11 novembre 2016

[recensione] I Cantastorie di Gian Paolo Cugno

Il racconto semplice di una crisi contemporanea. Senza melassa.

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11 novembre 2016
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La storia più bella è la tua

I cantastorie erano artisti di strada siciliani a metà fra gli affabulatori e i pittori: giravano la Trinacria muniti di lenzuoli su cui erano state dipinte le vignette illustrative delle storie che avrebbero raccontato a gran voce nelle feste di paese; graphic novelist parlanti diremmo forse oggi. Quelli più gettonati erano i racconti di miti e banditismo buono, secondo la più classica e innocua delle evasioni.

cantastorie-locandina-filmEsce oggi nelle sale ad opera del regista siciliano Gian Paolo Cugno un film, I Cantastorie, pretesto per celebrarne la memoria. Il racconto prende il via da una storia ordinaria nell’Italia d’oggi. Angelo (David Coco) è un ex imprenditore edile di successo il quale si trova ormai a dover lavorare per chi aveva tolto dalla strada anni addietro. Sua moglie Anna (Tiziana Lodato) veste di seta e non si separa mai dalla sua Vuitton damier: difficile che possa sopportare ancora per molto il tracollo finanziario di quel marito che le faceva fare la bella vita. La loro bambina Maria Teresa (Maria Teresa Esposito) invece ha ancora gli occhi chiari dell’onestà, e quando la mamma le dice che lei e il papà vivranno separati ma che quest’ultimo potrà andare a trovarle ogni volta che vuole la ragazzina non ha dubbi: andrà lei col papà, e la mamma potrà venire a trovarli ogni volta che vuole. E’ l’ultimo giorno di scuola, forse la terza, la quarta elementare, non è dato saperlo. Non ci sono riferimenti anagrafici e geografici dettagliati nel film. Papà Angelo non ha più nulla da perdere, si sarebbe tolto la vita se la figlia non gli si fosse parata davanti in tempo; vende la sua macchina e sale su un bus che da Roma porterà lui e Maria Teresa nel suo paese natio in Sicilia. Qui i due troveranno il burbero zio di Angelo, che si scoprirà essere un vecchio cantastorie e che dopo una iniziale scontrosità nei confronti di chi per trent’anni non si è fatto vedere, mostrerà il suo affetto a nipote e bisnipote. Che cosa ha spinto Angelo nel momento peggiore della sua vita ad andare nei luoghi negletti della sua infanzia? Cos’è che lo spinge a Sud al di là di ogni luogo comune, adesso che non ha più un lavoro vero?

Cugno firma una storia priva di facili illusioni favolistiche ma anche del pessimismo a tutti i costi di certi film. Bellissima la fotografia (Giancarlo Ferrando): restituisce il lucore insito nella candida pietra siciliana e nei paesaggi, rispettandone la sacralità atavica senza retorica alcuna. E’ il fiore all’occhiello di una pellicola che sconta a tratti una sceneggiatura diluita, ma che si risolleva senza dubbio nel finale.

Di seguito il trailer ufficiale di I Cantastorie, nei cinema dal 10 novembre:

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[recensione] I Cantastorie di Gian Paolo Cugno
Descrizione
Il racconto semplice di una crisi contemporanea. Senza melassa.
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Il Cineocchio
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