26 ottobre 2016

[recensione] Doctor Strange di Scott Derrickson

Tra sale operatorie e mondi paralleli arriva sul grande schermo il quattordicesimo film del MCU, con Benedict Cumberbatch nei mistici panni dello Stregone Supremo

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26 ottobre 2016
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Per mesi ci hanno letteralmente bombardato di pubblicità su questo quattordicesimo film della Marvel (QUI le nostre 45 cose da sapere sul film) proponendoci foto dal set, poster e svariati trailer. Lo stesso Benedict Cumberbatch per promuovere la pellicola andava addirittura nei comic book stores newyorkesi a firmare il relativo fumetto, come da ormai consolidata ‘scuola Deadpool’, con Ryan Reynolds che diventa improvvisamente un simpaticone sui social. Tra polemiche sul whitewashing (vedi l’Antico che da uomo asiatico diventa donna caucasica) e le alte aspettative per la scelta dell’attore protagonista, finalmente abbiamo avuto anche noi l’opportunità di immergerci in questo enorme caleidoscopio dalle tinte orientali.

doctor-strange-locandinaDi primo impatto si notano subito i riuscitissimi effetti speciali, dai viaggi astrali stile Ipnorospo di Futurama alla città destrutturata che ricorda Inception, complice anche l’intelligente mezzo del 3D, sembra davvero di ritrovarsi in mondi paralleli a tratti inquietanti come la ‘Dimensione Specchio’. Molto ben fatta anche la struttura visiva delle magie che ricordano dei mandala disegnati da monaci tibetani. L’ambientazione insomma risulta azzeccata, forse unico elemento di spessore se paragonata ai personaggi. Stephen Strange infatti rappresenta il clichè di uomo arrogante e materialista che per una serie di eventi si vede costretto a cambiare e ampliare la sua visione della vita. Da brillante chirurgo con un ego smisurato, interessato alla fama piuttosto che ai pazienti, si ritrova a perdere tutto di colpo per un incidente d’auto, che gli preclude per sempre l’uso delle mani. Disperato giunge a Kathmandu per apprendere le arti mistiche dall’Antico, interpretato da un’androgina Tilda Swinton. Come Neo in Matrix lui sembra essere il prescelto e impara velocemente, forse troppo, i segreti della magia e delle arti marziali. Inizia infatti a utilizzare il più potente talismano esistente, L’Occhio di Agamotto, per stravolgere il continuum spaziotemporale. Il futuro Stregone Supremo si ritrova a dover affrontare un vecchio adepto passato al “lato oscuro”, Kaecilius interpretato da Mads Mikkelsen, ora diventato discepolo del potente Dormammu (la cui rappresentazione grafica è un incrocio tra nonna Salice di Pocahontas e il capo del Nuovo Ordine di Guerre Stellari episodio VII), signore della Dimensione Oscura desideroso di impadronirsi di tutti i mondi esistenti. Kaecilius, truccato come uno dei Kiss, cerca infatti con altri stregoni dediti alle arti oscure, di distruggere tutti i santuari che proteggono il mondo degli umani, uccidendone i maghi guardiani. Lo scontro principale avviene proprio nel Sancta Santorum di New York, dove vediamo il fulcro dell’azione con un ancora impacciato Doctor Strange che viene aiutato dalla cappa della levitazione che sembra avere vita propria ed essere anche molto spiritosa. Non manca infatti la sfumatura giocosa di stampo Marvel.

doctor-strange-filmCumberbatch deve attingere a tutte le sue capacità di bravo attore per rendere il famoso dottore meno ridicolo e “macchietta”, districandosi tra le varie scenette comiche che non si addicono al personaggio. Dalle premesse e dalla scelta del regista, Scott Derrickson, ci si aspettava più introspezione e più scene cupe, tanto che si vociferava un prodotto più alla Christopher Nolan. A fare da ‘spalla comica’ troviamo Wong, interpretato da Benedict Wong, che passa da servitore nella versione cartacea a bibliotecario in quella cinematografica. Controverso per i lettori più accaniti è il personaggio di Karl Mordo portato sullo schermo da Chiwetel Ejiofor. Egli infatti si contraddistingue per la sua sete di potere e voglia di prevaricazione, mentre nel film sembra un cieco sostenitore dell’Antico che ad un certo punto si accorge che forse deve riflettere meglio su ciò che crede vero. Sembra quasi che abbiano voluto trasferire la sua personalità a Kaecilius per lasciare spazio a una sua evoluzione malvagia in futuro. Rachel McAdams interpreta invece il ruolo di Christine Palmer, collega e amante di Stephen, rimanendo sempre in disparte e apparendo inscena solo quando serve per curare il malcapitato di turno, come prelevata dal set di un episodio Grey’s Anatomy giusto per dire due battute e scomparire nuovamente.

