14 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] In a Valley of Violence di Ti West

Il regista e i protagonisti Ethan Hawke e John Travolta ci regalano una sagace parodia del western classico, ricca di azione e con un tocco di gore

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14 ottobre 2016
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In a Valley of Violence, prima incursione di Ti West nel mondo del western dopo diverse esperienze nel thriller (Trigger Man) e nell’horror (con i segmenti di VHS e The ABCs of Death The Innkeepers), è all’insegna dell’ironico rimaneggiamento dei topoi di genere, con risultati decisamente spassosi.

in-a-valley-of-violenceLa storia si apre con un viaggiatore solitario, Paul (Ethan Hawke), che attraversa le terre desolate del sud alla volta del Messico e approda in una cittadina piuttosto fatiscente e disagiata, alla ricerca di provviste, ricordando in parte l’incipit, l’impianto narrativo e il protagonista di Lo straniero senza nome. Sin dai primi fotogrammi, tuttavia, il peculiare pistolero è differenziato dal protagonista dalla pellicola (Clint Eastwood, che lì ne curava anche la regia) dato il singolare compagno di viaggio, un buffo cane ammaestrato che conferisce subito una nota comica all’azione. L’azione procede con un altro cliché, lo straniero – in attesa che lo spaccio riapra – si siede nella cadente taverna locale, dove, sebbene pacifico, viene in tutti i modi provocato dallo spaccone del paese, Gilly (James Ransone), lo provoca in ogni modo e lo sfida a uno scontro all’ultimo sangue. A questo punto il meccanismo parodico si rivela per la prima volta chiaramente: in una escalation verbale che sembra la versione farsesca del prototipico duello in mezzo al villaggio di Per un pugno di dollari di Sergio Leone, il bellicoso autoctono grida una serie di improbabili intimidazioni e improperi richiamando, l’attenzione di tutti gli abitanti e della sua bella, Ellen (Karen Gillan), che accorre entusiasta del prossimo spargimento di sangue, ma l’avversario prescelto sembra essere assolutamente indifferente. Poi il gradasso impugna la pistola, ma l’altro non gli presta attenzione, allora lo incita a un incontro a mani nude, ancora niente, sconsolato non sa più cosa fare per ottenere una reazione, finché non minaccia il cane, allora tranquillo l’avversario esce con una ciotola in mano (per abbeverare l’animale), tira un secco pugno allo scalmanato, che pronto capitola a terra, e se ne va.

Così è allora esplicitato il tono che vigerà per tutto lo svolgimento, tra serio e faceto, dove i dialoghi, vivaci e irriverenti, e le azioni, enfatiche e grottesche, ripropongono la gravitas degli stereotipi western e al contempo la smontano con una sottile e raffinata ironia. Così si susseguono delle vere e proprie vignette e maschere comiche, dal predicatore avvinazzato (Burn Gorman), che tenta di derubare l’avventuriero ab initio, ma riceve una degna punizione, al tenutario dell’emporio, che con ilarizzante limpidezza insiste nel regalare la sua merce al temibile forestiero perché è terrorizzato da lui, fino al dialogo surreale tra il prepotente sceriffo del luogo (John Travolta) e il suo vice, che dichiara in preda al panico di voler mollare il suo ruolo, mentre è in piedi davanti alla finestra, il suo interlocutore, poco interessato alla panegirica, continua a spronarlo a spostarsi o verrà colpito e, ovviamente, gli sparano!

In A Valley Of ViolenceTi West realizza dunque una parodia del western, in un certo senso, meno elementare e sfacciata di alcuni precedenti commerciali come Wild Wild West, mantenendosi comunque sempre sul labile confine tra il severo e il demenziale, in uno humor raffinato e con un canovaccio nonostante tutto sensato – quasi classico- e meno assurdo. Il protagonista e l’antagonista stessi incarnano la duplice natura del film: Hawke imperturbabile e combattuto, ex soldato ossessionato dalle terribili azioni compiute ai danni degli indiani si ripromette di non usare più la violenza, ma subito si ravvede perché gli uccidono il cane; Travolta, uomo di legge corrotto e violento, in realtà tenta in ogni modo di patteggiare con il tenebroso avventore, fino a frapporsi disarmato tra due duellanti, cercando di mediare poco saggiamente nella seconda farsesca contesa a colpi di rivoltella. In ultimo, in una presa in giro del machismo tipico del genere, la componente femminile è lungi dalla indifesa damigella del west e personificata da due scaltre sorelle, la sopracitata Ellen, che cerca di sopravvivere accettando le attenzioni di Gilly (che altri non è che il figlio dello sceriffo) e la logorroica Mary Anne (Taissa Farmiga), il cui marito l’ha abbandonata perché in fondo tutti se ne vanno da quel paese fatiscente. Quest’ultima, che ricorda un po’ la fastidiosa e simpatica Mattie Ross di Il Grinta, vuole a tutti i costi aiutare il nuovo arrivato a fare piazza pulita dagli oppressori, benché lui sia refrattario, e si rivelerà alla fine molto più utile di quanto l’eroe si aspettasse…

Divertente, ma anche denso d’azione e sparatorie, con un tocco di gore, In a Valley of Violence intrattiene il suo pubblico con leggerezza, strizzando l’occhio alla tradizione.

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[recensione da Sitges 49]: In a Valley of Violence di Ti West
Descrizione
Il regista e i protagonisti Ethan Hawke e John Travolta ci regalano una sagace parodia del western classico, ricca di azione e con un tocco di gore
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Il Cineocchio
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