27 settembre 2016

[recensione] Indivisibili di Edoardo De Angelis

Il film, presentato nelle Giornate degli Autori all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ha convinto entrambi i nostri collaboratori, che lo hanno visto in anteprima

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27 settembre 2016
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Questa volta abbiamo voluto strafare, e così vi proponiamo non una, bensì due opinioni su Indivisibili di Edoardo De Angelis, che è tornato dietro la macchina da presa a due anni da Perez. La prima, che presenta strascichi da Venezia 73, dove il film è stato presentato alcune settimane fa, è quella di Giovanni Mottola, che dal Lido ha curato il nostro diario quotidiano:

locandina-indivisibiliSuona quasi come una beffa scoprire di aver trascorso dieci giorni al Lido di Venezia per seguire la Mostra del Cinema e poi ritrovarsi a vedere a Milano il film italiano più bello tra quelli là presentati. Stiamo parlando di Indivisibili di Edoardo De Angelis, che al Festival era stato confinato in una rassegna collaterale, a far da valletto a tre opere (Piuma, Questi giorni e Spira Mirabilis) le quali, per temi trattati, qualità degl’interpreti e stile narrativo, non lo avvicinano neppure. Ci era sfuggito per due ragioni: la prima è appunto che, non potendo vedere tutto, avevamo privilegiato la visione dei film che, sulla carta, erano considerati i più interessanti. La seconda è il passaparola lusinghiero che ha suscitato questo film dopo la prima proiezione, causando così una presa d’assalto della sala che l’aveva in programma per quella successiva. Un brutto scivolone per il pur bravo direttore Alberto Barbera, il quale ha dovuto così prendere atto che le sue scelte relative al cinema nostrano si sono rivelate poco azzeccate (a tal proposito vi segnaliamo un altro film italiano passato in silenzio da Venezia: si tratta di Le Utime Cose, un’opera prima di Irene Dionisio che sconta i difetti tipici di un debutto ma merita di essere vista). Ciò è tanto vero che, proprio in concomitanza della fine della Mostra, Indivisibili è stato inserito nella prima selezione dei sette italiani tra i quali scegliere il candidato del nostro paese all’Oscar per il miglior film straniero (insieme a Lo chiamavano Jeeg Robot, Perfetti Sconosciuti, Suburra, Gli ultimi saranno ultimi, Fuocoammare e Pericle il nero) ed è notizia di ieri che ha perso per appena un voto di differenza a vantaggio del docu-film di Gianfranco Rosi.

indivisibili-de-angelis-filmIl film di De Angelis racconta la storia di due gemelle siamesi dotate di una bella voce che vengono sfruttate dalla famiglia come “fenomeno da baraccone” per matrimoni, battesimi e cerimonie varie della zona di Castel Volturno, dove vivono in mezzo al nulla. Identiche nei tratti somatici, sono invece assai diverse nel carattere: Viola è molto attaccata (non solo fisicamente) alla sorella, Dasy ha un maggior desiderio d’indipendenza (bellissimo uno scambio di battute tra le due, in cui Dasy le prospetta la seccatura di dover uscire insieme a lei con un fidanzato e Viola le risponde candida: “Ma che fastidio ti do? Mi metto le cuffiette”). Finché un giorno un medico le informa che l’operazione per dividerle è possibile e lui è disposto ad eseguirla gratuitamente. Nascono così i problemi, in famiglia e fuori. Un film che racconta una vicenda angosciante, con due protagoniste (le sorelle Angela e Marianna Fontana) bravissime ad essere così uguali e così diverse, costrette a stare sempre insieme sia quando è il momento di ridere delle cose belle sia quando arriva quello di affrontare problemi spesso più grandi di loro. Intorno alle due non c’è la Napoli cinematografica di una volta, quella dei caratteristi dal volto buono che si possono trovare nei film di Totò, dei De Filippo o di De Crescenzo: magari piccoli truffatori e ladruncoli, ma gente dal cuore grande. Il contorno è la Napoli di Scampia (anche se qui siamo nel casertano), quella del degrado, che da Gomorra in poi costituisce lo scenario del cinema che si gira nella zona. Il regista, già apprezzato da un maestro come Emir Kusturica per il suo Mozzarella Stories, torna dunque alle atmosfere opprimenti e violente del suo ultimo film Perez., immergendo le gemelline in un mare popolato da pesci cattivi, gente squallida e preti senza timor di Dio, tutti interpretati da bravi attori prevalentemente di scuola teatrale. Non è quindi un caso se uno di essi, il laido agente di spettacolo, porta il nome di Marco Ferreri, ma un omaggio al geniale regista che per primo con La donna scimmia ha voluto denunciare sullo schermo chi sfrutta per proprio interesse le disabilità altrui. De Angelis non ha l’estro di Ferreri ed è forse proprio per questo che il film, al di là di qualche lungaggine nella seconda metà, funziona: oggi che sempre più l’impresa eccezionale è quella di essere normale, non è necessario lo sguardo visionario di un Ferreri, ma è più efficace ancora la semplicità di un De Angelis che può limitarsi ad aprire la finestra e registrare quel che accade nel quotidiano per mostrare un mondo in cui, all’infuori di due ragazzine innocenti e per di più disabili, non si salva nessuno.

