27 aprile 2017

[recensione BIFFF 35] Prey di Dick Maas

Il regista olandese torna sulle scene con una splatter comedy che non si prende mai sul serio e non vuole far altro che intrattenere

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27 aprile 2017
prey maas

Se avete una qualche familiarità col cinema dei Paesi Bassi e siete avidi appassionati di horror eccentrici e di culto, allora avrete sicuramente già sentito il nome Dick Maas. E’ praticamente l’unico sceneggiatore e regista di tutta quella regione che da anni realizza opere decisamente differenti e sopra le righe. Dopo tutto, a lui si devono, durante il glorioso decennio degli anni ’80, film del calibro di De Lift (su un ascensore assassino) e Amsterdamned (su un brutale killer che si nasconde nel sistema dei canali della città), così come pure la black comedy Arrivano i Flodder (su una famiglia disfunzionale completamente pazza). Più di recente, nel 2010, ha invece regalato incubi perenni ai bambini di tutto il mondo raffigurando Saint Nicholas (il Babbo Natale locale) come un implacabile mostro in Sint. Ma le idee alla basa della sua più recente fatica sono forse le più bizzarre di tutta la sua carriera …

prey-poster-locandina-prooiIn Prey (Prooi), una famiglia viene trovata macellata in una fattoria vicino ad Amsterdam. La polizia non trova alcun indizio su chi o cosa abbia causato l’evento, ma Lizzie (Sophie van Winden), un veterinario dello zoo cittadino, ricorda di aver visto mutilazioni del genere durante il periodo passato in Africa, sospettando che si tratti del lavoro di un grande leone. In un primo momento le sue affermazioni non vengono prese sul serio naturalmente, finchè non viene fatto a pezzi un altro gruppo di vittime. A quanto pare il felino ha scelto Amsterdam come terreno di caccia. Visti gli insuccessi nelle indagini, le autorità si affidano quindi a Jack (Mark Frost), un noto cacciatore inglese costretto però sulla sedia a rotelle. Lizzie deve così collaborare con lui, suo vecchio amico e amante, e allo stesso tempo tenere a bada il nuovo fidanzato Dave (Julian Looman), uno spericolato giornalista in cerca dello scoop della vita.

Maas sceglie di scatenare un leone maschio in CGI – ovviamente di una specie eccezionalmente grande e insolitamente aggressiva – nel centro della ‘Venezia del Nord’, una delle metropoli più trafficate e meno rurali d’Europa. Se la cosiddetta “sospensione dell’incredulità” sembrerebbe la soluzione ottimale qualora lo script tentasse di spiegare che l’animale è fuggito dallo zoo del posto o dalla collezione privata di qualche milionario a corto di hobby, beh, non è così … Il leone compare semplicemente ad Amsterdam e non scopriamo minimamente chi o che cosa lo abbia guidato lì. L’unico indizio potrebbe arrivare da un brandello di dialogo piuttosto sciocco, in cui si afferma che “Nei paesi dell’Est i cittadini continuano a tenere i leoni come animali domestici e quando essi scappano non lo segnalano alla polizia!” Se vi può bastare …

preyCome si intuisce, assolutamente nulla nella sceneggiatura di Prey – che ne è perfettamente conscio – ha un qualche senso. Qualora riusciste a gestire questo aspetto, potrete allora lasciarvi andare a una pellicola esagerata, ma divertente, con un body count massiccio, secchiate di sangue e gore, momenti ridicoli da slapstick, un cast di personaggi secondari deficienti e una manciata di critiche ciniche alla società olandese. Durante le sequenze di apertura, Maas tenta ancora di rendere omaggio alle cupe sensazioni di Lo Squalo, costruendo un’atmosfera tesa con riprese in POV e musiche sinistre (la bestia è molto più minacciosa quando non si vede) , salvo cambiare presto rotta, deviando verso lo spasso splatter dozzinale e spensierato. Il leone si fa strada per le vie dell’affollata città senza essere notato, per cui naturalmente il capo dell polizia non troppo sveglio e la bella veterinaria hanno più di una difficoltà ad avvisare adeguatamente la stampa e la gente. In ogni caso, anche quando viene reso abbondantemente chiaro che un pericoloso predatore si aggiri libero e assetato di sangue – ha già sbranato almeno una dozzina di persone intanto -, la popolazione non sembra minimamente preoccupata, continuando allegramente ad accompagnare fuori i propri cani durante la notte, andare a cena al ristorante o girovagare per il grande polmone verde in centro! Numerose sequenze e colpi di scena sono quasi troppo ridicoli per essere raccontati, come quando il leone sale – e scende senza problemi – su un tram in movimento o quando un anziano cacciatore pieno di sé e il figlio non proprio registrato vengono ingaggiati per tendere un’imboscata all’animale dentro al parco. Ah, come si può intuire, il già menzionato impavido deus ex machina giunto dall’Africa nera per salvare la situazione, Jack, non solo è un alcolizzato impenitente, ma è pure senza una gamba (la ragione è piuttosto scontata …).

In definitiva, Prey è un B-movie abbastanza rozzo ma spassoso nel più genuino dei modi. Dick Maas è rimasto fedele al suo percorso, non mostrando rispetto per nessuno, mettendo in piedi una sagra dell’emoglobina, con teste che vengono mozzate, interiora che fuoriescono e arti che volano nell’aria. La trama che non si prende per niente sul serio e che punta forte sul nonsense spinto non chiede altro che di mettersi comodi e godersi lo spettacolo. Prendere o lasciare.

Di seguito trovate il trailer originale:

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[recensione BIFFF 35] Prey di Dick Maas
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Il regista olandese torna sulle scene con una splatter comedy che non si prende mai sul serio e non vuole far altro che intrattenere
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Il Cineocchio
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