4 ottobre 2017

[recensione] Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve

Ryan Gosling è il protagonista di un capolavoro di paglia, che parla troppo e non dice molto, salvato dall’abilità innegabile del regista nel costruire immagini che lasciano il segno

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4 ottobre 2017
blade runner 2049

Quanti sono stati quest’anno i film che la critica americana ha osannato come capolavori e che poi si sono rivelati, quando è andata bene, ‘soltanto’ dei buoni film? Dieci, quindici? Un numero assolutamente spropositato, a meno che l’Accademia della Crusca non abbia coniato una nuova definizione del termine sopracitato, ormai talmente inflazionato da far pensare che venga utilizzato automaticamente per qualsiasi prodotto che non sia all’opposto orrendo (le dietrologie ‘marchettare’ non vogliamo prenderle in considerazione).

blade runner 2049 posterQuesta insignificante premessa per dire che in un futuro minaccioso e non troppo distante, lavori in pelle ed esseri umani vivono in precaria simbiosi, con gli appartenenti al primo gruppo asserviti al volere e al piacere degli altri. Qualcosa però bolle in pentola – il desiderio di autocoscienza e di autonomia nello specifico – all’interno dell’affascinante cornice di una storia che mette sotto la lente dubbi esistenziali allo stesso tempo profondi e primordiali. Dovreste recuperare Westworld, una delle migliori serie TV degli ultimi anni. Pensavate fosse il succo di Blade Runner 2049? Beh, non proprio, anche perchè un messaggio in lettere giganti scritto da Denis Villeneuve in persona chiedeva cortesemente agli spettatori (aka la stampa) a inizio visione di non fare spoiler e non rivelare dettagli significativi del film nelle recensioni. Un suggerimento che, se ascoltato, rende praticamente impossibile parlare di quello che avviene nel sequel del classico diretto nel 1982 di Ridley Scott, un seguito tanto atteso (?) quanto temuto che il regista canadese maneggia con cura e rispetto, elevando una sceneggiatura che pensa di dire molto, ma in fin dei conti dice pochissimo (nei suoi 152 minuti …), grazie al suo stile personalissimo e maniacale, capace di rendere la visione su grande schermo un vero piacere per gli occhi – e le orecchie.

La resa visiva di BR 2049 può essere tranquillamente considerata la più sorprendente – tra le già sorprendenti – delle opere di Villeneuve, già prima di questo film considerato un maestro della composizione. Lavorando ancora una volta con il fidato direttore della fotografia Roger Deakins (cui ormai manca solo l’Oscar per la definitiva consacrazione), il regista fa suoi ed espande i topoi visionari che Scott ha imposto 35 anni fa, rendendogli – ovviamente – omaggio, ma al contempo – ovviamente – modernizzandoli. La Los Angeles del 2049 è perennemente grigia e squallida, soffocata dalla pioggia e da cinerea neve, una megalopoli morente che si dirama a perdita d’occhio su un pianeta moribondo e freddo, che gli abitanti non vedono l’ora di abbandonare in favore dell’irraggiungibile “extra mondo”, mentre i replicanti – utili, ma apertamente disprezzati – si occupano di quei lavori che gli umani non ritengono degni. Coloro che sono condannati a rimanere sulla Terra, provano a fuggire dalla realtà, trovando conforto in donnine sintetiche o in ologrammi simpatetici. Solitudine e disperazione regnano, i rapporti tra individui si limitano a incontri fugaci o meramente lavorativi. Una visione molto giapponese da un certo punto di vista.

2036 Nexus Dawn jared leto blade runnerI quadri creati da Villeneuve sono incredibili: minacciosi e incombenti paesaggi urbani imbevuti nel neon, interni gelidi e asettici tagliati da architetture rigide. Il filmmaker onora come meglio non si potrebbe l’estetica dell’originale degli anni ’80 e la sua desolata visione di un futuro, quello del 2019, ormai alle porte, includendo tecnologie anacronistiche, loghi di aziende che oggi non esistono più e che probabilmente non rifioriranno nei prossimi 20 anni (come la Pan Am) e automobili e abbigliamento dallo stile retrò. La mdp, scivolando lentamente nella sua indagine, cattura un infinito ululato, una vera distopia dell’essere umano, terrificante nella sua malevolenza consumante. Tutte queste imponenti e ostili immagini vengono inoltre intensificate dalla colonna sonora pulsante e gemente creata da Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, accenno all’originale pulsante e ricca di sintetizzatori di Vangelis, solo con il volume sparato alle stelle. Ci sono diversi momenti in BR 2049 in cui immagine e suono convergono potenti, e il film si mostra pienamente corroborante e urgente, a ricordarci quanto lo streaming casalingo non potrà mai – in un mondo perfetto – prendere il posto della sala cinematografica.

