29 settembre 2016

[recensione] Café Society di Woody Allen

L’ultimo lavoro del regista di Manhattan, che vede protagonisti Jesse Eisenberg e Kristen Stewart, è da oggi nelle nostre sale

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29 settembre 2016
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C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. Così inizia “L’Aquilone” di Giovanni Pascoli, poeta che Woody Allen non ha probabilmente mai letto ma che più di tutti sembra averlo influenzato nella sua concezione del ricordo come mescolanza di dolore e dolce nostalgia.

Il verso di Pascoli è perfetto per descrivere la sensazione che coglie lo spettatore dopo la visione di Cafè Society, ultimo lavoro del regista di Manhattan (in tutti i sensi): si esce dalla sala felici per aver assistito a un film molto gradevole sotto ogni punto di vista, anche se in realtà il suo autore non sta raccontando niente di nuovo. Anzi: in lui è tutto perfettamente riconoscibile, sin dal carattere con cui sono scritti i titoli di testa. Ecco quindi le classiche atmosfere in parte soffuse e in parte sofisticate (realizzate questa volta da Vittorio Storaro, alla sua prima collaborazione con Allen); ecco le colonne sonore a base di swing anni Trenta, periodo in cui è ambientato il film; ecco gli omaggi al cinema di un tempo – quello in cui i divi si chiamavano Barbara Stanwick, Spencer Tracy, Joan Crawford – senza però risparmiare punzecchiature a tutto ciò che attorno al cinema ruota, allora come oggi. Ecco, infine, il grande fascino di cui Allen riesce ad ammantare tutte le protagoniste dei suoi film, che solitamente non erano mai state così belle prima di lavorare con lui e non tornano più ad esserlo in seguito.

locandina-cafe-societyIn cosa consiste dunque la novità di Cafè Society? Secondo noi, nella costruzione narrativa. Allen sceglie di tenere distinte più di altre occasioni le sue due anime, quella più umoristica dei suoi primi film e quella più romantica degli ultimi. In quasi tutte le sue opere egli parla d’amore, ma in particolare in quelle giovanili il tema viene temperato con qualcosa di comico: solo prendendo ad esempio le più celebri, potremmo citare il fantasma di Bogart in Provaci ancora Sam; l’imbarazzo dei protagonisti costretti a dar vita a un buffo e improbabile triangolo in Io e Annie; la sarabanda di donne dalla più diversa personalità in Manhattan. Il tutto esaltato dalla fisicità goffa e dal carattere ansioso e nevrotico dello stesso Allen, che dei suoi film si rendeva protagonista anche davanti alla macchina da presa. Ora che per ragioni di età è costretto a lasciare ad altri il compito d’incarnare sullo schermo il suo eterno personaggio, nell’impossibilità di trovare un altro Woody Allen (tentativo solo parzialmente riuscito con Larry David in Basta che funzioni) è inevitabile che l’effetto comico diminuisca. Si aggiunga che in Italia egli ha potuto inconsapevolmente avvalersi anche dello straordinario doppiaggio di Oreste Lionello, che paradossalmente possedeva una voce più “woodyalleniana” dell’originale, e che pare quasi si sia voluto omaggiare nella versione nostrana di Cafè Society scegliendo un suo storico compagno di palcoscenico, Leo Gullotta, per interpretare la voce fuori campo che nell’originale appartiene allo stesso Allen.

jesse-eisenberg-cafe-society-kristen-stewartNon che l’umorismo oggi manchi, ma il campo principale appartiene ora a due innamorati: Jesse Eisenberg, che lascia New York per andare a lavorare a Los Angeles presso lo zio Steve Carell (nella parte dell’agente delle star che avrebbe dovuto essere di Bruce Willis), e Kristen Stewart, la giovane segretaria che lo incanta con la sua semplicità. Dopo qualche ritrosia di lei si mettono insieme, poi si lasciano e lui torna a New York. Ma un giorno, quando le cose saranno parecchio cambiate per entrambi, si ritroveranno. Questa, molto sinteticamente, è la trama all’interno della quale Allen presenta, quasi come inserti, situazioni comiche di vita familiare (mamma brontolona, papà cinico, fratello delinquente, sorella intristita a causa di un marito noioso e filosofeggiante), schermaglie tra cattolicesimo ed ebraismo, ironia contro mondanità e arrivismo, con il gustoso condimento costituito dalle tipiche battute dell’autore, una delle quali già celeberrima: “la vita è una commedia scritta da un autore sadico“. Ma tutto questo non va ad intaccare la poesia dei due innamorati, ai quali è affidata la scena finale del film, prima insieme in un’alba a Central Park e poi da soli al Capodanno successivo, con una dissolvenza incrociata che rivela agli spettatori che non hanno mai smesso di pensarsi. Per ripassare in pochi minuti un’intera carriera è sufficiente questa scena, che inizia come una specie di autocitazione dei due sulla panchina in Manhattan e finisce con un romanticismo eterno.

Non è forse il suo film migliore, ma sembra tanto un testamento artistico, quasi a voler dire allo spettatore: se ci incontreremo di nuovo, allora sorrideremo un’altra volta insieme. Altrimenti, ci saremo salutati degnamente.

Vi lasciamo con il trailer ufficiale di Café Society, in sala da oggi, 29 settembre:

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[recensione] Café Society di Woody Allen
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L'ultimo lavoro del regista di Manhattan, che vede protagonisti Jesse Eisenberg e Kristen Stewart, è da oggi nelle nostre sale
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Il Cineocchio
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