15 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Raw (Grave) di Julia Ducournau

Disturbante e sconvolgente, il debutto solista della regista francesce apre una nuova prospettiva sul genere cannibalico

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
15 ottobre 2016
raw-grave-5

Con Raw (Grave), Julia Ducournau esordisce alla direzione e alla sceneggiatura di un lungometraggio, dopo il corto Junior e il film TV (co-diretto) Mange, con un’opera visivamente forte, al limite del disturbante, con uno script molto originale.

raw-grave-posterAl centro della vicenda troviamo Justine (Garance Marillier), ragazza timida, animalista e vegetariana che fa il suo ingresso nella facoltà universitaria di veterinaria, raggiungendo la sorella, la ribelle Alexia (Ella Rumpf) e dormendo nel campus universitario. Il primo impatto è subito piuttosto duro, gli studenti più anziani sottopongono le matricole a una serie di vessazioni, tra cui il farli gattonare nell’istituto per portarli a una sorta di rave, dopo essere piombati nelle loro stanze incappucciati e averli svegliati nel mezzo della notte, rovesciargli addosso una pioggia di sangue nella fotografia di inizio anno (un po’ alla Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma), ma soprattutto obbligarli a mangiare carne cruda in un rito di iniziazione.

“Una volta provata la carne umana, l’animale sviluppa una dipendenza e deve essere soppresso”. Questo a grandi linee l’evocativo discorso del padre (Laurent Lucas) alla figlia, in un’oscura quanto premonitizia affermazione. Cannibalico, anzitutto, ma in maniera differente dai classici italiani Ultimo mondo cannibale (1977) e Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato, o il più recente The Green Inferno (2013) di Eli Roth. Ambientato in un contesto normalissimo, una cittadina francese, e incentrato su una comune studentessa, risulta ancor più singolare l’irresistibile desiderio di carne umana, suo come della sorella. In una pulsione irresistibile, che vince l’autocontrollo e i più basilari e atavici tabù sociali, la protagonista di Raw si avvicina allora più i membri della famiglia Parker in We are what we are (2013) di Jim Mickle (a sua volta remake di Somos lo que hay di Jorge Michel Grau), rispettabili e comuni all’apparenza, antropofagi dietro le mura domestiche.

raw-grave-6L’iter è altresì più travagliato per Justine, la cui complessa psicologia e la cui lotta interiore sono descritte con grandissima delicatezza. E’ diversa, atavicamente diversa, quale non vorrebbe essere, meno spavalda di Alexia, vive la sua “malattia” con estrema sofferenza. In un disperato tentativo di essere accettata, si sente irrimediabilmente emarginata, cerca di allinearsi agli altri, ma la sua natura glielo impedisce. Diventa allora anche un peculiare Bildungs Roman, un romanzo di formazione la cui eroina è in realtà antieroica, deviata, ma non per questo malvagia, almeno negli intenti. Un percorso tardo adolescenziale, insieme al resto, con tutte le specificità e le esperienze che caratterizzano tale fase della vita, tra amore amicizia e bisogno di accettazione. Come per Licantropia Evolution, una tematica horror (in questo caso meno sovrannaturale) è trattata più in chiave emotiva che spettacolare e focalizzata su un contorto e a volte conflittuale rapporto tra sorelle, dove si alternano complicità e competizione

Tuttavia non manca certo il truce, l’orrorifico è tradotto non nel paranormale, ma nell’agghiacciantemente umano, proprio per questo ancor più disturbante (seppure le reazioni alla pellicola, l’abbandono della sala, ci sembrino un po’ eccessive). La descrizione indulge in dettagli scabrosi descritti in maniera decisamente particolareggiata: Ellen che mangia carne cruda, rigetta i suoi capelli a ciocche in un succedersi di conati, o divora il dito di Alexia, dopo averne leccato il sangue, infine il primo piano sulla gamba smangiucchiata di un amico, con vene e muscoli esposti. Le immagini sono rese ancor più ripugnanti dall’estetica asettica con cui certe sequenze vengono trattate, non vi è nulla di sovraumano, solo una ragazzina che mangia carne umana cruda, con una voracità intollerabile, senza pirotecnici effetti speciali, ma solo una resa realistica delle pratiche cannibaliche.

raw-graveL’incontenibile dei morti viventi romeriani, alla Zombi, delle orde di primitivi selvaggi di Deodato, o allo psicopatico Hannibal Letter del Silenzio degli innocenti (che perlomeno le sue vittime le cucinava) è qui proiettata su un personaggio del tutto comune, non c’è una particolare scusante a uno dei pochi divieti universalmente inviolabili nel post-contemporaneo. Forse in questo, più che nel sangue, nei brandelli di carne, nelle orecchie e guance strappate a morsi, sta il vero shock, intellettuale almeno quanto visivo; è soprattutto l’impossibilità di creare una distanza con l’antropologicamente vicino, l’incapacità per lo spettatore di attribuire l’inconcepibile a un’entità non umana o almeno infinitamente distante da lui. Scioccante dunque, eppure con una nota di dark humor a sequenze sconcertanti è alternata una battuta, un elemento quasi comico, che depotenzia da una parte il scioccante rendendolo meno “serio”, dall’altra ne sottolinea proprio così l’aberrante normalità, rendendolo con la lieve connotazione grottesca ancor più disarmante.

Inedito ed estremamente disturbante nel suo approccio all’antropofagia, Raw (Grave) lascia profondamente turbati, sia per il crudissimo emisfero visivo, sia ancor di più per la freddezza con cui il dispositivo, l’occhio della cinepresa, ce lo presenta sul grande schermo, senza alcuna spettacolarizzazione edulcorante.

Articolo
Titolo
[recensione da Sitges 49]: Raw (Grave) di Julia Ducournau
Descrizione
Disturbante e sconvolgente, il debutto solista della regista francesce apre una nuova prospettiva sul genere cannibalico
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Commenti (4)

  1. Ecco un’altro titolo che attendo con una certa curiosità. Secondo voi, ci sono delle possibilità di vederlo in futuro distribuito in Italia? Magari sotto l’etichetta della Midnight Factory (vedi Green Inferno).

Inserisci un commento