Per questo motivo, la nona fatica di Villeneuve può essere considerata un successo. Naturalmente però, la trama non è – e non deve essere – una questione secondaria, mai. Sostanzialmente, per non rovinare i numerosi colpi di scena presenti, si può dire che BR 2049 sia incentrato su un nuovo blade runner (un agente della polizia specializzato nella caccia e nell’esecuzione di replicanti rinnegati), interpretato dall’impeccabilmente monolitico Ryan Gosling (che almeno parla poco e non disdegna di sporcarsi le mani). Durante un caso di routine, il poliziotto, ‘K,’ scopre qualcosa di altamente irregolare, che lo scaraventa in una pericolosa avventura che collega la sua storia con quella di Rick Deckard, già interpretato da Harrison Ford nel film del 1982 e qui richiamato in servizio, come già in Il Risveglio della Forza. La sceneggiatura di 2049, scritta dallo sceneggiatore originale di Blade Runner, Hampton Fancher e da Michael Green, è sufficientemente intrigante e misteriosa, ma si sente in dovere di ricorrere ai cosiddetti spiegoni, tanto amati e a quanto pare necessari per la generazione post 2000.

blade runner 2049Il capostipite – che rimasticava la spaventosa premessa garantita dal romanzo Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick – poteva contare su un’evocativa imperscrutabilità, una deliberata opacità dalle interpretazioni stratificate che sicuramente gli odierni produttori del sequel hanno ritenuto non si sposasse molto bene con il possibile successo commerciale (ricordiamo che non fu una grande trovata nemmeno all’epoca, visto che la pellicola di Scott fu ben lontana dall’essere un successo al botteghino, ma tant’è, se poi diventi un cult discusso per i decenni a venire …). Così BR 2049 è, brutalmente, deludente e semplice nelle sue tematiche, in netto contrasto con la sua grandezza visiva e sonora. E’ meno punk-rock nell’atteggiamento, vuole a ogni costo collegare tutti i puntini e illuminare zone lasciate volutamente nell’ombra 30 anni fa. Scott, qui in veste di produttore, ha come sappiamo optato per dedicarsi anima e corpo ad Alien: Covenant, ma sembra emergere in BR 2049 del tessuto connettivo tra i due franchise sci-fi. E’ indubbio infatti il comune riferimento alla creazione e all’immaginario cristiano, annaffiato di monologhi su angeli e demoni. Non sembra una casualità.

Se i sensi dello spettatore vengono sicuramente stimolati e a volte sopraffatti, BR 2049 raramente spinge a porsi il tipo di domande che questa fantascienza supporrebbe. Il film immerge soltanto la punta del piede in quelle torbide acque filosofiche, lasciando ogni approfondita riflessione sullo scontro e sulla confluenza tra la scienza e l’Io a … Westworld (tra gli altri). Detto questo, BR 2049 ha molte virtù, come detto. Si percepisce che il 75enne Ford ci abbia creduto molto in questo ritorno e Sylvia Hoeks guida con minutaggio sorprendente la carica delle ‘quote rosa’, non relegate soltanto a meri oggetti. BR 2049 è, in definitiva, un film che visto in sala dirà molto più di quello che potrà dire nei passaggi televisivi successivi. Un sequel sarà sempre inferiore al capostipite, per mille ragioni, anche se prova a distaccarsene e anche se i paragoni non andrebbero mai fatti, specie quando sono passate tre decadi. Ma l’originale resta lì in bella vista e quando a Hollywood comprenderanno che evitare di monetizzarci sia la soluzione ideale, non sarà mai troppo presto. Il resto sono lacrime nella neve.

Di seguito il final trailer internazionale di Blade Runner 2049, che permette di apprezzarne il doppiaggio originale, che sarà nei cinema dal 5 ottobre:

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[recensione] Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve
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Ryan Gosling è il protagonista di un capolavoro di paglia, che parla troppo e non dice molto, salvato dall'abilità innegabile del regista nel costruire immagini che lasciano il segno
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Il Cineocchio
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