9 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Colossal di Nacho Vigalondo

Il regista spagnolo mette in scena un ‘monster movie’ unico, solo all’apparenza leggero, con due ottime interpretazioni della coppia Anne Hathaway e Jason Sudeikis

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9 ottobre 2016
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Colossal di Nacho Vigalondo mette in scena una peculiare rilettura del monster movie, molto più vicina a una commedia amara che ai convenzionali prodotti di genere a cui siamo abituati. Al centro della storia troviamo infatti un personaggio tragicomico, Gloria, interpretata da Anne Hathaway, che dopo essere stata allontanata dal fidanzato per i suoi problemi con l’alcol, senza una casa e senza un lavoro, si ritrova a dover tornare nel paesino dove è cresciuta per provare a ripartire. Qui incontra il problematico Oscar, incarnato da Jason Sudeikis, amico d’infanzia e gestore di un bar locale, che le offre un lavoro da cameriera.

ColossalAnzitutto la pellicola è incentrata sul rapporto tra i due protagonisti,  una sorta di ossessione amorosa di un uomo solo, insoddisfatto e un po’ meschino verso la fiamma dei tempi della scuola, di cui è in parte invidioso perché se n’è andata diventando addirittura una scrittrice, mentre lui è rimasto bloccato nella smorta cittadina dov’è nato e dove probabilmente è destinato a morire. In secondo luogo si tratta della vicenda, in certi aspetti piuttosto triste, di una donna patetica e dedita alla bottiglia, che cerca in ogni modo di combattere il suo vizio, ma che nella maggior parte dei casi procede per fallimenti, con molteplici risvolti ilarizzanti/imbarazzanti.

Due perdenti che si rincontrano, lui corteggia in qualche modo lei, e nel mentre, dall’altra parte del Pacifico, un mostro terrificante e colossale compare improvvisamente dal nulla sopra Seoul, portando nella metropoli asiatica terrore e distruzione. La donna, dopo l’ennesima sbronza, si ritrova al centro di un’area giochi all’interno di un piccolo parco, e proprio alla stessa ora, le 8.05, il kaiju si materializza per qualche minuto nella capitale coreana. I due eventi sembrano – ovviamente – non collegati, eppure sono strettamente connessi e all’origine di tutto c’è una spiegazione tanto peculiare quanto brillante. Più che di film ‘di mostri’ si parla allora di emozioni, in un approccio del tutto inedito di cui bisogna rendere atto a Vigalondo (qui in vesti anche di sceneggiatore), dove il ‘sovrannaturale’ è del tutto riconducibile all’umano, addirittura proiezione di gesti banali e casuali che vengono ingigantiti da una causa misteriosa, risalente al periodo infantile, rivelata nel twist finale.

jason-sudeikisColossal risulta quindi apprezzabile non solo per l’originalità del’idea, ma anche per la recitazione dei suoi interpreti principali: da una parte la Hathaway dà fondo alle sue abilità farsesche e all’autoironia che l’ha contraddistinta già in ruoli celebri quale quello in Il diavolo veste Prada (2006), dall’altra Sudeikis costruisce un personaggio complesso, umoristico eppure oscuro (e qui sta un’altra grande novità per lui e per i suoi fan), meschino eppure violento e possessivo, decisamente più maturo rispetto a quanto ci ha abituato.

Seppure quindi la nota decadente e morbosa avrebbe potuto essere maggiormente calcata creando un film forse più potente, la narrazione solo all’apparenza leggera e scanzonata eppure profonda di Colossal conduce a una rivisitazione fresca e soddisfacente all’interno di una filmografia già ampiamente abusata (e non a caso è una co-produzione tra Spagna e Canada, Hollywood è molto lontana).

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[recensione da Sitges 49]: Colossal di Nacho Vigalondo
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Il regista spagnolo mette in scena un 'monster movie' unico, solo all'apparenza leggero, con due ottime interpretazioni della coppia Anne Hathaway e Jason Sudeikis
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Il Cineocchio
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