali schemi iniziano a manifestarsi all’improvviso anche al di fuori dell’aeroporto, nella quotidianità. Dopo le prime avvisaglie, a cui non viene dato troppo peso, pedalando verso la Grand Central Station di New York una mattina, nota che diverse persone stanno facendo le stesse cose nello stesso preciso ordine – alcune donne ridono, un uomo chiede “posso aiutarla?”, il suono di un clacson ecc. E’ soltanto la routine della megalopoli o c’è invece qualcos’altro? Ancora più strano, vede comportamenti affini anche dentro la Grand Central Station – coppiette che si abbracciano, una donna incinta, un gruppo di ragazzini in gita scolastica – ed esattamente, sempre alle 2:22, come le altre volte, scatta un qualche tipo di malfunzionamento generale nella struttura, con vetri che si frantumano e luci che oscillano.

Se si potrebbe pensare che il film decida di esplorare l’affascinante idea che esistano veramente degli schemi prestabiliti che determinano le nostre esistenze, si scegli invece purtroppo la strada della sciapa storia d’amore tra i due bellocci di turno. Assistiamo quindi al classico primo incontro, in cui Dylan conosce la gallerista Sarah (Teresa Palmer), che viaggiava su un aereo che lui ha quasi fatto schiantare contro un altro sulla pista. A sottolineare la pochezza della sceneggiatura di Todd Stein e Nathan Parker (Moon), lo scambio di battute che fa scoccare la scintilla tra i due suona più o meno: “Ero su quel volo.” “Ti ho quasi uccisa”. “No, mi hai salvata” … Più tardi, il gelosissimo artista quasi fidanzato di Sarah, lo stereotipatissimo Jonas (Sam Reid), mette addirittura in piedi una mostra di luci olografiche che replicano esattamente nel dettaglio … le situazioni esatte vissute da Dylan! L’uomo sta forse impazzendo? Quello che ha notato ogni giorno è soltanto una coincidenza, un possibilità su miliardi ci combinazioni possibili? Non bastasse, da qui si apre anche una sottotrama che coinvolge una strage avvenuta 30 anni prima proprio alla Grand Central Station. Currie dimostra di avere occhio e sa costruire sequenze visivamente intriganti, ma non la capacità di far convergere tutti gli spunti in qualcosa di davvero accattivante o poco scontato.

222 destino scritto filmCome in Number 23 di Joel Schumacher o Segnali dal futuro di Alex Proyas (curiosamente anche lui nativo della terra dei canguri, come lo sono la sua protagonista Rose Byrne e la Palmer …), 2:22 infrange una regola non scritta sulle coincidenze nei film, in cui se i dettagli dello script sono resi tanto palesi, naturalmente emergeranno dei modelli precisi, fugando ogni possibile esitazione. Man mano che i minuti passano e si crea un disegno di quello che sta accadendo sullo schermo, sorge il dubbio che stia succedendo solo perchè è così che è stata impostata la sceneggiatura, ovvero rendere palese il solido meccanismo ‘ad orologeria’ della scrittura. Arrivati a metà, lo spettatore continuerà probabilmente la visione meramente per vedere se, in ultima analisi, tutto avrà effettivamente un senso. Resta a voi scoprirlo e trarne le debite conclusioni.

Venendo ai protagonisti, 2:22 non si preoccupa troppo di esaltare le doti non meramente fisiche dell’affascinante Huisman, limitandosi a puntare tutto sui suoi sguardi sornioni e strappamutande, regalati grossomodo in ogni occasione. Come gli altri esseri umani del film, il suo personaggio è una figurina monodimensionale, che attraversa i 100′ senza grande convinzione. Più cominciano a emergere le stranezze del mondo che lo circonda, più lui sembra limitarsi a mettersi in posa piuttosto che incuriosirsi o porsi delle doverose domande, tra l’altro senza aggiungere nemmeno un briciolo di senso dell’umorismo al mix, che avrebbe aiutato a stemperare il clima generale di un’opera molto più leggera di quello che sembra. Tuttavia, se siete fan del Trono di Spade potrete tranquillamente sorvolare su questo aspetto (stesso discorso vale per gli ammiratori della Palmer, altrove messa nelle condizioni di mostrare meglio le sue qualità attoriali).

222 destino scritto PosterNonostante la carne al fuoco, l’intero primo atto poi si limita sostanzialmente a descrivere il lavoro di Dylan come controllore del traffico aereo, con lodevole dispendio di particolari e precisione nella ricostruzione di quell’ambiente, minutaggio però inutilmente ridondante che serve esclusivamente a sottolineare quanto sia cool il protagonista. Il montaggio estremamente serrato rovina poi tutta la tensione che si viene a creare durante alcune telefonate o quando ad esempio Dylan sta correndo su un taxi scansando incidenti per alcuni millisecondi. La mancanza di spessore intellettuale viene infine ulteriormente calpestata dall’assurda volontà di spiegare ogni collegamento chiave a voce alta da parte di Dylan, che a un certo punto, non contento, arriva a scrivere su un foglio di carta “2:22 – BOOM” in previsione di quello che accadrà nel futuro prossimo. Semplice, ma efficace no?

In definitiva, 2:22 è un film accettabile per i valori produttivi indubbiamente consistenti, che può valere una visione da parte di chi ha in qualche modo apprezzato le pellicole citate in precedenza, ma che certo non rimarrà negli annali del sottogenere o accontenterà chi cerca un prodotto originale che vada oltre una superficiale disamina dell’argomento, da non prendere in modo troppo letterale o seriamente.

Di seguito il trailer italiano di 2:22 – Il Destino è già Scritto, nei cinema dal 29 giugno:

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[recensione] 2:22 - Il destino è già scritto di Paul Currie
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Michiel Huisman e Teresa Palmer sono i protagonisti di un thriller che sceglie la strada più facile invece di provare a dire qualcosa di originale su un argomento senza dubbio intrigante
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Il Cineocchio
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