20 giugno 2017

[recensione] Bedevil – Non installarla di Abel Vang e Burlee Vang

Una pessima Saxon Sharbino è protagonista dell’ennesimo teen horror sulla tecnologia di cui non si sentiva il bisogno

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
20 giugno 2017
bedevil non installarla film

La tecnologia è ultimamente un’inesauribile fucina d’idee per dei teen horror a basso costo, e di livello discutibile, incentrati su adolescenti intenti a combattere con pericoli umani e sovrumani da essa discendenti; l’ultimo della lunga e infausta lista? Si tratta di Bedevil – Non installarla (Bedeviled) di Abel Vang e Burlee Vang.

Numerosi sono infatti i titoli che di questi tempi cercano di attirare un giovane pubblico al grande schermo con la nefasta combinazione di molte fregnacce adolescenziali, poco sangue e in sottofondo magari una love story abbozzata; l’ultimo esempio è Nerve (la nostra recensione) di Henry Joost e Ariel Schulman, approdato testé nei cinema nostrani e che vede una timida Emma Roberts rischiare la vita in una letale corsa alla celebrità e alla conquista di follower in un gioco di gruppo online interattivo, degnamente l’hanno preceduto da una sequela di film altrettanto pessimi, quali Recovery (in italiano tradotto con il peculiare titolo Ritrovamento) di Darrell Wheat, Unfriended di Levan Gabriadze o Friend Request di Simon Verhoeven. Ordunque, non si sentiva certo la necessità dell’ennesimo teen movie su un gruppo di ragazzini petulanti che tra un afflato di esistenzialismo spiccio ante-approdo al college e un problemuccio di cuore, o di accettazione sociale, si trovano a dover combattere una minaccia in formato digitale, eppure a quanto pare la distribuzione autoctona intende ancora scommettere su tal tipo di prodotto, ormai già piuttosto ritrito.

Bedevil - Non installarla posterNello specifico, Bedevil – Non installarla risulta addirittura al di sotto della media, quale strano pastiche che vede antagonista una luciferina e non definita entità, che gravita nell’etere e usa i cellulari qual viatico al nostro mondo. La vicenda si apre difatti con la sventurata Nikki (Alexis G. Zall, Out of Reach) che viene aggredita da un’agghiacciante creatura – o almeno tale dovrebbe essere – ossia Mr. Bedevil (Jordan Essoe, Towheads) e muore di crepacuore. Subito dopo la sua prematura e tragica dipartita, gli amici più stretti, la biondissima Alice, incarnata da Saxon Sharbino (Poltergeist), Haley (Victory Van Tuyl, Marvin Marvin), Dan (Brandon Soo Hoo, Ender’s Game), Carson Boatman (You Can Play) e il fidanzato Cody (Mitchell Edwards), ricevono dal telefono della defunta l’invito alla sottoscrizione di una misteriosa applicazione, e ovviamente accettano. All’apparenza un succedaneo di Siri, essa utilizza i dati dell’ignaro utente, insinuandosi nei profili dei social, nella rubrica e così via, per desumerne tutti i dati, non a scopi di marketing, ma per fini ben più funesti; Infatti una demoniaca entità infesta così i dispositivi mobili e, attraversi le informazioni fugate, mira a scovare le più oscure paure e quindi terrorizzare letteralmente a morte i loro proprietari, nella fattispecie gli sprovveduti protagonisti.

Molteplici sono dunque i passaggi poco chiari, si potrebbe asserire addirittura malamente affastellati alla rinfusa all’interno dell’horror. Anzitutto è la natura del mostro stesso a perplimere, una sottospecie di spirito malvagio che, per indefinite cause, utilizza quale portale la rete mobile, un po’ una versione più tecnologica della bambola al centro di Annabelle di John R. Leonetti, o della haunted hause in L’evocazione – The Conjuring (The Conjuring) di James Wan. Tuttavia quivi non sussiste alcuna forma di possessione, o esorcismo, il maligno è privo di alcuna definita natura e le origini sono ignote, come lo è d’altra parte la cagione per cui si faccia strada attraverso ai telefonini e non tramite un qualsiasi altro canale (sembra solo un mero modo per attrarre un’audience in età scolare con una tematica ritenuta accattivante). Il peggio, però, non risiede nella caratterizzazione pressapochista del demoniaco, la cui indeterminatezza potrebbe essere pur accettabile quale aura di mistero, ma nella caricaturale maniera in cui si palesa alle sue vittime: l’incorporeo carnefice si ciberebbe (anche qui l’aspetto non è approfondito come tutto il resto) della paura stessa e per ottenere il prezioso nutrimento si materializza nel mondo reale, prendendo le sembianze della peggior fobie del malcapitato. Proprio qui il culmine dalla viene raggiunto, quando la presenza infernale prende le svariate forme del terrore, da un orsetto deforme, ai pagliacci, a uno strano agente di polizia (in pieno giorno e in una centrale), a una singolare e fantasmatica donna giapponese, è tutto talmente grottesco da portare anche lo spettatore più impressionabile a ridere. Inoltra gli effetti concreti con cui le varie configurazioni sono messe in scena sono nettamente oltre il peggior B-movie; c’è da dire che compaiono di rado, mentre ogni violenza o uccisione sono fuori campo, il massimo a cui assistiamo è il fuggitivo urlante di turno che corre inseguito da un pessimo costume carnevalesco.

Bedevil - Non installarlaColpo di grazia, il cast scelto riesce ad annichilire il già scarsissimo potenziale del copione e della pellicola. I personaggi sono delle maschere senza alcuna sfumatura psicologica, adolescenti che passano dal lutto alla paura, alla fornicazione con una celerità di sbalzo umorale pari a quella di un bipolare. L’intensità già del tutto latitante nella sceneggiatura, è in ultimo affossata del tutto dagli interpreti selezionati, tra cui la Sharbino, che indubbiamente non brilla per abilità istrioniche o per resa della gamma delle umane emozioni, ma si limita a sbattere e sgranare i begli occhioni blu alla Van Tuyl, sua replicante se possibile ancor più vacua dal parrucco vagamente più scuro, ma equivalente per mimica, alle adeguate controparti maschili, Soo Hoo e Boatman; unico a non essere del tutto esecrabile è Edwards, in cui s’intravede un qualche barlume recitativo, e che infatti incarna il soggetto sagace dell’allegra combriccola.

Malriuscito sotto ogni aspetto, peraltro privo del tutto di gore o sequenze dalla pur minima atmosfera, Bedevil – Non installarla è solo un noioso susseguirsi di dialoghi senza alcuna profondità, gridolii di protagonisti indisponenti e il saltapicchiare di un’entità posticcia da una sequenza all’altra a casaccio.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano del film, nei cinema italiani a partire dal 28 giugno:

Articolo
Titolo
[recensione] Bedevil – Non installarla di Abel Vang e Burlee Vang
Descrizione
Una pessima Saxon Sharbino è protagonista dell'ennesimo teen horror sulla tecnologia di cui non si sentiva il bisogno
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento