19 novembre 2016

[recensione] Goddess of Love di Jon Knautz

Alexis Kendra offre un’interpretazione sensuale e disturbata in un’opera che però non colpisce per originalità

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19 novembre 2016
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Praticamente già dalla comparsa dei titoli di testa di Goddess of Love di Jon Knautz (Jack Brooks: Monster Slayer), possiamo vedere che la nostra protagonista femminile, Venus (Alexis Kendra) è affamata di cultura. Imparare a parlare il francese? Fatto. Balletto? Fatto. Pianoforte, certo; dipendenza da droghe, che rende il suo sguardo spento a intermittenza ma che non toglie del tutto il suo fascino – ci potete scommettere. Eppure, forse perchè deve terminare le scuole serali o, per qualsiasi motivo, faccia utilizzo di sostanza proibite, la donna lavora di notte in uno strip club per sbarcare il lunario. E questo… non sembra essere il suo forte, a essere onesti.

goddess-of-love-jon-knautz-posterLe vengono dati un paio di dritte pratiche su come svuotare i portafogli dei clienti dalla collega ballerina Chanel (Monda Scott) ma, nonostante i saggi consigli, non va per il meglio. Il primo ragazzo che le si avvicina dopo il discorso di incoraggiamento le dice che gli ricorda la moglie morta, ma in qualche modo i due finiscono a cena insieme e sembrano andare d’accordo, tanto che continuano a vedersi, anche se Venus sa cucinare un piatto solo, la pasta. Ma potrebbe essere soltanto l’amore no? E poi, i giovani amanti hanno bisogno di carboidrati.

I mesi passano, e con essi il periodo felice; un giorno, Venus vede il nome di un’altra donna comparire sul cellulare di Brian, una vecchia amica di nome Christine (che ha fatto anche da modella per alcuni suoi scatti fotografici). Lei affronta la questione come mirabilmente farebbe qualsiasi altra donna nervosa, tossicomane e insicura, cioè non facendo nulla. Così quando Brian inizia a sparire e isolarsi del tutto per giorni, non fa che cominciare a dare sui nervi a Venus, che diventa ossessiva e paranoica, con il suo stato mentale sempre più fragile. Brian la sta tradendo? Nell’andare a fondo della questione, Goddess of Love ci offre nudità abbondanti, vino rosso a fiumi, e vomito.

Tutto rose e fiori allora. Non tutto. In realtà, si tratta di un’opera sorprendente, considerando che l’ultima fatica di Knautz era una horror comedy e qui ci troviamo davanti a qualcosa che non è nè horror nè comico. Non è per niente facile trovare a Goddess of Love una collocazione ed è forse questo il motivo per cui è ad oggi ancora così invisibile. Marchiatelo come un horror alla Neighbor e rischiate critiche per la quasi totale assenza di sangue, vendetelo come un thriller psicologico e verrete attaccati perché è semplicemente troppo volgare (per una che non vediamo quasi mai al lavoro, la Kendra passa un sacco di tempo in vari stati di nudità parziale o totale, il che può sembrare un po ‘, beh, strano. Ma se questa informazione ha spinto qualcuno a dare una chance al film in cerca di nudi soltanto, meglio aggiungere che nessuno appare tanto attraente quando sta seduto senza vestiti sul water…).

goddess-of-love-filmNonostante alcuni dubbi riguardo il genere in cui inserirlo però, ci sono molte cose di cui godere ampiamente. In termini del mero aspetto estetico, la pellicola è appagante. I valori della produzione sono evidenti e solidi; è ben fotografata e ben girata, con un occhio attento per le inquadrature più efficaci. Gli attori principali non sembrano totalmente a loro agio in alcuni momenti, ma date alla Kendra qualche motivo adeguato per cui sbroccare su cui lavorare e avrete una reazione impeccabile – come pure a Elizabeth Sandy (che interpreta Christine), che passa in un baleno da indifesa fanciulla ad arpia assetata di sangue. E poi, in un certo senso è piacevole che il film si discosti da uno dei suoi corsi prevedibili. All’inizio si può infatti pensare che questa delicata e ingenua spogliarellista sia perfetta per finire vittima di qualche sadico che per caso frequenta lo strip club. Per fortuna, questo non è il caso. E’ anche vero che Goddess of Love gioca d’altro canto con alcuni dei peggiori stereotipi riguardanti il comportamento femminile (e sì, sappiamo che gli stereotipi hanno un piede nella verità, anche se non si vuole ammetterlo). Fa male e intristisce guardare Venus, con il suo costante invio di messaggini non letti, la perseveranza, la determinazione nel mettere tutta sè stessa in una relazione a breve termine con quello che è, beh, un non così bravo ragazzo. E’ vero che ciò che succede dopo per lei e per la trama è radicato in questo comportamento, ma in ogni caso è qualcosa di frustrante, e il vecchio tema della ”ragazza svitata il cui tentativo di proseguire una relazione funge da miccia per la sua discesa nella follia’ si è visto già svariate volte.

Infatti, a questo proposito, se proprio si vuole fare un paragone, probabilmente il primo film che viene in mente è May di Lucky McGee (2002), la cui tagline recitava ‘Attenzione – Potrebbe facilmente portarvi via il cuore’, e che guarda caso sembra riecheggiare nel ‘Fate attenzione a chi vi affezionate’ della pellicola di Knautz. Tuttavia,  anche se a volte ci si trova a fare il tifo per Venus – difetti e tutto il resto – nello stesso modo in cui ci si ritrovava a tifare per la Bettis di May, alla fine Goddess of Love non offre lo stesso shock e l’empatia di quello. Resta da capire se questo avvenga per colpa della leggerezza con cui viene da subito descritto il personaggio di Venus, pur insistendo nel volere mantenere palese la sua sessualità, o soprattutto per come la vicenda si risolve, un altro passo verso un’esplorazione della psicosi già sperimentata e collaudata.

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[recensione] Goddess of Love di Jon Knautz
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Alexis Kendra offre un'interpretazione sensuale e disturbata in un'opera che però non colpisce per originalità
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Il Cineocchio
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