The Movie Db/10
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13 novembre 2017

Recensione | Birth Of The Dragon di George Nolfi

Philip Ng è l’incolpevole protagonista di un biopic lesivo della figura e dell’eredità di Bruce Lee

13 novembre 2017

Dice molto di un biopic quando, nel bel mezzo della sua visione, si è colti dall’improvvisa consapevolezza che non si sta imparando assolutamente nulla del suo soggetto. E la dice ancora più lunga quando al centro della narrazione dovrebbe esserci una vera e propria leggenda del cinema la cui importanza e influenza non hanno fatto che intensificarsi nei decenni successivi alla sua morte. Birth Of The Dragon, ultima fatica dei non proprio esaltanti WWE Studios (sì, quella WWE …), diventa ora il film di questo tipo per antonomasia, dimostrando una volta per tutte che i creativi bianchi che vivono in California dovrebbero rimanere il più lontani possibile dalle arti marziali e ancor più da chi ne ha fatto la storia. È tortuoso. Non solo un disservizio per l’eredità cinematografica di Bruce Lee, ma praticamente un insulto alla sua memoria come insegnante e filosofo che ha rivoluzionato la popolarità del kung fu attraverso la sua abilità e saggezza.

birthofthedragonVolendo essere più precisi su dove questo tentativo fallisca in partenza nel catturare il momento storico in cui Lee divenne il (piccolo) “Drago” della leggenda, ci si può limitare a dire che l’atleta (non ancora attore) non è affatto – e sorprendentemente – la vera star assoluta del film. Per motivi offensivi per quanto sconcertanti, il regista George Nolfi (I guardiani del destino) e gli sceneggiatori Christopher Wilkinson e Stephen J. Rivele (che si sono creati un certo nome nell’ambiente dei lungometraggi biografici mediocri nel tempo, grazie a Pawn Sacrifice, Miles Ahead e All Eyez on Me) hanno scelto di focalizzarsi su un momento fondamentale nella carriera di Bruce Lee – la metà degli anni ’60 a San Francisco – attraverso il punto di vista di uno sciapo protagonista caucasico, Steve McKee, interpretato da Billy Magnussen, il cui carisma è paragonabile a quello di un biscotto della fortuna bagnato. Qualcosa di lontano dalla necessaria drammatizzazione del controverso duello tra Lee e il maestro shaolin Wong Jack Man (qui incarnato da Yu Xia), che storicamente gli insegnò i limiti delle sue abilità e lo spinse a una maggiore disciplina. Invece, BOTD smorza il significato storico dell’evento per concentrarsi sullo studente bianco (di pura finzione), la cui indomita forza morale avrebbe convinto Lee non solo a cambiare i propri modi, ma anche a unire le forze con Wong Jack Man per liberare la sua fidanzata dalla schiavitù lavorativa della mafia di Chinatown. Sorvoliamo sulla poverissima scelta dei costumi e sulle chitarre elettriche appena iniziano a volare pugni e calci.

Per la maggior parte del film, Philip Ng (l’interprete di Lee) viene dipinto confusamente come il cattivo, la cui arroganza e megalomania – simili a quelle di una rock star – lo rendono una sorta di presa in giro della reale figura di Lee, senza peraltro offrire alcun approfondimento su chi fosse realmente il ‘Dragon’ del titolo. Se poi Ng è sufficientemente somigliante, oltre che un artista marziale esperto, i dialoghi insipidi che è costretto a rigurgitare lo lasciano con ben poco su cui lavorare. Col passare dei minuti, sarebbe lecito sperare che Lee abbia da impartire qualcosa di più profondo del ripetere sistematicamente come sia “venuto dalla strada” o che la sua tecnica di combattimento sia oltre l’irreprensibile. Invece questo Bruce Lee è ritratto con la medesima spavalderia e superficialità del personaggio medio di una pellicola coi supereroi. Questo tuttavia non è importante, perché Birth of the Dragon si preoccupa soprattutto dalla romantica verbosità dell’edificante storia d’amore nascente tra Steve ‘il tizio bianco’ e la sua disgraziata cameriera cinese bisognosa di aiuto. E anche se questa trama – che sciaguratamente distoglie la luce dei riflettori da Lee – viene portata avanti da due attori dalla chimica palpabile, risulta quasi impossibile affezionarsene. Le priorità della sceneggiatura sono così inconcepibili e in contrasto tra loro che risulta incredibile come qualcuno abbia davvero potuto credere che il pubblico avrebbe trovato un qualche piacere superiore nell’assistere a questa grigia romance all’interno di un biopic ‘su’ Bruce Lee. In maniera ancora più criminale poi, il combattimento tra Lee e Wong Jack Man – papabile fulcro dell’intero film – diventa nient’altro che un plot point nella storia di Steve.

birth dragon bruce leeVenendo ai combattimenti, la scelta di BOTD su come mettere in scena le abilità che hanno reso Lee tanto riconosciuto a livello internazionale è orrendamente prosaica. Girato in maniera molto simile a qualsiasi altro action straight to video (dimentichiamo Wilson Yip e i suoi Ip Man, giusto per stare in zona), gli scontri che avrebbero lo scopo di palesare perché Lee sia stato un tale talento unico sono così sovrastati da tagli, angoli di ripresa ed effetti visivi da rendere le sue arti marziali qualcosa che qualsiasi star del cinema d’azione di oggi sarebbe in grado di replicare. Per fare un esempio, in I 3 dell’Operazione Drago, la mdp veniva stata lasciata ‘a riposo’, lasciando che fossero la naturale fisicità di Lee e le attente coreografie a fare sostanzialmente tutto il lavoro. E nonostante alcune delle coreografie siano sicuramente notevoli, BOTD fallisce su tutti i fronti nel comunicare agli spettatori perché sia meraviglioso quello che il personaggio sta eseguendo.

In definitiva, anche i meno iniziati al culto occidentale di Bruce Lee si renderanno velocemente conto di essere stati nutriti con una versione storpia – e inesatta – della storia, infiocchettata con tutti i fasti e le circostanze di un film realizzato per la TV che fa ampiamente rivalutare – se ce ne fosse davvero bisogno – Dragon – La storia di Bruce Lee. Fallimento completo come biopic, che non si avvicina mai minimamente a comprendere le sfaccettature del suo enigmatico soggetto, BOTD rimane un’opera indolente di arti marziali che prova ad emergere dalla palude semplicemente associando il suo nome a una leggenda del genere dal grande appeal. Un’operazione difficilmente classificabile, che avrebbe potuto ritagliarsi uno spazio almeno curioso qualora avesse deciso di spingersi nella Bruceploitation più scanzonata, come a un certo punto fa intendere il team-up tra Lee e Man. Ma non è andata così.

Di seguito il trailer originale di Birth Of The Dragon:

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Recensione | Birth Of The Dragon di George Nolfi
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Recensione | Birth Of The Dragon di George Nolfi
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Philip Ng è l'incolpevole protagonista di un biopic lesivo della figura e dell'eredità di Bruce Lee
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