Il secondo commento all’opera è invece della nostra Teresa Scarale:

Indivisibili di Edoardo De Angelis conferma il momento d’oro del cinema italiano
Da Non essere cattivo a Lo chiamavano Jeeg Robot a Il sogno più grande, la conferma che la rinascita del nostro cinema non è stata solo una fiammata

indivisibili-de-angelis-film-2Dasy e Viola, due nomi da veline e quasi lo stesso corpo. Quasi. Perché le due ragazze sono gemelle siamesi, unite per il fianco. Nessun organo vitale e nemmeno un osso in comune, ma è quanto basta perché l’ignoranza del loro ambiente le condanni ad una vita da fenomeno circense. Le due bambine infatti sanno cantare. Il padre Peppe (Massimiliano Rossi) “cupo e triste” compone canzoni neomelodiche e fa l’impresario delle figlie, vendendone le esibizioni alle feste patronali, alle prime comunioni… E pazienza se le fanciulle vorrebbero cantare Janis Joplin, l’assetto artistico familiare è consolidato e frutta tanto denaro: guai a toccarlo. Un giorno però le due vengono avvicinate da un medico (Peppe Servillo) il quale ne constata la divisibilità; ed è la tempesta. Quella “estesa parete vascolare” che Viola e Dasy hanno in comune unisce molto più dei loro flussi ematici: unisce le sensazioni corporee e psichiche delle due ragazze, rendendole a volte una cosa sola anche nello spirito. Ma la libertà grida forte là fuori, i cuori che battono sono due; non si potrà più tornare indietro. Applausi a tutti gli attori, e menzione d’onore per Antonia Truppo (mamma Titti), già bravissima in Lo chiamavo Jeeg Robot; qui è sorprendente. Al suo quarto lungometraggio, Edoardo De Angelis firma una storia potente nella scrittura e nelle immagini, in cui gli spazi sono ampli eppure non liberatori, invasi come sono da colate di cemento e pietrisco sdrucciolevole. Anche la natura, per quel poco che appare, si mostra infida e avversa, e la bella fotografia di Ferran Paredes (già collaboratore di De Angelis in Perez.) la sublima un poco: si ha sempre la sensazione che il sole debba sorgere da qualche parte, in qualche momento. Finalmente.

Vi lasciamo con il trailer ufficiale di Indivisibili, nei cinema dal 29 settembre:

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[recensione] Indivisibili di Edoardo De Angelis
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Il film, presentato nelle Giornate degli Autori all'ultima Mostra del Cinema di Venezia, ha convinto entrambi i nostri collaboratori, che lo hanno visto in anteprima
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