21 novembre 2016

[recensione] Boys in the Trees di Nicholas Verso

Il regista australiano esordisce al lungometraggio con un delicato racconto di formazione dagli influssi soprannaturali

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21 novembre 2016
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Seguendo da vicino le orme di Girl Asleep, altro racconto di formazione (o coming-of-age se preferite) proveniente dall’Australia, l’evocativo film di debutto dello sceneggiatore e regista Nicholas Verso è una storia adolescenziale distintiva che spazia tra turbolenti adolescenti delle periferie e qualcosa di più allucinatorio. Boys in the Trees, presentato nella sezione Orizzonti all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dimostra la crescente apertura a sperimentare con i confini del genere e con i diversi modi di raccontare storie familiari.

boys in the trees locandinaUscito in patria a ottobre, per capitalizzare la sua ambientazione di Halloween, il malinconico horror infuso di soprannaturale diretto da Verso potrebbe anche trovare senza grossi problemi una distribuzione sui mercati internazionali.

Ambientato la notte del 31 ottobre del 1997 (il regista ci ha spiegato i motivi di questa scelta nella nostra intervista, QUI) con un’attenzione smodata per la riproduzione degli ambienti e dei costumi dell’epoca e con una selezionatissima e nostalgica colonna sonora da abbinarci, le influenze anni ’80 di registi come Richard Donner, Steven Spielberg e Joe Dante sono evidenti e non mancano di riportare subito alla mente paragoni con la recente serie Stranger Things di Netflix, anche se lo stato d’animo qui è ben più contemplativo.

L’aspirante fotografo Corey (Toby Wallace) sembra non abbinarsi bene con i suoi amici skater guidati dal bullo Jango (Justin Holborow). E’ piuttosto reticente quando questi se la prendono con l’emarginato Jonah (Gulliver McGrath), ma non abbastanza da fermare un attacco ‘dolcetto o scherzetto’ alla sua abitazione. E’ solo quando il gruppo si ferma per bere e per fumare in un cimitero e Corey si scalda con la compagna di classe Romany (Mitzi Ruhlmann), che il protagonista prende una decisione precisa. Incrociando la strada con Jonah andando verso casa, gli ex amici d’infanzia riportano alla mente uno dei loro giochi preferiti.

Camminare, parlare, raccontarsi storie di fantasmi e fare dei test per sondare le reciproche paure era il loro passatempo preferito, e ora sono cresciuti, alimentando l’ansia di lasciarsi alle spalle la loro giovinezza fatta di arrampicate sugli alberi e di travestimenti. E mentre la fatidica e formativa notte scorre in un’ondata di conversazioni, scherzi, ricordi e scoperte, la linea di demarcazione tra le loro storie e la realtà – e tra passato, presente e futuro, così come tra la vita e la morte – comincia a confondersi.

boys-in-the-trees-verso-4Lavorando con il direttore della fotografia Dean Marden (Fell) e occupandosi del montaggio, Verso mette in mostra la sua padronanza dello stile e le sue squisite capacità di set designer. Contrastando colori e tenebre, il regista lascia un’impronta snervante e le sue scene che ricordano dei video musicali riescono ad avere un certo impatto, soprattutto quando in un astuto montaggio onirico ci mostra i ragazzi in sella alle loro biciclette che indossano maschere da clown sulle note di The Beautiful People di Marilyn Manson. Un consapevole momento romantico della popolarità di Romeo + Juliet di Baz Luhrmann tra gli adolescenti australiani dell’epoca emerge poi nella sequenza del balcone con il sottofondo dei Garbage.

Detto questo, non tutto colpisce  nel segno. Sia il viaggio che la destinazione rimangono dei punti cardine, ma i 112′ di Boys In The Trees spesso errabondano senza meta. E benchè la sceneggiatura abbia vinto il premio NewDraft al NewFest di New York nel 2011, i dialoghi spesso risuonano familiari e scontati. Anche le performance degli attori sono altalenanti, sebbene Wallace (The Last Time I Saw Richard), McGrath (Dark Shadows) e la Ruhlmann (Home and Away) mettano sul tavolo un riuscito mix di ricchezza e delicatezza a seconda che attraversino territori più realistici o fantastici.

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[recensione] Boys in the Trees di Nicholas Verso
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Il regista australiano esordisce al lungometraggio con un delicato racconto di formazione dagli influssi soprannaturali
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