26 novembre 2016

[recensione] Il GGG – Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg

Visivamente gigantesca, la trasposizione del romanzo per ragazzi di Roald Dahl è invece molto piccola a livello emozionale

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26 novembre 2016
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Già il logo della Amblin di Steven Spielberg sui titoli di testa metterebbe di buon umore chiunque si appresti a vedere Il GGG – Il Grande Gigante Gentile (The BFG). Il rispetto del pubblico per questo filmmaker è così profondo che si potrebbe pensare che il suo adattamento dell’amato libro per bambini pubblicato da Roald Dahl nel 1982 non dovrebbe avere niente da dimostrare. E in effetti, chiunque abbia familiarità con il lavoro originale dello scrittore inglese troverà che questo trattamento fedele del materiale cartaceo si fonde piuttosto organicamente con i soliti topoi spielberghiani, anche se in questo caso sembra di trovarsi più davanti a una dimostrazione delle preesistenti e consolidate abilità piuttosto che a una nuova pietra di paragone del suo potere.

locandina-ggg-spielbergCaratterizzato da una bambina coraggiosa scaraventata in un’avventura sovrannaturale contaminata con effetti speciali abbaglianti e sentimentalismo, Il GGG è Spielberg al 100% – in grado di accontentare gli spettatori che cercano proprio questo. Ma si tratta di una variante più leggera della formula portata al successo da E.T. – L’Extraterrestre, realizzato in modo impressionante e apprezzabile senza mai catapultarci in territori veramente più ispirati. Un’opera ardentemente affabulatoria di uno dei più grandi affabulatori al mondo, che fa il suo lavoro e niente di più.

Dall’ultima sceneggiatura della compianta sceneggiatrice di E.T. Melissa Mathison, Il GGG prende spunto dal romanzo e per questo non perde troppo tempo nelle spiegazioni. L’essenza della trama vede la piccola orfana Sophie (l’esordiente Ruby Barnhill, solida ma non particolarmente sconvolgente), che una notte getta uno sguardo fuori dalla sua finestra a Londra e vede il gigante del titolo (cui dà la voce Mark Rylance) in agguato tra i vicoli mentre rubacchia i sogni degli esseri umani che dormono. Intento a mantenere la sua esistenza segreta, il GGG – ovvero Il Grande Gigante Gentile – agguanta Sophie dal suo letto e la porta nel Paese dei Giganti, una terra lontana dove il bonario acchiappatore di sogni si rannicchia nella sua casa adiacente a dove vivono i suoi decisamente più rozzi e violenti vicini, un gruppo di orchi mangia umani desiderosi di scoprire chi sia il suo nuovo amico.

Non ci vuole molto prima che la bambina superi la paura verso il rapitore, una transizione resa in qualche modo credibile dagli esemplari effetti della motion capture del film, che trasformano il volto di Rylance in una creatura benevola e avvizzita. Se all’inizio i colori molto vivaci fanno sembrare gli effetti speciali quelli di un cartone animato, questo approccio si addice però al tono del racconto. Sono finiti i giorni di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, quando Spielberg osava rendere nella terrificante maniera che ognuno si aspetterebbe il rapimento di un bambino nel cuore della notte da parte di un essere ultraterreno. Invece, Il GGG irradia calore nelle sue fasi iniziali, descrivendo il personaggio di Rylance come un tipo loquace e solitario dal cuore grande, la cui dialettica grezza (sbaglia spesso a pronunciare le parole) aggiunge solo un tocco di fascino ulteriore.

il ggg libro dahlC’è qualche briciolo di suspense con l’arrivo in scena dei fratellastri carnivori del GGG, un gruppo ringhioso di pelosi e muscolosi bulli, incarnati in modo divertente da artisti del calibro di Rafe Spall, Bill Hader e Jemaine Clement che infondo loro un tipo di ambiguo slapstick. Quando fanno squadra per bullizzare il GGG, un simpatetica Sophie rimane a osservare da bordo campo e alla fine decide di fare al suo nuovo amico un discorsetto di incoraggiamento. A seguito di un meraviglioso viaggio indietro fino alla città, dove è testimone della capacità del gigante di catturare il potere dei sogni, la protagonista escogita un piano per salvarlo da quella persecuzione continua, con l’aiuto niente meno che della Regina (Penelope Wilton).

E questo è tutto. Il GGG riempie le due ore di durata con splendidi colori e teneri scambi, ma non si slancia mai abbastanza nei territori maestosi che uno si potrebbe aspettare da un maestro della fantasia cinematografica (e forse è per questo che la pellicola è stato il più clamoroso flop dell’estate americana). Biascicando verso la comicità più spiccata durante il terzo atto, con l’entrata in scena di Rebecca Hall al fianco della Wilton per una sessione di strategia reale sotto-sviluppata, Il GGG ha troppo poco appeal emotivo per raggiungere la piena fioritura.

Invece, si incurva in territori da commedia demenziale, con l’interazione goffa tra il GGG e gli esponenti della nostra specie, più piccoli, che portano a battute deludenti. Questo dovrebbe essere il primo film di Spielberg con freddure sulle flatulenze – che, a dirla tutta, provengono direttamente dal romanzo. Ma a differenza del recente e ispiratissimo Swiss Army Man, Spielberg non applica a nessun momento topico queste gag; e questa deviazione umoristica fa deragliare l’intera storia. Nonostante la sua padronanza dei progetti di larga scala e sul mondo dell’immaginazione, il regista sembra non riuscire a svelare il centro tonale del materiale di partenza. A differenza di Nel paese delle Creature Selvagge di Spike Jonze, che sfruttava la latente malinconia del libro illustrato di Maurice Sendak per guidare l’immaginifica visione dei minacciosi esseri da parte del bambino protagonista, Il GGG prende alla lettera le parole scritte e raramente riesce a dare loro maggiore profondità.

ggg-gigante-spielberg-filmCi sono però una serie di momenti interessanti a compensare la debolezza della storia. Il viaggio di Sophie insieme al GGG nella terra dei sogni, che si trova sotto un lago luccicante riempito di scintillanti fiammelle al neon, possiede una qualità fantasmagorica che eleva la narrazione alle appropriate vette magiche. La magia digitale contribuisce a invadere lo schermo con un mondo unico che è contemporaneamente sia visibilmente artificiale che iperreale. Di questi tempi tuttavia, gli effetti speciali ‘impressionanti’ sono così a portata di mano – vi ricordate i Troll similmente convincenti del mockumentary norvegese Troll Hunter del 2010 (costato tra l’altro probabilmente un ventesimo di questo film)? – che Il GGG non può mascherare il suo esile tocco con le finezze digitali.

Questo in ogni caso non significa naturalmente che Spielberg abbia perso la posizione di preminente narratore hollywoodiano classico dei nostri tempi, la cui capacità di creare momenti sorprendenti emerge in ogni curatissimo movimento di camera scelto. Visivamente affascinante in ogni suo fotogramma, Il GGG dimostra che lui è al culmine del suo potere, anche quando il materiale non riesce a elevarsi del tutto al suo stesso livello.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, che arriverà nei nostri cinema il 30 dicembre:

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Titolo
[recensione] Il GGG - Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg
Descrizione
Visivamente gigantesca, la trasposizione del romanzo per ragazzi di Roald Dahl è invece molto piccola a livello emozionale
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Il Cineocchio
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