15 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] The Handmaiden di Park Chan-wook

Lussurioso e morboso, il nuovo lavoro del regista coreano ci sprofonda in una narrazione meditata, perversa e carnale

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15 ottobre 2016
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Un turpe racconto di raggiri e tradimenti, una vicenda tragica di umiliazione e soprattutto una storia d’amore, The Handmaiden di Park Chan-wook riesce a fondere tutto questo e ammantarlo al contempo con una connotazione calcatamente erotica e a tratti morbosa.

handmaiden_posterDecisamente lungo e piuttosto meditativo, come è d’altra parte tipico del regista coreano, il film è suddiviso in tre parti, ciascuna in cui vige un differente punto sui medesimi eventi, ma svelando di volta in volta qualche particolare in più dei personaggi, del loro passato e della loro psicologia, come dei fatti occorsi, della realtà in cui hanno agito, ciascuno all’oscuro del reale obiettivo dell’altro. Primo capitolo è dedicato a Sook-Hee (Kim Tae-ri), orfana adottata da un gruppo di ladri e ricettatori a cui un avventuriere, che si finge il Conte Fujiwara (Jung-woo Ha), si rivolge per circuire una ricca ereditiera, miss Hideko (Min-hee Kim), indurla a sposarlo e poi sbarazzarsene rinchiudendola in manicomio. La ragazza viene assunta così come cameriera personale, secondo i piani, nella ricca casa dove la vittima del raggiro vive con un singolare parente, quasi prigioniera di una gabbia dorata. Sprovveduta e capricciosa, ma all’apparenza di buon animo, la giovane ci è presentata come molto sola, insicura e bisognosa d’affetto, soprattutto dopo il suicidio dell’amata zia. Una viziata benestante, dunque, le cui debolezze la scaltra Sook-Hee è decisa a sfruttare per conquistarsi, fingendosi ingenua e sempliciotta, la sua fiducia e simpatia,così da ispirare in lei l’amore per il suo malintenzionato pretendente, come progettato. Tuttavia, tra carnale e sentimentale, la truffatrice pare innamorarsi di colei che dovrebbe frodare, nonostante ciò porta a compimento il disegno iniziale, arrivando a persuaderla a sposarsi, ma il finale è ben diverso da quello che si aspettava.

the-handmaidenSi apre il secondo atto: in un gioco di specchi, anche Hideko non è ciò che appare, né innocente, né fanciullesca, si apre un illuminante excursus sulla sua infanzia che mostra la vera natura della giovane padrona di casa. La vicenda diviene alquanto truce, morta la madre alla nascita, viene affidata al perverso zio Kouzuki, alla moglie e alle ‘cure’ di una perfida governante che la tortura in ogni modo. Pian piano si scopre che le letture a cui viene educata sono tutt’altro che amene e che la zia, prima di morire era costretta a recitare e mimare romanzi erotici davanti a un pubblico di amici del consorte, umiliazione per la quale si impicca e compito che eredita la nipote. Hideko, disgustata e algida, farebbe qualsiasi cosa per andarsene da quella terribile prigione e tesse, anche lei complice del conte, una trappola ai danni della futura governante.

handmaiden parkInfine nella terza parte c’è l’incontro dei due punti di vista discordanti, l’una rivela la propria vera natura all’altra, l’artificio viene meno, le maschere vengono abbandonate e l’ambiguo triangolo amoroso giunge a un epilogo. Un triangolo amoroso, certo, con al centro la vittima che si scopre invece fredda manipolatrice, ma non solo. Si tratta anche di un racconto erotico spinto, che prende spunto da una vicenda da melodramma, per numerose ed esplicite scene di amore saffico, in cui non mancano effusioni e nudi integrali. Esplorando i limiti del sensuale, inoltre, viene anche prospettato qualcosa di più estremo, ricercato dallo zio vizioso e dai suoi ospiti nel letterario: si indulge allora con una certa attrazione a pratiche decisamente peculiari, descritte in maniera vivida dalle parole della giovane nelle sue letture, come in un succedersi di citazioni auliche, tra cui De Sade e gli shunga (le stampe erotiche) di Hokusai, ne viene menzionata in più inquadrature la più celebre, in versione cartartacea e in carne e tentacoli… Ritroviamo dunque la convenzionale morbosità e cupezza a cui siamo abituati, presenti in altri film di Park Chan-wook nella Trilogia della Vendetta (Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta), ma in questo caso anche il passaggio più turpe è stemperato da un lato grottesco, già sperimentato altrove in I’m a Cyborg, But That’s OK.

Pellicola complessa e stratificata, a tratti fascinosamente oscena, The Handmaiden non è certo  immediatamente fruibile, ma alla leggerezza sostituisce un’estetica seducente e carnale, in cui la bellezza è esibita sul limitare di una disarmante e colta morbosità.

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[recensione da Sitges 49]: The Handmaiden di Park Chan-wook
Descrizione
Lussurioso e morboso, il nuovo lavoro del regista coreano ci sprofonda in una narrazione meditata, perversa e carnale
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Il Cineocchio
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