6 giugno 2017

[recensione] Black Butterfly di Brian Goodman

Un film che per pallide associazioni ricorda sempre qualcosa d’altro. E ad Antonio Banderas nella sua cucina manca solo il flautino del Mulino.

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6 giugno 2017
black butterfly film

E’ difficile lavorare bene, quando devi pensare ai soldi

La “Black Butterfly”, la farfalla nera, in molte culture del mondo tradizionalmente simboleggia la morte, o comunque la fine di qualcosa. Quasi la stessa sorte dei maledetti gatti neri. Forse però il regista Brian Goodman (Quello che non ti uccide) o lo sceneggiatore Justin Stanley devono aver pensato che chiamare il loro film “Gatto nero” o qualcosa di simile non avrebbe avuto presa sul pubblico. Meglio l’eleganza di un paio d’ali, specie nella genesi di un libro.

black butterfly posterQuello che dovrebbe scrivere Paul/Pablo (Antonio Banderas). Lo scrittore per questo motivo vive isolato in una casa sulla punta di una collina boscosa a qualche ora da Denver. L’eremitaggio però gli vale a poco per la sua ispirazione, tant’è che sul foglio della macchina da scrivere (no, niente computer, nel caso stacchino la luce per le bollette non pagate forse) leggiamo il mantra All work and no play makes Jack a dull boy… Anzi no: I’m stuck, I’m stuck, I’m stuck, I’m… L’unico contatto di Paul con il mondo esterno pare essere la bionda agente immobiliare Laura (Piper Perabo). La casa infatti è in vendita, ma senza successo. Magari rassettare la cucina quando arrivano i visitatori aiuterebbe. Di lì a poco però l’ordine e il bricolage casalinghi non saranno più un problema. Pablo infatti si troverà ad ospitare per gratitudine da mancata rissa al fast food il giovanotto giramondo Jack (Jonathan Rhys Meyers), che pare una fatina dell’economia domestica. E alla mano sulla fronte per simulare il mal di testa da scrittore si unirà il compiacimento di trovarsi la colazione sempre pronta in un living bello lindo, in perfetto American style. Manca solo il tegolino, ma non è detto che non sia stipato con cura nella credenza. La neo locanda diventa però per Paul ben presto ospitale quanto il cottage di The Hateful Eight, senza tuttavia nemmeno la letizia della musica. Non si sa per quale motivo, Jack tiene troppo a che Paul finisca il suo romanzo e non abbia distrazioni, nemmeno fosse uno degli Animali Notturni. Solo che qui le auto non vagano di notte, ma restano nel recinto.

E non c’è niente, ma proprio niente, degli strati di significato, del sottotesto e del mistero di film come Shutter Island o anche Inception, che pure vengono annacquatamente citati, come si cita il titolo di un grande classico senza averlo mai letto. E il dio del Cinema ci perdoni per tutti questi accostamenti, che pure fanno capolino nella testa dello spettatore per blande associazioni mentali, per noia, per disinteresse verso lo srotolarsi superficiale della pellicola. Perché Black Butterfly è un filmetto innocuo e piuttosto sciatto, il cui pregio maggiore sta nella sua durata: un’ora e mezza. Che però si sente tutta.

Di seguito il trailer ufficiale di Black Butterfly, nei cinema dal 13 luglio:

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[recensione] Black Butterfly di Brian Goodman
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Un film che per pallide associazioni ricorda sempre qualcosa d’altro. E ad Antonio Banderas nella sua cucina manca solo il flautino del Mulino.
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