17 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Headshot dei Mo Brothers

Dall’Indonesia arriva un’altra pellicola che gli estimatori dei combattimenti frattura ossa iperrealistici di Iko Uwais non potranno che amare

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17 ottobre 2016
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Nel 2011, al mondo sono stati donati The Raid del regista gallese Gareth Evans e un cast di attori indonesiani relativamente sconosciuti. Quell’incredibile miscela di iperrealistici combattimenti corpo a corpo con coltelli-pugni-calci-pistole, prima collaborazione tra la matricola Evans e la non ancora superstar del cinema di arti marziali Iko Uwais debuttò nel circuito dei festival e rapidamente ottenne lo stato di culto tra gli appassionati dei film d’azione. E non molti anni dopo, Evans tornò sulle scene con il sequel, ancora più pazzesco. I fan da allora sono in trepidante attesa del terzo film della trilogia, promesso dal regista, ma tutti i segnali indicano che ci vorrà un po’ prima dell’inizio della produzione.

HeadshotFortunatamente per noi, la star Iko Uwais ha collaborato coi Mo Brothers (Killers) per regalarci qualcosa capace di farci sopportare un po’ meglio l’attesa: Headshot. Si tratta della storia di un uomo misterioso (Uwais) che si risveglia su una spiaggia dopo essere stato colpito alla testa e scaricato in mare. Senza ricordare chi sia o perché qualcuno gli abbia piantato una pallottola in testa, fa amicizia con un medico locale (interpretato dalla dolce Chelsea Islan) e si fa chiamare Ishmael (come il protagonista di Moby Dick). Tutto trascorre solare e pacifico fino a quando le forze del nefasto Mr. Lee (Sunny Pang) non arrivano in città per finire il lavoro che hanno iniziato quando gli hanno sparato la prima volta.

La trama ricorderebbe molto quella di The Bourne Identity, se solo Jason Bourne attraversasse praticamente l’intera pellicola ricoperto di sangue. E non è nemmeno così timido da non immergersi un po’ nel melodramma, che rischia di risultare un po’ stucchevole verso la metà. Ma ci sono diverse cose che funzionano molto bene in Headshot. La prima è che i Fratelli Mo hanno un debole per la violenza gratuita, maligna e spesso molto innovativa. Come già visto con Evans e The Raid, anche qui viene fatto un lavoro intelligente con la macchina da presa che porta a un’azione frenetica e mosse finali da applausi a scena aperta. Il segno distintivo della rinascita del cinema d’azione indonesiano di oggi sono i movimenti fluidi in cui la mpd segue due combattenti sul pavimento, dove uno di loro finisce inevitabilmente dalla parte sbagliata di una una pistola o di un pugno. Headshot è pieno di queste scene, ed è questo che lo rende estremamente divertente.

Headshot iko uwais filmQuasi fosse la sua vocazione, Uwais (che qui agisce non solo come star, ma anche come capo coreografo delle sequenza d’azione) non può fare altro che ritrovarsi alla fine pestato e ferito. A differenza della sbruffonaggine ‘pulita’ di un Bruce Lee o del predominio aggraziato di un Tony Jaa, Uwais è la stella dell’action moderna e grintosa, che non scansa le punizioni corporali. La parte meno realistica della pellicola è il fatto che egli riesca a sopravvivere anche solo a un quarto delle brutalità di cui è oggetto, per poi rilanciarsi alla carica a testa bassa di nuovo, ma in fin dei conti è questa la sua cifra distintiva.

In definitiva, se siete fan di The Raid – Redenzione e del suo sequel, Headshot saprà farvi provare molte delle stesse vibrazioni. Ci vuole un po’ più di tempo per entrare nel vivo del gioco e c’è un maggiore interesse nella costruzione di alcuni dei rapporti tra i personaggi, ma l’azione è altrettanto esaltante. Uwais continua a crescere come attore, i Mo Brothers sono dei registi all’altezza e Sunny Pang è un villain di quelli irritanti. E’ la continuazione di una promessa che il raccolto dei moderni prodotti d’azione indonesiani ci avrebbe deliziato con sequenze ardite e mosse spezza ossa a ogni nuova uscita. E ancora una volta, la promessa è stata mantenuta.

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[recensione da Sitges 49]: Headshot dei Mo Brothers
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