26 aprile 2017

[recensione BIFFF 35] Nails di Dennis Bartok

Il regista irlandese esordisce con un horror che getta al vento le buone premesse a causa di una sceneggiatura spicciola e pressapochista che dissipa il potenziale fornito dal boogeyman del titolo

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26 aprile 2017
nails film bartok

Una squallida location ospedaliera. Una protagonista costretta in un letto, completamente impotente e vulnerabile. Un villain mostruoso e implacabile. Sembrerebbero gli ingredienti giusti per un buon horror low budget, forse addirittura per un film in grado di dare avvio a una saga basata sul personaggio del titolo vero? Invece, Nails del regista irlandese esordiente Dennis Bartok spreca malamente tutti e tre gli elementi chiave che avrebbero dovuto assicurare il suo successo.

dennis-bartok-nails-locandinaL’unica nota positiva del film è Shauna Macdonald (The Descent – Discesa nelle tenebre), che interpreta la protagonista Dana Milgrom, confinata all’interno di un stanza dell’ospedale più scalcinato e a corto di personale medico delle isole britanniche (tanto che quando la luce comincia a traballare nessuno ci fa troppo caso), dopo essere stata investita da una macchina mentre faceva jogging. Non solo è completamente paralizzata dalla vita in giù, ma il buco nella sua gola indica che può comunicare col mondo soltanto digitando le parole su un duplicatore vocale. La prima notte dopo il risveglio dal coma in cui era sprofondata, Dana giura che qualcuno sia entrato nella sua stanza, ma il solo e unico inserviente dell’ospedale (!), Trevor (il comico Ross Noble), assicura che non è possibile, in quanto nessuno dei pazienti sul suo piano è in condizione di lasciare il proprio letto. Eppure, notte dopo notte, la donna viene minacciata sempre di più da una presenza, inizialmente del tutto invisibile, che gradualmente si rivela come “Nails” – il curioso soprannome non è casuale naturalmente -, lo spettro di un ex membro del personale (Richard Foster-King) che si è tolto la vita anni addietro dopo aver ucciso cinque bambini. Con Nails che si palesa soltanto a lei, riuscirà Dana a convincere il suo scettico marito (Steve Wall), poco più di una figurina, e l’amministrazione ospedaliera del pericolo che sta correndo o verrà dichiarata pazza?

L’horror segue una struttura narrativa non diversa da opere come Paranormal Activity, con una minaccia paranormale che subdolamente si insinua di notte e la protagonista che trascorre le giornate cercando di capire il modo per porvi fine. Purtroppo, qualitativamente parlando, queste sequenze sono letteralmente come il sole e la Luna. I momenti in cui Dana viene molestata dal demone sono infatti abbastanza efficaci, in gran parte grazie alla Macdonald, che riesce restituire adeguatamente la propria spiacevole condizione fisica.  Il grosso problema è che questi momenti (leggermente) più tesi sono incorniciati da scene diurne scritte davvero malamente da Tom Abrams, con la storia del boogeyman svelata attraverso un scambio incredibilmente grezzo e un’esposizione che azzerano assolutamente ogni possibile climax. Gli attori sono costretti a recitare battute ai limiti dell’amatoriale, con la Macdonald che tutto sommato può considerarsi fortunata ad essere depositaria di un personaggio praticamente muto per tutti gli 85′ di durata. Una sottotrama che vorrebbe lasciare intendere la relazione extraconiugale di suo marito con una donna più giovane (Muireann D’Arcy) viene poi presentata in modo così goffo e approssimativo da risultare ridicola, e come nella gran parte dei film dell’orrore più dozzinali, i personaggi si comportano sempre nel modo più irrealistico possibile quando si trovano di fronte a un pericolo, senza parlare dei momenti finali, gloriosamente ridanciani.

nails film shaunaVenendo al villain in sè, si tratta di una sorta di incrocio tra il Freddy Krueger di Nightmare (citato peraltro apertamente) e la Samara di The Ring, vista la sua incomprensibile capacità di apparire a piacimento da schermi televisivi e del computer, che giustizia i malcapitati – quando finalmente decide di scatenarsi, ovviamente dopo la grande ‘rivelazione’, perchè farlo prima sembrava inopportuno – in modi inspiegabili (forse rompendogli il collo?). Realizzato attraverso una combinazione comunque riuscita di effetti speciali e trucchi pratici (in un character design che ricorda quello dei vampiri di 30 Giorni di Buio disegnati da Ben Templesmith), rappresenta un bel cambiamento rispetto ai demoni derivativi ​​che si vedono nella maggior parte degli horror con pochi fondi e la videocamera di Bartok esplora come meglio può i recessi oscuri dei corridoi abbandonati della struttura.

In definitiva, pur stagliandosi visivamente sopra la media della maggior parte di questo tipo di prodotti provenienti da Oltremanica, con il direttore della fotografia James Mather che si muove bene tra luci e ombre e Bartok che dimostra un certo talento, sarebbe servito ben altro script per vendere in modo convincente la sua intrigante premessa. Così ci si trova davanti soltanto a un’altra pellicola usa e getta.

Di seguito il trailer originale:

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[recensione BIFFF 35] Nails di Dennis Bartok
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Il regista irlandese esordisce con un horror che getta al vento le buone premesse a causa di una sceneggiatura spicciola e pressapochista che dissipa il potenziale fornito dal boogeyman del titolo
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