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18 aprile 2017

[recensione BIFFF 35] Memoirs of a Murderer di Yu Irie

Il remake del coreano Confessions of a Murder riesce a concretizzare in modo vivido un paradossale caso mediatico, sebbene si perda nel finale

18 aprile 2017

Molteplici sono state nel cinema asiatico – nipponico in particolare – le declinazioni della detective story con al centro dell’indagine un serial killer, tratti da manga o con sceneggiature originali. Se si guarda al programma dei Festival del FEFF Udine e di Sitges del 2016, abbiamo immediatamente dei rappresentanti di tale tipologia: alcuni, come Museum di Keishi Ohtomo, hanno narrazioni più convenzionali e legami palesi con corrispettivi americani (quali Seven), altri, come Creepy di Kiyoshi Kurosawa, sono invece decisamente più singolari, anche se tutti condividono lo scontro tra un investigatore e uno psicopatico assassino, che pone in essere efferati delitti. In molti casi il canovaccio per questo tipo di film rischia di essere affetto da una certa ripetitività nello sviluppo, molto è già ormai stato mostrato e difficile è proporre qualcosa di nuovo e visionario, di stupire come face il visionario MPD Psycho (adattamento televisivo in sei episodi del 2000 dall’omonimo fumetto) ad opera di Takashi Miike.

Memoirs of a Murderer posterNon così travolgente, eppure in qualche modo intrigante, Memoirs of a Murderer (22 nenme no Kokuhaku: Watashi ga Satsujinhan desu) di Yu Irie, ripropone, con qualche deviazione, l’impalcatura del coreano Confessions of a Murder (Naega Salinbeom-ida) del 2012 di Jeong Byeong-Gil, soffermandosi in modo intelligente e approfondito sulle dinamiche mediatiche, sulla spettacolarizzazione del macabro e sugli aspetti etici e legali connessi alle due istanze. Affine difatti per idea all’originale, ma molto più estesa in quanto a trattazione della stessa, la trama segue il detective Makimura (Hideaki Ito), che anni addietro, nel 1995, aveva condotto le indagini su quelle che ai tempi era stato definito lo “Strangolatore di Tokyo”, senza mai riuscire tuttavia ad arrestarlo. A distanza di 22, nel 2017, il caso è caduto in prescrizione e, fa la sua sconvolgente comparsa in una conferenza stampa proprio l’omicida, Masato Sonezaki (Tatsuya Fujiwara) che, consapevole di non essere più perseguibile, dichiara pubblicamente davanti alle telecamere di essere il colpevole e rivela il suo libro, “Memoirs of a Murderer” per l’appunto, che altro non è se non una lunga confessione.

Interessante, più di tutto è proprio la riflessione su un caso limite in cui la legge è incapace di punire un reo confesso solo perché dal suo crimine è passato un certo lasso di tempo. Si pone spontaneo il quesito: che giustizia può reggere la società se non v’è castigo perfino per l’omicidio? In assoluto, come in relazione alle vittime e ai loro cari, la giurisprudenza mostra allora le sue falle, le sue imperfezioni, dando il fianco a chi ne sa sfruttare le carenze. La critica non si limita a tale aspetto, il paradosso si fa ancor più acuto quando vengono riprodotte le reazioni dei mezzi di comunicazione, come del loro pubblico. Attratti dalla sete di sangue, ambedue cadono in questo circolo vizioso esibito sapientemente dal regista in uno sviluppo frammentario, in cui sono inserite riprese da reportage e interviste dal vivo in stile mockumentary, scritte in sovrimpressione e comparsate televisive dello scrittore/killer che danno una nota vivida al racconto.

Memoirs of a MurdererLa macchina della messa in scena mediatica, l’operazione spregiudicata che porta al successo del libro, subito divenuto un best seller, fanno riflettere sui meccanismi che sono constatabili anche nella nostra quotidianità, in un duplice approccio metafilmico e metatelevisivo, in cui si vedono altresì i retroscena dei programmi e quanto sta a monte della creazione della trasmissione di notizie. Ne è esempio sommo la prima apparizione di Sonezaki, ancor più il reality show che lo vede coinvolto in uno scontro con il poliziotto e con un misterioso individuo mascherato, che mette in discussione la reale paternità dei crimini;  ne viene fuori un ritratto grottesco quanto realistico, parodia pungente di tale tipo di programmazione televisiva, nonché alle celebrità e non che vi prendono parte in cerca di fama. In ultimo, a tal riguardo, è da sottolinearsi che sia il quesito moralecome la copertura mediatica, ricordano in maniera non indifferente quanto già visto in Death Note, manga culto di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata da cui sono stati tratti tra gli altri una serie animata, videogame e film live action; lì differentemente la domanda etica si poneva se fosse lecito uccidere dei noti criminali, avendone la possibilità semplicemente scrivendone il nome.

Non altrettanto entusiasmante è invece l’indirizzo che viene conferito alla detective story, che cerca di destreggiarsi tra note patetiche, in particolare la violenta e oscura morte della sorella di Makimura, il continuo inseguimento tra il suddetto e l’omicida, tra presente e passato, tra televisivo e reale, in ultimo con un paio di colpi di scena un po’ troppo ad effetto e forzati (di cui è impossibile parlare senza ricadere in spoiler) che riguardano il killer stesso. Così a tre quarti del minutaggio viene abbandonata la via maestra e si fornisce una svolta certo inaspettata, che spiazza chi sta guardando, ma che al contempo fa perdere un po’ di mordente alla tensione finora costruita, aggiungendo un particolare ex abrupto e una componente lacrimevole che stridono con l’insieme molto più cinico. L’incastro narrativo regge comunque, almeno finché non si giunge all’epilogo davvero deludente, in cui le motivazioni e la psicologia dell’assassino risultano abbozzate e poco credibili.

Transigendo tuttavia sulle suddette imperfezioni e concentrandosi sulla vena più satirica, Memoirs of a Murderer ci propone differenti spunti riusciti, realizzando una disamina che indaga in maniera non banale e con disincanto sulle criticità dei media e della legislazione, applicabili al Giappone e non solo..

Di seguito potete trovare il trailer ufficiale:

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[recensione BIFFF 35] Memoirs of a Murderer di Yu Irie
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[recensione BIFFF 35] Memoirs of a Murderer di Yu Irie
Descrizione
Il remake del coreano Confessions of a Murder riesce a concretizzare in modo vivido un paradossale caso mediatico, sebbene si perda nel finale
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Il Cineocchio
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