The Movie Db400710/10
The Movie Db/10
13 dicembre 2017

Recensione | Flatliners – Linea Mortale di Niels Arden Oplev

Ellen Page è la protagonista del pasticciato remake del thriller del 1990, che non riesce a rianimarsi dai grossi problemi di coerenza narrativa

13 dicembre 2017

Film tra i più bistrattati del 2017, Flatliners: Linea mortale di Niels Arden Oplev è in effetti piuttosto malriuscito, ma non più di molti altri, per cui stupisce l’accanimento con cui la critica si sia avventata su questo maldestro remake della pellicola diretta da Joel Schumacher nel 1990.

Il rifacimento parte, come l’originale, da un presupposto assai intrigante: un gruppo di specializzandi medici,  Courtney (Ellen Page), Ray (Diego Luna), Marlo (Nina Dobrev), Jamie (James Norton) e Sophi (Kiersey Clemons) decide di indagare sulla reale esistenza della vita dopo la morte e, per farlo, a uno a uno si fanno uccidere letteralmente per qualche minuto, così da poter osservare cosa ci sia nell’Aldilà. Nel frattempo viene monitorata l’attività cerebrale e, esperito il passaggio, il prescelto di turno viene rianimato dai compagni. Il predecessore dei primi anni ’90, però, manteneva una certa vaghezza tra reale e paranormale, per cui in un fascinoso iter narrativo si giungeva assai avanti a comprendere la natura degli incontri fatti in quello stato di trance tra una dimensione e l’altra. Nel film di Oplev invece questa raffinata suspense, la sospensione tra allucinazione e qualcos’altro, non è replicata in maniera soddisfacente e tale più proficua strada viene abbandonata per mettere in scena una pletora di strambe presenze (alcune peraltro di gente ancora viva!) che seguono e terrorizzano i protagonisti, ciascuno con un suo senso di colpa da scontare.

Il fulcro della storia, tuttavia, se è palesato pressoché dal minuto uno, non è affatto chiaro o approfondito (la spiegazione del regista sulla questione dei fantasmi), come d’altra parte non lo sono le psicologie dei personaggi, i quali cambiano umore da un fotogramma all’altro. Ci sono addirittura vere e proprie incoerenze, come Ray che un secondo prima dice di non voler partecipare agli esperimenti, poi nella scena immediatamente seguente è lì ad assistere a un altro trip post-mortem, senza alcuna spiegazione del suo cambio di intenzione. Oppure, ancora peggio, ci sono incongruenze nello sviluppo vero e proprio: ad esempio, un’altro dei protagonisti è in un esterno notturno da solo, una delle entità lo accoltella alla mano, in pieno acmé della tensione c’è uno stacco e subito dopo lo vediamo tranquillo a parlare al bar con gli amici! Non solo, tra i dettagli stridenti e stranianti, ci sono improvvisi eccessi di alcolismo festaiolo buttati lì a caso e interrotti come sono stati iniziati; così un momento prima sono tutti seri che cercano di rianimare qualcuno o discutono di massimi sistemi, uno dopo si ubriacano e ballano discinti strusciandosi l’uno sull’altro. Tali parentesi, peraltro caricatissime (arrivano a buttare giù a pugni una parete di cartongesso e correre mezzi nudi per strada), non c’entrano nulla con il tono medio del film e inserite ex abrupto lasciano solo perplessi.

Vero è dunque che la sceneggiatura di Ben Ripley, che con Source Code (2011) aveva fatto un lavoro ben più dignitoso, non è esattamente un capolavoro, anzi ci sono proprio elementari problemi di coerenza complessiva. E’ vero anche che di questi tempi, i copioni improbabili con battute grottesche e personaggi tagliati con l’accetta vanno un po’ per la maggiore, basti pensare al pessimo Resident Evil: The Final Chapter di Paul W. S. Anderson, che non solo non c’entrava nulla con la saga, ma addirittura la cui iniziale verbosa premessa era in aperta contraddizione con la filippica finale (degli esercizi di logica forse sarebbero d’uopo tra gli sceneggiatori anglofoni post-contemporanei). Altrettanto certo è allo stesso modo che altri film pessimi, come il recente Saw: Legacy di Michael e Peter Spierig sono incentrati su personaggi tanto ridicoli e stereotipati da risultare farseschi e sono recitati in modo imbarazzante. Flatliners: Linea mortale che è, lo ribadiamo, indiscutibilmente brutto, ha in fondo però un livello di recitazione quantomeno non invereconda. La Page è un po’ troppo manierista, la Dobrev e Norton un tantino inespressivi, ma la Clemons non è male e in generale tutti sono abbastanza in parte (c’è anche l’inevitabile cammeo di Kiefer Sutherland); allo stesso modo, i loro personaggi sono bipolari, ma almeno non sono veri e propri grotteschi cliché antropologici. Anche la fotografia e la regia non sono tanto dilettantesche da meritare il terrificante 3.6 di media su Rotten Tomatoes (per quello che conta); anzi qualche immagine riuscita c’è pure, come una in cui la Page nella sua fase semi-cosciente attraversa un ponte cosparso di piccole sfere luminose.

Indubbiamente, impossibile negarlo, Flatliners: Linea mortale non è quindi uno dei migliori fanta-horror del 2017, ma qualche idea qua e là affiora, comprese le entità vendicative che seguono i protagonisti dall’oltretomba indotto (un po’ come avveniva in Oltre i confini del male: Insidious 2 di James Wan, pur con le debite differenze), concept che se fosse stato elaborato in modo più terrificante e non così abbozzato, forse avrebbe addirittura portato a una rilettura interessante del capostipite. La confusione però ha avuto la meglio, così il film di Oplev finisce per essere una via di mezzo tra la trama del predecessore e qualcosa di più smaccatamente fantasmatico, non riuscendo così a portare a degna conclusione nessuna delle due anime. Inqualificabili sono poi l’ultimo quarto d’ora e il finale, semplicemente agghiaccianti e non nel senso che ci si aspetterebbe …

Di seguito il trailer italiano:

Articolo
Recensione | Flatliners - Linea Mortale di Niels Arden Oplev
Titolo
Recensione | Flatliners - Linea Mortale di Niels Arden Oplev
Descrizione
Ellen Page è la protagonista del pasticciato remake del thriller del 1990, che non riesce a rianimarsi dai grossi problemi di coerenza narrativa
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Il Cineocchio
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