doctor-strange-tilda-swinton-chiwetel-ejioforQuesto film va inteso come anello di congiunzione tra i vecchi film consacrati da Iron Man e il nuovo universo espanso Marvel. Ci sono infatti molti riferimenti e collegamenti al suo interno. Scopriamo che nell’Occhio di Agamotto è contenuta una delle gemme dell’Infinito, precisamente quella del Tempo, che sono i cardini dell’universo e donano poteri immensi a chi le possiede. Questo ci riporterà ad Avengers Infinity War, nel quale evidentemente rivedremo il dottore. Le altre gemme sono quella dello Spazio, contenuta nel Tesseract, quella della Mente ora incastonata sulla fronte di Visione, quella della Realtà che appartiene al Collezionista e quella del Potere ora nelle mani dei Nova Corps. Immancabile anche il cameo di Stan Lee, lo troviamo su un autobus che legge Le porte della Percezione, libro del 1954 di Aldous Huxley, che descrive i trip sotto effetto di mescalina dell’autore, spiritosa metafora dei viaggi astrali di Stephen Strange. Qui si evince tutta la tematica del film, a mio parere rimasta sottotrama, dell’ondata new age olistica tipica degli anni sessanta. In quell’epoca vennero introdotte in occidente le pratiche mistiche orientali, ed è su questo punto che si divide l’anima cinica e razionale di Strange, che si ritrova a dover fare i conti con fenomeni inspiegabili con la scienza. La magia impregna tutto il film, dalla scomposizione della materia ai mandala di luce che creano gli stregoni muovendo le mani nell’aria, per arrivare alla creazione di portali con movimenti circolari. Sullo skyline di New York i più attenti avranno scovato la ex Stark Tower, ora base operativa degli Avengers, con la caratteristica A gigante impressa sulla facciata. Per chi avesse ancora dubbi sulla collocazione temporale rispetto agli altri film dell’MCU, durante il viaggio in macchina all’inizio del film, il protagonista riceve una telefonata in cui la sua assistente dice: “Ho un colonnello della Marina di 45 anni, che si è schiacciato la spina dorsale in una sorta di armatura sperimentale”. Chi ha visto Civil War collegherà subito il personaggio allo sfortunato colonnello James “Rhodey” Rhodes, nelle pellicola di qualche mese fa precipitava indossando l’armatura di War Machine. Tirando le somme, gli appassionati del personaggio nato dalla penna di Steve Ditko negli anni ’60 storceranno quindi un po’ il naso vedendo il lavoro di Derrickson, da cui esce un mago che si discosta dai fumetti per entrare in una dimensione più comica, miscelando la personalità di Iron Man con le magie alla Harry Potter e alle sfumature asiaticheggianti in stile La Tigre e il Dragone.

Momento SPOILER post titoli di coda

Alla fine del film, come tutti ormai dopo otto anni di film Marvel sanno bene, ci sono 2 scene extra. Nella prima Stephen dialoga con Thor sulla minaccia che costituisce Loki per la Terrra, offrendosi di aiutarlo a ritrovare Odino, altro collegamento che ci porterà tra un anno al terzo capitolo della saga del dio norreno: Ragnarok. Nella seconda ritroviamo invece Mordo che costringe a ritornare paraplegico l’uomo che aveva consigliato a Strange di andare in Nepal per curare le sue mani dopo l’incidente, dichiarando così in qualche modo guerra a chi (ab)usa i poteri cosmici infrangendo troppe regole, confermando così i sospetti circa un probabile sequel e al suo prossimo villain.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Doctor Strange:

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[recensione] Doctor Strange di Scott Derrickson
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Tra sale operatorie e mondi paralleli arriva sul grande schermo il quattordicesimo film del MCU, con Benedict Cumberbatch nei mistici panni dello Stregone Supremo
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Il Cineocchio
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