12 novembre 2016

[recensione] Fear, Inc. di Vincent Masciale

L’esordiente regista gioca a fare David Fincher, spingendo i suoi personaggi a credere o meno di trovarsi all’interno di una simulazione horror, ma il risultato è lontano dalle aspettative

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12 novembre 2016
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Commedia e horror sono due generi che fanno leva sulle reazioni viscerali del pubblico (letteralmente, a volte). E nel corso della storia sono spesso anche andati a braccetto. Eppure, se l’intenzione quella di spaventare la gente che si trova in una stanza buia oppure solleticarla in modo stupido, non è affatto un’impresa facile, e Fear, Inc. può testimoniarlo. Infatti, quest’opera sembra fatta su misura per i drogati del genere horror in cerca di un film ben consapevole di tutti gli inside jokes … ad eccezione di come farli particolarmente intelligenti.

fear-inc-locandinaIn favore di Fear, Inc. va detto che la premessa è molto interessante e riesce a creare l’esatto tipo di meta-incubo nel quale la maggior parte dei fan dell’orrore piacerebbe trovarsi intrappolati. Uno di questi fanatici è il Joe Foster interpretato Lucas Neff, un ragazzino nel corpo di un adulto destinato a risultare immediatamente accattivante grazie al suo stile e al suo spirito da scansafatiche (invece di cercare un lavoro passa le sue giornate a rilassarsi nella piscina della sua ragazza e a giocare a beer pong da solo…). Neff appare affabile e infonde Joe di una gioia infantile per tutto quello che riguarda il cinema del terrore, anche se l’atteggiamento fannullone del personaggio supera spesso il confine del simpatico spingendosi pericolosamente a capofitto nell’irritante.

E’ meraviglioso quindi che la sua molto orientata alla carriera fidanzata Lindsey (Caitlin Stasey) continui a volerlo intorno, ma per lo meno lui sa come divertirsi e divertirla. Così, dopo che la visita a una finta casa infestata di divertimenti la notte prima di Halloween si dimostra essere spaventosa quanto l’ultimo found footage ‘per tutti’ che vi siete dovuti sorbire al cinema, le feroci lamentele di Joe attirano l’attenzione di un tipo un po’ sospetto in trench (Patrick Renna). Il minaccioso sconosciuto porge a Joe e Lindsey il suo biglietto da visita del “Fear, Inc.” Gestito da un gruppo di appassionati dell’horror non necessariamente troppo rispettosi della legge e pure piuttosto loschi, il Fear, Inc. promette di rendere i loro incubi realtà, intrappolandoli all’interno dei loro show da brivido preferiti.

Anche dopo che il suo migliore amico Ben (Chris Marquette) e sua moglie (Stephanie Drake) lo avvertono di aver sentito che Fear, Inc. è pericoloso, Joe decide ugualmente di contattare la criptica organizzazione. Durante la notte di Halloween, Joe e i suoi compagni si trovano così vittime di una home invasion da parte di figuri mascherati che stanno inscenando iconici momenti da Scream, Venerdì 13 e Saw, con Joe che spesso svela a voce alta i meta-riferimenti. Tuttavia, la realtà comincia a sfumare, e diventa una questione aperta se quello che stanno sperimentando sia reale oppure finzione, e se il sangue che fuoriesce dai vicini di casa e dagli amici sia sciroppo di mais o qualcosa di molto, molto peggiore.

fear-inc-film-abigailLa messa in scena auto-consapevole non soltanto di una commedia horror dove i personaggi sanno già tutto, ma di una in cui hanno anche visto compiersi quelle esatte scene, è efficace. E anche l’intuizione di rivisitare la trama di The Game – Nessuna regola di David Fincher (un’altra pellicola che viene menzionata apertamente qui) all’interno di un genere così poco apologetico è divertente. Il problema è però che la battuta o il dialogo memorabile non arrivano mai, poichè non ce ne sono davvero da trovare in alcun modo.

Esistendo per lo più come puro esercizio per i vari riferimenti meta-cinematografici, Joe rivela ogni film horror nel quale si ritrova di volta in volta senza mai fare in realtà un buon uso di questi parallelismi. Riciclando cliché horror familiari – partendo da un prologo con una vittima destinata a una brutta fine interpretata da un’attrice relativamente molto conosciuta (in questo caso Abigail Breslin) – il film fondamentalmente si pone in modo tale da non essere percepito come realmente pauroso o di suspense, e lo humor inventato dal regista debuttante Vincent Masciale e dallo sceneggiatore Luke Barnett si basa tutto sul domandare semplicemente agli spettatori, “te lo ricordi questo?”.

Fear-IncL’altra sagace carta giocata da Fear, Inc. concerne il gioco mentale riguardante il fatto se quello che avviene sullo schermo stia accadendo per davvero o meno, ma è allo stesso tempo compromessa dal fatto che, nonostante gli sforzi di Neff, il personaggio di Joe Foster è stato scritto per risultare totalmente e irrimediabilmente antipatico, un uomo adulto che prende sempre la peggior decisione possibile e che sembra del tutto ignaro delle conseguenze delle sue azioni, anche se potrebbero portare a un doloroso spargimento di sangue intorno a lui.

Privando il pubblico di un protagonista che voglia veder sopravvivere – o almeno che si riabiliti -, Fear, Inc. alla fine diventa un numero che probabilmente non vale la pena di chiamare. Il servizio che promette sembra certamente intrigante per il giusto fan del genere, e probabilmente troverà quell’esatto pubblico in VOD un giorno, ma è improbabile che riesca a dargli quello che molti si aspettano.

Di seguito il trailer ufficiale di Fear, Inc.:

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[recensione] Fear, Inc. di Vincent Masciale
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L'esordiente regista gioca a fare David Fincher, spingendo i suoi personaggi a credere o meno di trovarsi all'interno di una simulazione horror, ma il risultato è lontano dalle aspettative
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Il Cineocchio
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