14 aprile 2017

[recensione BIFFF 35] The Bride di Svyatoslav Podgayevskiy

Il regista russo mette in scena una storia di fantasmi e possessioni originale e disturbante, densa di suggestioni vernacolari

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14 aprile 2017
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Scritto e diretto da Svyatoslav Podgayevskiy, il suo terzo film, The Bride (Nevesta), riesce ad approcciare il genere fantasmatico declinandolo a un’estetica fortemente russa, conferendogli un certo fascino e rimanendo al contempo efficacie.

The Bride PosterLa pellicola si apre su una pratica ottocentesca diffusa quanto macabra: venivano fotografati i cadaveri per ricordarli e perché i loro spiriti rimanesse a vegliare sui congiunti; essi però erano catturati dall’obiettivo della macchina fotografica con le palpebre chiuse e, sopra , degli occhi disegnati. Principiando dunque dalla morte tragica della giovane sposa, un fotografo decide di ricorre a un rito oscuro e, per riportarla in vita, richiude una giovane autoctona in una bara, dopo averle messo al dito l’anello della defunta, così che l’anima di quest’ultima possa trasmigrare nel corpo dell’altra in una sorta di possessione.

Si chiude il preambolo collocato nel passato e l’azione si sposta al presente. Nastya (Victoria Agalakova) è follemente innamorata del giovane fotografo Ivan (Vyacheslav Chepurchenko) e i due decidono di sposarsi. Dopo un rito decisamente intimo, sono solo loro due, lui è chiamato dalla sorella Liza (Aleksandra Rebenok) e decide di partire per la casa natia portando con sé la consorte. Quivi però si respira un’aria sinistra, sembra che un oscuro segreto si celi dietro le antiche mura della grande villa di legno. In parte dello svolgimento polanskiano, alla Rosemary’s Baby, la nuova arrivata è accolta con garbo dalla padrona di casa, eppure c’è qualcosa di inquietante in lei, ancor più nella scomparsa improvvisa di Ivan. Psicologico, in tale sezione, la suspense è costruita attraverso i dettagli appena accennati, i dialoghi sussurrati di cui si percepiscono solo frammenti del contenuto, le apparizioni repentine alle spalle, catturate a malapena dall’occhio della camera e senza poter essere messe a fuoco, infine la grande magione polverosa e densa di un fascino gotico, le cui oscure controparti scricchiolano percorse dagli spifferi, e non solo… Dunque il sonoro acuisce il senso d’angoscia concretizzato nel visivo in un sussurrare stridente e straniante. Il mistero sembra insinuarsi in ogni angolo, in ogni suo abitante, bambini compresi.

The Bride 2017La tensione sale, non sempre capita, ma quivi anche giunti al suo acmé Podgayevskiy non si perde mai in un eccesso di effetti speciali o di computer grafica posticci, vanificando quanto costruito nelle sequenze precedenti con corpi ridicolmente lanciati in volo o mobilio deambulante (alla L’evocazione – The Conjuring per intenderci). Muovendosi tra flashback onirici e presente, spesso in una visione allucinata, e mantenendo sempre entro a un certo limiti il lato paranormale, il regista rende la narrazione notevolmente più inquietante. Diversi sono i passaggi piuttosto disturbanti, ma quello forse più riuscito è quello in cui viene mostrata una scena di possessione: in una sorta di incubo, la protagonista viene proiettata indietro nel tempo, l’avo responsabile di aver scatenato la maledizione è al capezzale della moglie, o meglio di colei che ne ha preso il posto e che ne è posseduta. La donna gli parla con voce inumana, ha gli occhi rossi e inquietanti, poi viene colta da una serie di convulsioni che ne pervadono gli arti, mossi in pose innaturali e meccaniche, poi si placa, lo fissa negli occhi e lui inizia a piangere sangue; in sottofondo un invasivo sottofondo metallico accresce la sensazione di disagio. Poi avvedutasi della spettatrice, la donna si getta verso di lei, incedendo a carponi in maniera inquietantemente disarticolata e ferina, con gli arti scricchiolanti, finché l’altra, terrorizzata, non sbatte la porta.

The Bride 2017 2L’aspetto più riuscito dell’horror è proprio questo, rendere a livello ottico e sonoro la fisicità, la concretezza della minacciosa presenza, ma anche le percezioni dei personaggi, nella fattispecie di Nastya. Tale risultato è ricercato quindi a livello di regia, spesso si ricorre a una limitata messa a fuoco proprio per tradurre una visione parziale del soggetto perché sotto effetto di droghe, oppure perché la sua visuale è limitata, o ancora perché l’entità osservata rimane in quel frangente nell’ombra. Tuttavia, la medesima è allo stesso tempo, al momento giusto, connotata da una notevole concretezza, cadavere decrepito e strisciante, si trascina accompagnata da un crepitio funesto e cerca di insinuarsi nella nuova recalcitrante ospite.

Dunque differente ed originale per idea alla base come per immaginario di riferimento rispetto a ciò che viene reiterato senza sosta nei cinema nostrani, The Bride introduce il pubblico a una dark story tipicamente russa, capace di sinistre suggestioni.

Di seguito trovate il trailer:

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[recensione BIFFF 35] The Bride di Svyatoslav Podgayevskiy
Descrizione
Il regista russo mette in scena una storia di fantasmi e possessioni originale e disturbante, densa di suggestioni vernacolari
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Il Cineocchio
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