14 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Pet di Carles Torrens

Il regista spagnolo da vita a un thriller morboso, dove è decisamente complesso definire chi sia vittima e chi carnefice tra Ksenia Solo e Dominic Monaghan

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14 ottobre 2016
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Film decisamente peculiare e con più risvolti inaspettati, Pet di Carles Torrens ci introduce un nuovo punto di vista sugli hostage movies, in cui il ruolo di vittima e quello di carnefice si rivelano poi in fin dei conti non così definiti.

pet posterProtagonista del film è Seth (Dominic Monaghan) ragazzo sensibile e un po’ derelitto, che lavora in un canile, ma non sopporta quando gli ‘ospiti’ della struttura vengono soppressi. Passivo, si arrende a una vita squallida e solitaria, ripetendo meccanicamente le sue mansioni un giorno dopo l’altro, finché un incontro cambia la sua vita: s’imbatte per caso in una sua avvenente ex compagna di scuola, Holly (Ksenia Solo), e inizia a essere ossessionato da lei. Prima la spia su facebook e cerca di invitarla fuori a cena, a questo punto sembra ancora un corteggiatore impacciato, che fa tenerezza, ma lei rifiuta e il suo contegno cambia Decisamente.

In un’escalation mono-maniacale, inizia a pedinarla, da vero e proprio stalker, viene picchiato dall’ex fidanzato mentre la segue nel bagno di un locale, infine le ruba il diario.Il personaggio allora pare un folle, emarginato e lievemente psicotico, che ricorda vagamente il Robert De Niro di Taxi Driver – ma senza la scusante del Vietnam -, nel voler salvare in maniera forzosa l’oggetto quella che lui reputa una donzella bisognosa della sua protezione. Seguendo un iter già visto arriva a rapirla nel suo appartamento di notte, la porta in un’ala abbandonata del canile e la rinchiude in una gabbia.

Fin qui sembrerebbe l’ouverture di un convenzionale torture porn con un’invaghimento che si trasforma in desiderio morboso e un sequestratore, convinto di poter redimere l’amata imprigionata, un po’ alla The Keeper, che cerca di rieducarla, ma la vittima è tutt’altro che innocente e la missione del suo carnefice va ben oltre la rieducazione sentimentale di una donna dedita a rapporti auto-distruttivi. Certo, esiste quel patologico rapporto di dominatore e dominato, ma le dinamiche vengono presto stravolte e la percezione iniziale dei protagonisti si rivela sequenza dopo sequenza sempre più mendace. Seth, il seviziatore, si scopre essere solo disposto a tutto perché innamorato, il peculiare incarceramento una misura piuttosto necessaria e Holly, presunta donzella indifesa, molto più pericolosa di quanto appare.

pet-carles-torrensKsenia Solo riesce a renderne la complessità e le sfumature, variando nettamente la mimica facciale e le movenze, via via che la narrazione avanza, conferendo a colei che interprete la sembianza di normale ragazza, che vive una vita comune e un po’ deprimente, poi di prigioniera terrorizzata, infine di qualcosa di molto diffente, subdolo e sanguinario… Dominic Monaghan, controparte nettamente più succube, invece replica quel suo ruolo di bravo ragazzo insicuro eppure perseverante, che abbiamo conosciuto in Lost e nel Signore degli Anelli, a cui questa volta aggiunge però un tocco di estro psicopatico in più.

In un succedersi di twist, che riescono davvero a stupire lo spettatore, viene intavolata una sorta di dark romance, con un tocco di Dexter in certi passaggi, dove vengono indagati i confini estremi dell’amore, fino alla totale dedizione, poiché come dichiarato Seth, tale sentimento è soprattutto sacrificio e entro il finale tale concetto verrà spinto ai massimi termini.

Certo molto freudiano, ma non particolarmente gore, la forza di Pet sta più nei dialoghi, nel lento disvelarsi dei più profondi reconditi della psiche umana, che non in immagini scioccanti, essendo quasi del tutto assenti squartamenti, torture o altre leccornie visive per gli amanti del cruento. Tuttavia il film è capace di una buona dose di perversione riuscendo a delineare con notevole estro e ottima resa attoriale la fenomenologia e le mille sfumature di una mente folle.

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[recensione da Sitges 49]: Pet di Carles Torrens
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Il regista spagnolo da vita a un thriller morboso, dove è decisamente complesso definire chi sia vittima e chi carnefice tra Ksenia Solo e Dominic Monaghan
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Il Cineocchio
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