27 marzo 2017

[recensione] From a House on Willow Street di Alastair Orr

Sharni Vinson organizza un rapimento dai risvolti soprannaturali che pesta ogni clichè del genere e soffre di una sceneggiatura che non sviluppa a dovere i personaggi

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27 marzo 2017
house willow street

Lo scorso anno, l’home invasion Man in the Dark ha fatto parlare di sé e raccolto un certo successo con una storia che vedeva alcuni giovani ladri entrare in una casa solo per trovarsi in balìa del proprietario, che si rivelava molto più pericoloso di quello che avevano previsto. From a House on Willow Street presenta una struttura simile, ma invece di un avversario non vedente, i criminali incrociano qui il loro sventurato cammino con una ragazza che ricorda l’Incantatrice di Suicide Squad.

From A House On Willow Street posterHazel (Sharni Vinson) prepara un piano per rapinare un’abitazione. Una volta sul posto, sembra però che nessuno voglia davvero essere lì. Anche se non vengono mai svelati i motivi precisi, ognuno dei tre criminali pare essere disperato e viene suggerito che tale condizione potrebbe essere collegata a una morte precedente. I preamboli fanno pensare a una preparazione piuttosto dilettantesca, ma i tre sono in realtà determinati a svolgere un lavoro professionale. Hazel, soprattutto, non riesce a capacitarsi di come qualcosa potrebbe andare storto – tutto quello che devono fare è rapire la ragazza che trovano all’interno, Katherine (Carlyn Burchell) e tenerla in ostaggio fino a quando non otterranno il riscatto. Poi sarà tutto finito e lei e il suo fidanzato Ade (Steven John Ward) potranno rilassarsi su una spiaggia da qualche parte senza più preoccupazioni. Ovviamente le cose non vanno secondo i piani e presto devono fare i conti con un’entità soprannaturale nascosta in Katherine che intende farli pentire amaramente dell’intrusione.

Alastair Orr (Indigenous) prova a mettere in scena un luna park di orrori soprannaturali, ma nessuno si dimostra sufficientemente spaventoso per lo spettatore, nonostante la presenza di diversi momenti creati ad hoc per il classico ‘salto sulla sedia’ improvviso. La storia presenta un concept interessante, anche se la sua realizzazione risulta in definitiva piuttosto approssimativa; comunque sia si salva almeno il bel design delle creature (qualcuna si intravede nel trailer, senza spoilerare troppo forme e dimensioni), anche se alcune sembrano uscite dai videogiochi della serie Left 4 Dead. Inoltre, una buona parte degli effetti speciali sembrano – o sono effettivamente – pratici, una caratteristica che i puristi dell’horror old school dovrebbero comunque apprezzare in ogni caso. Certo, ci sono tonnellate di effetti in CGI, ma lo sforzo per realizzare trucchi realistici resta lodevole. Anche alcune delle scenografie colpiscono piacevolmente, mentre a lasciare con l’amaro in bocca sono i protagonisti, troppo sciapi e nessuno davvero simpatico (nè particolarmente dotato …). Si tratta di uno dei problemi maggiori di From The House on Willow Street, assieme a uno spiegone che giunge tanto imprevisto quanto sorprendente per scelleratezza a metà film. Non ci si trova mai a fare il tifo per nessuno dei tre malviventi, nemmeno per la Vinson, che pure aveva destato una buona impressione in You’re Next. Il dito va puntato verso la sceneggiatura, scritta dal regista insieme a Catherine Blackman e Jonathan Jordaan, particolarmente debole, che costringe gli attori a vomitare dialoghi realistici trascurando di sviluppare meglio le dinamiche del gruppo di ladri al di là di qualche dettaglio, preoccupandosi però di non dimenticare nessuno dei cliché tipici del cinema horror. Il destino di ognuno è tristemente prevedibile, ma tanto come detto non ci importa mai davvero cosa gli capiterà.

From A House On Willow StreetIn aggiunta, l’accompagnamento musicale viene utilizzato come strumento odioso per ricordarci le emozioni che dovremmo provare nelle diverse sequenze. Ogni scena destinata ad essere spaventosa è infatti accompagnata da note frenetiche e inquietanti sparate a tutto volume, mentre in quelle che dovrebbero toccarci il cuore entra in gioco una melodia triste. Potrebbe sembrare eccessivo lamentarsene, ma nel caso di From a House on Willow Street il risultato è quasi sempre inopportuno e retorico. E’ innegabile che ci saranno alcuni fan dell’horror che potranno apprezzare questo lungometraggio, specie per la cura nel make-up, per il livello di gore decisamente più alto rispetto ad altre pellicole del filone ‘possessione demoniaca’ e per la peculiarità di essere uno dei pochi film ‘di genere’ a uscire dal Sudafrica. Tuttavia, gli appassionati alla ricerca di personaggi interessanti e di una qualche traccia di originalità farebbero meglio a intraprendere un percorso alternativo e impiegare questi 86′ in altri modi.

Di seguito il trailer ufficiale di From a House on Willow Street:

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[recensione] From a House on Willow Street di Alastair Orr
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Sharni Vinson organizza un rapimento dai risvolti soprannaturali che pesta ogni clichè del genere e soffre di una sceneggiatura che non sviluppa a dovere i personaggi
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Il Cineocchio
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