25 aprile 2017

[recensione] Hellions di Bruce McDonald

Un visionario racconto del terrore che risulta fin troppo ermetico e inconcludente

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25 aprile 2017
Hellions 2

Disponibile ora su Netflix, il canadese Hellions di Bruce McDonald (uscito anche con il titolo italiano Piccoli Demoni) è un film del 2015 denso di suggestività e visionaria, ma propende tanto all’astrazione e al concettuale da risultare fin troppo oscuro.

Beauty, Power and GraceProtagonista è la sorridente diciassettenne Dora (Chloe Rose), la cui vita è sconvolta quando scopre di essere incinta, così, dopo aver consultato il medico di fiducia, il dottor Henry (Rossif Sutherland), si appresta a riferire al fidanzato la novità la sera stessa, a casa, dacché la famiglia di lei è fuori per il tradizionale “dolcetto o scherzetto”. Infatti è Halloween, scenario elettivo per numerosi horror, primi tra tutti i capitoli dell’omonima saga di cui si ricordano il capostipite firmato da John Carpenter e il libero rifacimento di Rob Zombie, ma qui la minaccia è ben differente. La ragazza, che aspetta invano il fidanzato, non si trova infatti più davanti, si potrebbe dire per fortuna, al solito killer, ma di un manipolo di aggressori ben più fantasiosi e singolari presidiano con pessime intenzioni la casa: un gruppo di bambini mascherati dall’intento omicida e da turpi mire verso il bambino di lei. Sono gli Hellions, i piccoli demoni del titoli, che la notte delle streghe errano per la cittadina.
Capitoli incipit presenta scoperta tragica

Certo all’horror vanno riconosciuti alcuni pregi. Anzitutto è ben riuscita la rappresentazione dei demonietti, che sembrano i barriani bimbi sperduti in versione dark e muniti di coltelli, tratteggiati intelligentemente in alcuni dettagli, quali le manine rossastre e deformi, le lunghe e appuntite unghie ferine, le maschere infantili e inquietanti, che al contempo conferiscono quella connotazione da spiritello dei boschi maligno. I piccoli villain con le loro risatine e i versi sinistri contribuiscono non poco a creare una sensazione disturbante. A ciò si somma un’ambientazione surreale, conferita da una fotografia decisamente intelligente e spaesante, resa del tutto straniante dalle lenti scelte per i notturni, un’allucinato viraggio al violastro che domina l’inquadratura. La colorazione innaturale, espressionista in qualche modo, trasmette allo spettatore la sensazione che si tratti di un sogno, un incubo, o un’allucinazione della futura madre. Si ricorre quindi a un’estetica distorsiva interessante a cui si sommano effetti luminosi e luci stroboscopiche e stranianti. Riuscita infine è la caratterizzazione apocalittica di alcune scene, come quella in cui l’occhio della camera sorvola il terreno brullo, il cui tono la brina spegne, su cui le zucche arancioni di cui è cosparso si staccano nettamente, macchie di colore affiancate da qualche piccolo falò qua e là, sui medesimi colori caldi.

Hellions 1L’emisfero onirico così raffigurato ha altresì confini permeabili, il medico, poi lo sceriffo vi penetrano, peraltro non badando assolutamente alla strana colorazione del cielo quella notte; così, sospesa tra materia e psiche, la narrazione crea un’ottima suspense, il grosso difetto è però che non riesca a concretizzare mai i suoi spettri, a portare a compimento pieno quanto suggerito. Qui infatti sta la mancanza di Hellions, ossia nell’incapacità di condurre infine il racconto da qualche parte, di dare un senso alle premesse. In un procedimento di continua aggiunta di nuovi e sempre più strambi particolari, spesso non coerenti tra loro, non vengono poi tirate le fila e tutto rimane una massa piuttosto confusa di suggestioni. I mostriciattoli hanno preso di mira Dora perché in dolce attesa, pare che la maledizione si sia ripetuta, stando a quanto detto dallo sceriffo, ma nessuno pare esserne a conoscenza a parte lui. Lei fugge, ha strane visioni, come quella ad effetto in cui affoga nel proprio sangue, poi viene ricatturata dalle creaturette, tra le cui fila compare pure il fratellino e di cui non si comprende l’origine e che mirano al nascituro, che nel frattempo si sta sviluppando nel grembo materno a velocità sconvolgente. Denso di stranezze il film è slegato e per nulla chiaro in molti aspetti concernenti la trama, come i personaggi e le creature. Poi tutto decade, tra incursioni in simile passato e reiterati risvegli da sogni ad occhi aperti, ma l’identità dei maligni folletti rimane sempre talmente confusa e lo svolgimento è farraginosamente portato avanti, ancor più il finale è tanto sibillino e inconcludente da lasciare insoddisfatti.

Dunque, nonostante sia disseminato di buoni spunti e possa contare su ottime doti tecniche di McDonald, è proprio tala volontà a rimanere del tutto ermetici nel significato portata all’eccesso che a danneggiare più di tutto Hellions e ne determina un parziale fallimento.

Di seguito il trailer originale:

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Titolo
[recensione] Hellions di Bruce McDonald
Descrizione
Un visionario racconto del terrore che risulta fin troppo ermetico e inconcludente
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Il Cineocchio
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