23 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] The Limehouse Golem di Juan Carlos Medina

Olivia Cooke star assoluta dell’opera seconda del regista, un appassionante mistery thriller ambientato in epoca vittoriana

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23 ottobre 2016
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C’è un motivo se le uccisioni di Jack lo Squartatore hanno scosso la Londra di fine 19esimo. Il pubblico, se da un lato riconosceva tale violenza come aberrante, dall’altro semplicemente non poteva fare a meno di essere attirata dal raccapricciante e dal macabro. Piaccia o no, c’è un significativo interesse pubblico verso le cose orribili che gli esseri umani sono capaci di farsi l’un l’altro, e questo è uno dei fondamenti del thriller ambientato in epoca vittoriana The Limehouse Golem del regista Juan Carlos Medina, che segue la ricerca del serial killer del titolo con un taglio tempestivamente femminista che consente a questo film di andare ben oltre l’essere l’opera di tutto rispetto che è.

the-limehouse-golem-posterBasato sul romanzo di Peter Ackryod intitolato Dan Leno and the Limehouse Golem, inizia con l’arresto di Elizabeth Cree (Olivia Cooke), una famosa performer di vaudeville sospettata di aver ucciso il marito, che si scopre avrebbe potuto ere una connessione con una serie di raccapriccianti omicidi attribuiti a una figura conosciuta solo come The Limehouse Golem. L’ispettore Kildaire (Bill Nighy), che è stato trasferito fuori di Londra a causa delle voci sulla sua omosessualità, viene incaricato di seguite il caso, probabilmente perché così l’uomo potrebbe servire da buon capro espiatorio nel caso in cui il Golem non venisse trovato.

Mentre Kildaire inizia a investigare sugli omicidi del Golem, incrocia la sua strada con Elizabeth, che deve ora affrontare la pena di morte anche se continua a professarsi innocente. Kildaire inizia allora a parlare con Elizabeth, scoprendo in una serie di conversazioni come è arrivata ad essere una famosa performer dopo un’infanzia poverissima in balia di una madre violenta e religiosa e dopo essere stata vittima di una violenza sessuale in giovanissima età. Elizabeth si è fatta largo coi denti verso la celebrità, scansando in modo intelligente i molti uomini che avevano cercato di ‘aiutare’ il suo successo.

La Cooke è straordinaria in quello che è veramente il ruolo principale qui. Ha lasciato che il suo talento splendesse nella serie TV Bates Motel e in Me & Earl & the Dying Girl, ma questo è il film nel quale dimostra definitivamente di poter guidare un’opera tutta sua (e fa molto ben sperare per il suo prossimo lavoro, Ready Player One di Steven Spielberg). La co-sceneggiatrice Jane Goldman (Stardust) è l’arma segreta di The Limehouse Golem, sfornando uno script esplosivo che passa da una scena all’altra con dialoghi sfacciati e senso di urgenza e con una forte connotazione femminista che permea tutto. E nella Cooke, la sceneggiatura della Goldman canta, con l’attrice che trasuda fiducia e una versatilità davvero impressionante.

limehouse-golem-libroIn effetti, lo script può veramente essere la vera star di The Limehouse Golem, e Medina – che ha esordito nel 2012 con Insensibles – fa tutto quanto in suo potere per far brillare la sceneggiatura. La sua composizione è abile e poetica, senza mai richiamare troppa attenzione su di sé, e realizza una Londra vittoriana piena di vividi dettagli ma con una claustrofobia che si adatta all’impostazione squallida del quartiere di Limehouse. La sete del pubblico per la violenza è inoltre soddisfatta, grazie agli scorci sul lavoro del Golem, decisamente raccapriccianti e, a volte, anche un po’ nauseante.

L’intero cast in ogni caso è in parte, con Nighy che fa – come prevedibile – un lavoro preciso nei panni del detective pieno di costanza e di buon cuore, ma è Douglas Booth che spicca davvero accanto alla Cooke. Interpreta un famoso e incredibilmente popolare artista di nome Dan Leno, che durante le sue esibizioni si traveste anche da donna e canta canzoni per il popolo londinese, ricevendo grandi applausi. E’ un artista, e prende Elizabeth sotto la sua ala protettrice, facendole da mentore nel mondo dello spettacolo. Nel suo personaggio è presente una deliziosa giocosità, con un accenno di gravità, come spesso accade nei grandi artisti. Il suo accento cockney e i denti imperfetti non fanno altro che aggiungere dettagli preziosi a questo personaggio ben scritto e recitato.

Mente il film procede, con la storia di Elizabeth che viene raccontata parallelamente alle indagini di Kildaire (che comincia a svelare curiosi sospetti strettamente legati al mondo di Elizabeth), la sceneggiatura della Goldman mette in luce i molti modi in cui gli uomini cercano di aiutare, ostacolare, o fare un favore a Elizabeth. E’ il meme della milady che prende vita, e Medina fa un lavoro fantastico nel mettere in scena queste sequenze come se sembrassero del tutto contemporanee. Un tema ricorrente del film che spesso Kildaire commenta riguarda gli uomini ricchi che sposano donne povere apparentemente per gentilezza, ma in realtà per ricevere gratitudine e pacche sulle spalle: ‘Che bel gesto da parte di tizio salvare quella donna indifesa!’ Ed era particolarmente rilevante nella Londra vittoriana, ma forti paralleli sono sicuramente lanciati anche verso il mondo dominato dagli uomini di oggi, permeato di sessismo, sia palese che inconscio.

the-limehouse-golemSe da una parte tutta questa risonanza tematica e la critica sociale aggiungono un bel po’ di importante carne al fuoco della storia, la spina dorsale di The Limehouse Golem rimane però il mistero al centro del film, e nelle mani della Goldman e di Medina diventa tremendamente convincente. La storia si dipana poco a poco, e anche se si può intuire prima della fine che sia il Golem, non viene tolto niente del suo impatto. E anche se ci sono un paio di passaggi narrativi a vuoto mentre ci si avvicina alla conclusione, che comunque si rivela deliziosa e soddisfacente.

In effetti, The Limehouse Golem è soprattutto buon intrattenimento, e la presenza di sequenze truculente probabilmente non farà che invogliare ulteriormente gli spettatori. La gente vuole capire quali macchinazioni si nascondano dietro a tali orribili crimini. ‘Come potrebbe un altro essere umano, proprio come me, fare qualcosa di così terribile?’ The Limehouse Golem offre una diabolicamente buona risposta, mentre racconta lungo il percorso cosa vuol dire essere una donna in un mondo di uomini.

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[recensione da Sitges 49] The Limehouse Golem di Juan Carlos Medina
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Olivia Cooke star assoluta dell'opera seconda del regista, un appassionante mistery thriller ambientato in epoca vittoriana
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