8 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Train to Busan di Yeun Sang-ho

Il regista coreano esordisce al lungometraggio live action con un riuscitissimo zombie movie che dà una boccata d’aria a un genere che sembrava ormai aver detto tutto

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8 ottobre 2016
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La filmografia dedicata agli zombie in occidente è ampia e decisamente sviluppata – forse anche troppo -, ma soprattutto dopo l’incredibile successo di The Walking Dead sembra essere divenuta una vera e propria moda, con risultati alterni, molto spesso non entusiasmanti. Così, quando siamo entrati in sala per assistere alla proiezione di Train to Busan, nuovo horror del filone firmato da Yeun Sang-ho, eravamo evidentemente piuttosto dubbiosi, seppure in qualche modo intrigati, se non altro per il fatto che si tratta di una pellicola coreana. Il lungometraggio, anticipato da Seoul Station (cortometraggio animato che si incentra allo stesso modo sulla terribile pandemia che vediamo nel lungo), rappresenta infatti la prima incursione del regista nella cinematografia del terrore, almeno per ciò che concerne la direzione di attori in carne e ossa.

train busan locandinaAffine in qualche modo all’overture tipica per i film afferenti al prolifico filone, nelle prime sequenze è introdotto un indizio dell’imminente esplosione del virus, ma subito si percepisce il tocco irriverente di Yeun Sang-ho, che per farlo sceglie di mostrare un cervo non morto. Mantenuto costante per tutto lo svolgimento della narrazione, sono molte le scene in cui l’estro creativo dà vita a sequenze spettacolari e sopra le righe, quasi grottesche eppure al contempo ben integrate in una situazione che è per definizione inimmaginabile. Dall’assalto di un nutrito gruppo di infetti – che non mollano mai il colpo – che inseguono velocissimi e si aggrappano, a centinaia, a un vagone del treno, alle orde che assaltano alcuni dei superstiti all’arrivo in una stazione ferroviaria che dovrebbe essere sicura, l’azione non viene certo lesinata, diversi sono i momenti in cui lo spettatore sussulta per un attacco improvviso, e sono costruite scene spettacolari ad alto tasso adrenalinico con l’impiego di moltissime comparse. Ancor più interessante è il fatto che gran parte della diegesi si sviluppa all’interno di un treno in movimento, in un iter a ostacoli che in qualche modo ricorda alla lontana quello affrontato dai protagonisti di Snowpiercer di Bong Joon-ho, connazionale di San-ho (forse non un caso), ma qui con avversari molto meno raziocinanti e più mordaci. In un’atmosfera chiusa, allo stesso modo claustrofobica, per gran parte del tempo, sono inseriti allora ipercinetici walkers, che paiono un incrocio tra il tipo rabbioso alla 28 giorni dopo e i mostruosi non morti di Resident Evil, ma hanno un punto debole (che non sveliamo).

Yeon Sang-ho train busanSe dunque Train to Busan si presenta come un prodotto ad alto tasso d’intrattenimento, non per questo vigono solo sangue, carni lacerate e fughe repentine dominate dalla presenza di torme di famelici inseguitori. Esiste anche un nucleo riflessivo persistente, richiamato in diverse occasioni: la manichea opposizione tra sopravvivenza a scapito di tutti e l’aiuto del prossimo, rischiando così di morire con lui, anche se sconosciuto. Perno centrale dell’antitesi tra i due poli è Seok‑Woo (Gong Yoo, The Suspect), padre appena divorziato che intende portare a Busan dalla madre la figlia Soo-an (Kim Soo-Ahn) per il suo compleanno. Inizialmente genitore disattento e egocentrico, via via che il viaggio procede e i morti viventi mietono vittime, come in una sorta di adulto percorso di formazione, l’uomo abbandonerà il suo egoismo per un atteggiamento decisamente più altruista e si ravvedrà.

train-to-busan2A volte con un filo di ingenuità nel tratteggiare le psicologie dei personaggi – comunque abbastanza credibili – è descritta allora la frenetica corsa verso sud attraverso molteplici pericoli di un padre che vuole salvare la figlia, ma non solo. Dalla coppia di sposi che aspettano un figlio, interpretati da Yu-mi Jeong (In Another Country) e dal combattivo Dong-seok Ma (One to One), fino ad alcuni personaggi più marginali come i ragazzini delle superiori (Woo-sik Choi e Sohee), il clochard e un prepotente e prevaricatore uomo d’affari, sono presentati una serie di tipi umani, ciascuno con una propria reazione alla crisi, in uno spettro che passa dal sacrificio personale per gli altri all’estremo opposto, ciascuno con una sua evoluzione e un suo destino contribuisce a un racconto che diviene corale e antropologico.

Sia per l’avvincente e originale maniera in cui è trattato lo zombie movie, sia per la notevole fattura delle riprese e l’architettura delle scene, sia per la storia compiuta, per i suoi personaggi – semplici eppure riusciti -, sia infine per la recitazione, Train to Busan è una pellicola assolutamente da vedere, per gli amanti del genere e non solo 8come dimostra il record assoluto di biglietti staccati in Corea). Pare che in Italia verrà distribuito nell’aprile 2017.

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[recensione da Sitges 49] Train to Busan di Yeun Sang-ho
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Il regista coreano esordisce al lungometraggio live action con un riuscitissimo zombie movie che dà una boccata d'aria a un genere che sembrava ormai aver detto tutto
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Il Cineocchio
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