2 febbraio 2017

[recensione] 7 minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona

Il regista spagnolo confeziona uno dei rari film che affrontano i misteri dell’infanzia senza soccombere alla sdolcinatezza spinta, grazie anche all’ottima prova dell’esordiente Lewis MacDougall

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2 febbraio 2017
a monster calls bayona

J. A. Bayona ha colto appieno il potere manipolatorio del cinema con il suo brillante esordio, l’elegante e terrificante horror del 2007 The Orphanage (El Orfanato). Ha cambiato poi le modalità, con risultati molto meno soddisfacenti, per The Impossible nel 2012, un ritratto sdolcinata di una famigliola nell’Indonesia sconvolta dal noto tsunami.

Per il suo terzo film – e ultimo prima di entrare nell’arena dei blockbuster campioni d’incassi per il seguito di Jurassic World – il regista di Barcellona trova un soddisfacente equilibrio tra i suoi primi due tentativi, contaminando gli elementi tipici di una fiaba gotica con quelli più diretti e crudi di un dramma sentimentale sul cancro. 7 minuti dopo la mezzanotte (A Monster Calls) efficace adattamento dell’omonimo romanzo di Patrick Ness del 2011, vede un ragazzino britannico di 12 anni far fronte alla morte imminente di sua madre immaginando una creatura fantastica che lo guidi attraverso il dolore. Si tratta di uno scenario toccante e così ben recitato e cucito con effetti speciali di altissimo livello che anche i suoi momenti più ovvi fanno breccia.

a monster calls posterNess, che ha fedelmente adattato il proprio romanzo young adult per la sceneggiatura, avvolge i pezzi più fantasiosi della storia in un piacevole e inatteso grado di ambiguità. Non è mai del tutto chiaro se il triste Conor (Lewis MacDougall) veda durante la notte nella realtà una colossale versione vivente dell’albero di tasso che si trova fuori dalla sua casa, o se la creatura minacciosa (doppiata con un rombo basso e distorto da Liam Neeson, che compare con la sua faccia in un Easter Egg ai limiti dell’invisibile alla fine) emerga solo nei sogni del ragazzo.

In entrambi i casi, si tratta di uno spettacolo da ammirare, una massa gigantesca di radici affusolate e rami che formano gli arti mentre l’essere scruta dall’alto Conor attraverso gli occhi rosso sangue. Rispetto agli effetti da cartone animato del recente Il GGG – Il grande gigante gentile di Steven Spielberg, questo mostro è decisamente minaccioso, un massiccio terrore che suggerisce cosa potrebbe accadere se Groot di Guardiani della Galassia assumesse steroidi e vagasse in Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro. Tuttavia, l’enigma di Conor mette A Monster Calls in parentela più stretta con Big Fish di Tim Burton, un’altra pellicola che si confronta con la morte attraverso il fantasy.

Ma anche Conor resiste a questa tentazione in un primo momento, scrollandosi di dosso l’insistenza del mostro che vuole raccontargli tre storie al di fuori della finestra della sua camera mentre la madre (Felicity Jones) si sforza di nascondergli la malattia terminale. I racconti però arrivano, in una serie di splendide animazioni che fondono tecnica ad acquerello ed effetti in stop-motion per aumentare la qualità ultraterrena del film. In un primo momento, Conor non sa cosa farsene delle fiabe del mostro, soprattutto quella su un regno dilaniato da una strega nefasta, poichè la morale è ben poco chiara. Con il tempo, si rende però conto che è proprio quello il punto: il desiderio di una giustificazione pulita è l’atteggiamento sbagliato quando si devono affrontare le difficoltà della vita. “Alla gente non piace quello che non capisce“, dice il vegetale oversize a Conor, cogliendo la ragione della sua frustrazione.

Le esperienze di Conor con il mostro sono un duro contrasto con la fredda realtà che deve affrontare a scuola, dove un bullo (James Melville) lo picchia regolarmente nel cortile della scuola. Le cose non vanno molto meglio in casa, dove Conor deve cercare di andare d’accordo con la severa nonna (Sigourney Weaver, in un ruolo insolitamente pomposo caratterizzato anche da un falso accento). Il padre (Toby Kebbell), che vive in America dopo la separazione avvenuta molto tempo prima, compare all’improvviso per aiutare a consolare Conor, riuscendo solo ad aggravare le sue frustrazioni. Nonostante le sequenze più appariscenti, ci troviamo davanti a una routine piuttosto classica del coming-of-age, portata avanti dall’esordiente MacDougal con una tenerezza che ancòra la vicenda a un autentico arco emotivo. Descritto dal mostro come “troppo vecchio per essere un bambino, troppo giovane per essere un uomo,” la performance di Conor deve molto alla capacità dell’attore di evitare qualsiasi stridore quando la storia lo invita a scagliarsi contro i più grandi.

a monster calls bayona felicityA volte, A Monster Calls ha una qualità affrettata, quando descrive il comportamento di Conor, mentre riceve gli aggiornamenti più cupi sulla madre e si lamenta per l’intromissione degli altri adulti nella sua vita. Tuttavia, Bayona eccelle nel lasciare che i momenti spettacolari guidino lo spettacolo. Mentre il ragazzino si avvicina sempre più a confrontarsi con le sue emozioni represse, la pellicola fa emergere a un livello inquietante la possibilità che lui potrebbe dover affrontare un tracollo psicologico. Abbracciando la piena allegoria nel finale, A Monster Calls può contare su una prova di forza soprannaturale che deve tutto alla voce tonante di Neeson, ma Bayona bilancia questi momenti drammatici attenuandoli, e il risultato è una conclusione particolarmente forte e priva di parole.

A Monster Calls – che in Italia arriverà nei cinema solo il 18 maggio, probabilmente con il titolo 7 Minuti dopo la Mezzanotte – rappresenta curiosamente il terzo film del 2016 caratterizzato dal rapporto tra un bambino e una creatura di fantasia, formando con Il GGG e il reboot di Il Drago Invisibile di David Lowery una trilogia di racconti sull’interazione tra esperienze drammatiche e immaginazione. Considerando con quanta facilità un soggetto del genere potrebbe risultare oltremodo sdolcinato, è particolarmente degno di nota che Bayona eviti l’eccesso. Il mostro potrebbe o meno essere una metafora, ma in entrambi i casi lascia nello spettatore un’impressione forte. Ora si può solo sperare che il regista catalano, in procinto di passare nell’universo pieno di paletti e restrizioni di Hollywood, saprà portarsi dietro almeno un po’ di questa capacità.

Di seguito il trailer ufficiale di 7 minuti dopo la mezzanotte, nei nostri cinema dal 18 maggio:

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[recensione] 7 minuti dopo la mezzanotte di Juan Antonio Bayona
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Il regista spagnolo confeziona uno dei rari film che affrontano i misteri dell'infanzia senza soccombere alla sdolcinatezza spinta, grazie anche all'ottima prova dell'esordiente Lewis MacDougall
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