18 ottobre 2016

[recensione da Sitges 49] Yoga Hosers di Kevin Smith

Il regista realizza un’opera sconclusionata e ben poco commerciale, nonostante le apparenze, più divertita che divertente

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18 ottobre 2016
yoga-hosers-smith

Ventidue anni dopo Clerks, Kevin Smith torna con una nuova avventura che vede protagoniste due adolescenti, in questo caso due ragazze però, una horror comedy dai toni cartooneschi. Probabilmente più efficace se visto sotto l’effetto di qualche sostanza che altera la mente, il film combina umorismo da scuole superiori, battute sui canadesi (comprensibili solo se visto in lingua originale ovviamente) e una falange di terribili, piccoli “Bratzis”, soldatini grassottelli nazisti in miniatura fatti di bratwurst.

yoga-hosers-locandinaSe questo Hosers Yoga potrebbe elevarsi a prima vista a cult per la sua componente ‘stupefatta e confusa’, si rivela in realtà un’opera talmente strana e incerta che è più probabile rimarrà circoscritta alla ristretta cerchia dei fan più accaniti del regista, che non sono comunque pochi (ha circa 2.7 milioni di seguaci su Twitter). I responsabili del marketing hanno invece puntato tutto sull’ennesimo travestimento di Johnny Depp, nei panni di un detective del Quebec e sulle figlie sua e di Smith (Lily-Rose Depp e Harley Quinn Smith), nei due ruoli principali. Anche così, è altamente improbabile che il film vada oltre a un pubblico altamente auto-selezionante, un pubblico che probabilmente lo vedrà sui propri dispositivi mobili o sulla TV di casa, difficilmente cinema.

Ambientato a Winnipeg e incentrato intorno a quello che succede nel negozio di alimentari aperto 24h Eh-2-Zed (riferimento al Quick Stop di Clerks), Yoga Hosers segue le impiegate Colleen M (Smith) e Colleen C (Lily-Rose Depp), due ragazze di 15 anni e mezzo con un debole per lo yoga e per la musica (appena possono si esercitano in cacofoniche performance a squarciagola assieme a un batterista non più giovanissimo, Adam Brody, sul retro del negozio). Non particolarmente gentili con i clienti che si avventurano dalle loro parti, trascorrono la maggior parte del loro tempo dicendo agli avventori “sorey boot that” (traduzione: “mi spiace” con accento canadese), mentre sognano un appuntamento con il bello della scuola Hunter Calloway (Austin Butler) o mandando incessantemente messaggi coi loro telefonini. La vita di queste studentesse è però in procinto di prendere una deviazione verso l’assurdo dopo che la loro insegnante di storia (Vanessa Paradis) racconta il sinistro passato nazista della città. A quanto pare il leader del Partito Fascista tedesco con sede a Winnipeg è scomparso senza lasciare traccia molti anni prima e non è mai più stato visto. In un succedersi di eventi paradossali, più tardi quella notte, le due ragazze si ritrovano prima faccia a faccia con un paio di aspiranti killer satanisti, poi con l’esercito dei già citati “Bratzis”, che uccidono le persone infilandosi nei loro deretani (!). Applicando gli insegnamenti dello yoga all’arte del combattimento e con l’aiuto di Guy LaPointe (Depp, che riprende il ruolo già portato sullo schermo nel precedente Tusk), le due Colleen dovranno così liberarsi sia degli incompetenti adoratori di Mefistofele che dei mostriciattoli e del loro malvagio leader (che si diverte a fare imitazioni di Al Pacino e Arnold Schwarzenegger).

yoga hosersQuesta pellicola infarcita di gag è sfacciatamente e orgogliosamente ridicola, con battute che fanno leva sull’accento canadese per provare a divertire (un sacco di “boot” e “oot” al posto di “about” e “out”) e sul senso dell’umorismo infantile di Smith spesso intraducibile, del tipo: “Haters have to hate like douches need to douche!” (farsesco detto assolutamente intraducibile) o “Non mi importa dei vostri castori!”.

Certo, alcune trovate sono genuinamente divertenti, o per lo meno gustose. Vedendo Depp nel suo make-up decisamente ‘peloso’ gorgheggiare con un pesante accento franco-canadese, con nei sparsi per tutto il suo volto, suscita più di una risata. E la figlia di Smith, Harley Quinn, ha una certa presenza scenica comica (molto più della figlia di Depp, che non è molto di più che un bel visino). La giovane Smith ha un volto molto espressivo, lampeggiante di grandi sorrisi a trentadue denti e di sguardi da horror slapstick che si adattano bene all’interno delle sequenze, congegnate in modo strambo dal padre. Justin Long, che si presenta in scena come il barbuto e capellone swami delle ragazze, Yogi Bayer (ci arrivate vero? … Yogi Bear), è invece soltanto appena appena comico, nella migliore delle ipotesi.

Yoga Hosers in definitiva lascia la sensazione che sia stato un film più divertente da girare che da guardare. Con la sua gamma di colori sgargianti, lo humour grossolano e i camei di attori ben noti a chi bazzica l’universo di Smith (ci sono anche Jason Mewes, Haley Joel OsmentRalph Garman Stan Lee), la pellicola ricorda una sorta di opera prima alla John Waters – fatta da Smith – su misura per un pubblico underground piuttosto che per uno vasto. Il regista stesso ha affermato che può essere pensato come un Ragazze a Beverly Hills che incontra Gremlins, affermazione che immediatamente chiarisce le sue fonti di ispirazione, seppur lasciando perplessi: la sua pellicola infatti non si avvicina nemmeno minimamente ai sopracitati film nè per il livello di umorismo nè per quello di intrattenimento.

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[recensione da Sitges 49]: Yoga Hosers di Kevin Smith
Descrizione
Il regista realizza un’opera sconclusionata e ben poco commerciale, nonostante le apparenze, più divertita che divertente
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Il Cineocchio
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