11 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Safe Neighborhood di Chris Peckover

Il regista americano riesce nel non facile compito di dare un twist inaspettato a quello che appare come classico home invasion, grazie anche a un giovanissimo protagonista davvero in parte

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11 ottobre 2016
Safe Neighborhood film

Chris Peckover torna a distanza di sei anni da Undocumented con Safe Neighborhood, una dark comedy diversa e inaspettata, che strizza l’occhio alle convenzioni dell’home invasion e al contempo in parte le rilegge in chiave ilare.

safe-neighborhood-poster-chris-peckoverIn una versione decisamente più pulp e morbosa di Mamma ho perso l’aereo, la scena si apre con il dodicenne Luke, Levi Miller (Pan, Terra Nova), e la sua sexy babysitter, Olivia DeJonge (The Visit), da soli a casa la vigilia di Natale, attaccati da uno o più malintenzionati. Immediatamente il film si pone in maniera ironica nei confronti dell’immaginario del genere, riproponendo in maniera farsesca i tipici escamotage tesi a suscitare spavento, in un gioco metafilmico che in qualche modo richiama la strategia narrativa utilizzata in Scream. Il segmento iniziale è allora un susseguirsi di topos horror, prima le chiamate da uno sconosciuto che non parla, poi le porte aperte misteriosamente, lo spostamento di oggetti in giardino, fino all’invasione vera e propria di loschi individui armati in casa, con debiti inseguimenti per le stanze, nascondigli e così via. Tuttavia si tratta solo di un incipit volutamente traviante,  dopo poco la narrazione si discosta nettamente dal già visto con un cambio di direzione magistrale.

safe-neighborhood-filmUn horror con un impianto classico, piuttosto ritrito, si tramuta allora, anche grazie alla ironica e caustica sceneggiatura scritta da Zack Kahn, in qualcosa di nuovo e avvincente. La pellicola non si limita a uno scambio di battute sagaci e a un susseguirsi di colpi di scena imprevedibili, ma il centro e perno dell’azione è Miller, capace di rendere una notevole  gamma di sfumature psicologiche che rendono il suo personaggio dalla doppia faccia, complesso ed estremamente interessante. Al suo fianco, a completare l’insieme, l’amico imbranato Garrett (Ed Oxenbould), a cui chiede aiuto per conquistare della ragazza dei suoi sogni, Ashley, che però non pare interessata, mostrandole di poter fronteggiare degli sconosciuti armati. Tuttavia l’apparenza inganna e ogni cosa non è quella che appare inizialmente, come apprendiamo scena dopo scena insieme ai protagonisti della pellicola e ognuno di loro entro la fine si renderà conto di non aver saputo comprendere chi aveva davanti, incapacità che tutti pagheranno caro.

Grottesco e mai buonista, come spesso sono le pellicole del genere con protagonista un bambino (per citarne due, Non Avere Paura del Buio o il remake di La Guerra dei Mondi), Safe Neighborhood riesce nel non facile compito di mostrarci qualcosa di inedito, con un notevole humor verbale, portandoci a riflettere sul Male che si annida anche nei luoghi più impensati.

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[recensione da Sitges 49]: Safe Neighborhood di Chris Peckover
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Il regista americano riesce nel non facile compito di dare un twist inaspettato a quello che appare come classico home invasion, grazie anche a un giovanissimo protagonista davvero in parte
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