6 marzo 2017

[recensione] Il Diritto di Contare di Theodore Melfi

Un ensemble di attori in stato di grazia dà vita a un film pieno di gioia, brillante, scorrevole. Con un Kevin Costner che ha finalmente ritrovato se stesso.

FacebookTwitterPocketInstapaperEmailPrint
6 marzo 2017
Il diritto di contare film

Figure palesi

Hidden Figures ovvero Il Diritto di Contare in italiano. Raramente titolo fu più indovinato, tanto in inglese quanto nell’adattamento italico. In entrambi i duplici significati sta l’essenza del film di Thoedore Melfi (St. Vincent). Il primo suona infatti più o meno allo stesso modo come “cifre nascoste” e “persone invisibili”, mentre il “contare” del secondo è sia numerico che esistenziale.

La storia – mai raccontata finora – illustra la vicenda vera di tre brillanti scienziate afroamericane della NASA negli anni Sessanta le quali lavorarono al progetto di spedizione nello spazio dell’astronauta John Glenn, il primo statunitense a entrare in orbita attorno alla Terra, eguagliando il russo Jurij Gagarin. Nel pieno della Guerra Fredda, la riuscita della missione segnò il ritorno dell’ottimismo in un Paese che per un momento temette di soccombere alla supremazia della Russia. Tre donne lavoratrici, scienziate. Nere. Nell’America del 1960. Non serve molto altro per dipingere il quadro.

Il diritto di contare locandinaIl diritto di contare è un film corale. La sua forza, oltre che nella storia in sé, sta nella squadra di attori bravissimi e al servizio di tutti gli altri colleghi. Tutte le figure sono essenziali, strettamente funzionali al racconto e misurate, incastonate alla perfezione nella sceneggiatura pimpante. Il magnifico trio Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monàe (rispettivamente Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson) sono un’autentica melodia in contrappunto: ognuna risuona nella sua storia personale senza sopraffare le altre, regalando un’identità di storia e di lotta se possibile polifonica. C’è un’intesa altissima quando recitano insieme, c’è forza quando sono sole nella lotta cinematografica e sociale in un mondo disturbante per i suoi cartelli “Colored only” sulle porte dei bagni e sul bollitore “a parte” per l’impiegata afroamericana. I due algidi wasp Vivian Michael (un’abbagliante Kirsten Dunst) e Paul Stafford (il bravissimo Jim Parsons, da The Big Bang Theory) sono due perfide facce da schiaffi, la cui sibilante ostilità vibra in ogni fotogramma. Kevin Costner, che interpreta il direttore Al Harrison (personaggio che identifica Robert C. Gilruth, l’allora capo dello Space Task Group del Centro di Ricerca Langley), è perfetto: è il fulcro discreto e portante su cui ruota tutta la pellicola. Senza la sua non apparente presenza non sarebbe lo stesso. E’ il legante fra i “buoni” e i “cattivi”. Lui forse, è il meno razzista di tutti, concentrato com’è solo sul risultato. Figurativamente sempre curvo sulla sua scrivania, non s’accorge di nulla fino a quando ciò che accade non intralcia il lavoro, quasi stupendosi di come certe cose possano succedere. L’astronauta John Glenn (Glen Powell) invece, rappresenta l’illuminazione, la mente aperta del pioniere, di colui che sa riconoscere il brillio dell’intelligenza e volergli bene.

Il Diritto di Contare è uno di quei film “positivi”, pieni di forza, ottimismo ed entusiasmo civile, in cui il duro e onesto lavoro viene ripagato dalla Storia; come dice l’ingegnera Mary Jackson al professorone universitario maschio e bianco: “I have no choice but to be the first”, non ho altra scelta che essere la prima. Un messaggio corroborante per tutte le donne nella ricorrenza dell’8 marzo, giorno di uscita del film.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Il Diritto di Contare:

Articolo
Titolo
[recensione] Il Diritto di Contare di Theodore Melfi
Descrizione
Un ensemble di attori in stato di grazia dà vita a un film pieno di gioia, brillante, scorrevole. Con un Kevin Costner che ha finalmente ritrovato se stesso.
Autore
Nome del publisher
Il Cineocchio
Logo del publisher

Articoli correlati

Inserisci un commento