The Movie Db/10
The Movie Db/10
4 ottobre 2017

[recensione] IT di Andrés Muschietti

La prima parte del nuovo adattamento del classico di Stephen King ci regala un Pennywise ferino e senza tempo, in un film che surclassa nettamente l’omologo per la TV del 1990

4 ottobre 2017

Nel 1990 debuttava sul piccolo schermo una miniserie televisiva in due puntate, diretta da Tommy Lee Wallace e tratta da IT, omonimo best seller di Stephen King, in cui una malvagia creatura antropofaga si aggirava sotto le spoglie di un clown per le altrimenti tranquille strade di Derry, cittadina del Maine. Quasi tre decenni dopo, Hollywood, come è ormai consuetudine praticatissima, ha deciso di riprendere il materiale libresco e quello televisivo per rimestarlo in un rifacimento cinematografico con il medesimo titolo diretto da Andrés Muschietti (La Madre), che a livello di trama poco si discosta dal primo, ma gli conferisce un tocco decisamente più macabro, anche perchè fortunatamente R-Rated. Inevitabile tuttavia, visto lo status di cult a cui è (in)giustamente assurto il film TV nel tempo, spingerci a un confronto tra le due opere.

it poster muschiettiLa storia è sempre quella: nella provincia americana, la placida quotidianità viene interrotta da una serie di misteriose sparizioni di ragazzini del luogo. Tra gli scomparsi c’è il piccolo Georgie Denbrough (Jackson Robert Scott), svanito nel nulla in un pomeriggio di pioggia, che noi sappiamo aver però fatto una fine ben peggiore (come fa intuire già il trailer). Suo fratello maggiore Bill (Jaeden Lieberher) non si rassegna alla sua perdita e continua disperatamente a cercarlo, affiancato dai “Perdenti”, un gruppo di ragazzini (un po’ alla Stand by Me, d’altra parte King è fissato con i Bildungsroman) vessati dai bulli del paese – o dalle compagne di classe per ciò che concerne l’unico membro femmineo della combriccola … – e composto da Ben Hanscom (Jeremy Ray Taylor), Beverly Marsh (Sophia Lillis), Richie Tozier (Finn Wolfhard), Mike Hanlon (Chosen Jacobs), Eddie Kaspbrak (Jack Dylan Grazer) e Stanley Uris (Wyatt Oleff). Dunque, in quella che avrebbe potuto essere un’estate come le altre, i sette amici si trovano invece a fronteggiare da soli – gli adulti sono marginali o piuttosto discutibili – un mutaforma carnivoro, principalmente un terrificante pagliaccio, incarnato questa volta da un ottimo Bill Skarsgård, che assume di volta in volta però anche i contorni del peggiore incubo di ciascuno quando li approccia. Solo il combattere insieme la terribile minaccia darà loro qualche speranza di sopravvivere e allo stesso tempo li farà maturare e crescere.

Il canovaccio e i momenti più iconici sono ripresi dunque con una certa pedissequità; d’altra parte è vero che si tratta in ambedue i casi della filiazione da un originale cartaceo, per cui è comprensibile che i passaggi fondamentali o le immagini più evocative vengano riutilizzate anche questa volta. Ci sono altresì non trascurabili differenze tra l’IT di Muschietti e il suo predecessore, tanto nell’estetica quanto nella struttura, alcuni migliorativi, altri meno. C’è la scelta, essendo mantenuta comunque una logica bipartita, di suddividere in maniera ben più netta i fatti connessi con l’adolescenza dei protagonisti in questa prima parte da quelli legati all’età adulta, che in effetti risulta forse meno funzionante. Infatti, nella versione del 1990 dava maggior coerenza e armonicità la cornice dominata dalla voce narrante di Mike (interpretato allora da Tim Reid), che richiamava nel paesello natio gli amici d’infanzia; così una telefonata a caduno dei singoli “Perdenti”, ormai cresciuti, ne introduceva un breve ritratto, poi una digressione che riportava in luce i singoli e traumatici incontri con Pennywise, il clown danzante, riuscendo a conferire maggiore unità alla diegesi altrimenti frammentaria. Nel fresco adattamento altresì, l’azione si apre direttamente sulla drammatica scomparsa di Georgie, mentre latitano del tutto i protagonisti adulti e i flashback, che saranno (stando almeno alle dichiarazioni del regista argentino) tenuti in serbo per la seconda parte.

it muschietti 2017Questo è tuttavia l’unico punto in cui il vecchio sia preferibile al nuovo. Se l’hollywoodiana pratica infausta di ripetere eternamente cose già fatte (tra sequel, prequel, remake e reboot di sorta, anche nel cinema horror) è di norma foriera di pallide copie svuotate della primigenia originalità, in questo specifico caso non è così e l’IT del 2017 apporta notevoli migliorie a quella precedente. Seppur con il suo fascino retrò, il carisma di Tim Curry nei panni del demoniaco villain cannibale e una buona resa recitativa dei giovani interpreti, IT 1990 era afflitto da un budget limitato (la destinazione televisiva certo non aiutava, anche se 12 milioni di dollari non erano esattamente pochi), che si percepiva tutto nelle scene più sanguinolente e negli effetti speciali (vedi il posticcio lupo mannaro nel seminterrato a scuola), nonché dalla pesante censura (PG-13), che lo rendeva sostanzialmente una declinazione per famiglie della collana Piccoli Brividi. Horror sì, ma con molta parsimonia, che faceva più intuire invece che mostrare realmente. Al contrario, il lungometraggio di Muschietti osa molto di più in termini di gore e perfino di violenza sugli infanti – cosa rara, ma essenziale vista la storia – riuscendo ad andare oltre il teen movie percorso da una nota solo lievemente terrificante. Emblematica è la sequenza della morte di Georgie, ripresa pari pari nella sostanza, ma rivisitata completamente nella superficie, come rivestita di una nuova, scabrosissima pelle. [SPOILER] Vediamo dunque il piccolo inseguire la barchetta, mentre un rivolo formato dalla pioggia battente la trascina in un tombino dentro al quale c’è nascosto Pennywise che, dopo essersi presentato, attira più vicino a sé il bambino, il quale stoltamente allunga la manina all’interno dell’antro; ci sono alcune minime variazioni nei dialoghi, ma la differenza più indicativa s’inserisce proprio a questo punto: mentre la scena del 1990 si chiudeva con una dissolvenza sulla bocca aperta e dentata del mostro, quivi esso gli addenta e gli stacca il braccio di netto, il ragazzino prova a trascinarsi per qualche metro, prima di essere risucchiato dentro all’anfratto, dove il suo carnefice lo divora, con tanto di rantoli. Quasi apertura programmatica, configura una dichiarazione d’intenti per l’intero minutaggio (129′), che ci regala immagini particolarmente riuscite, come la rossa Beverly prima intrappolata da alcune ciocche dei suoi stessi capelli usciti dal lavandino, poi ricoperta da un geyiser di sangue che inonda l’intera stanza. Nella miniserie TV, se ricordate, ci si limitava a un palloncino che galleggiava a mezz’aria prima di esplodere e riempire di liquido rossastro l’arredo in ceramica … Inoltre, elemento non insignificante, non solo si è deciso di optare per effetti pratici piuttosto che per l’abusata e finta CGI, ma non si ricorre mai nemmeno ai jumpscares, preferendo lavorare in modo raffinato più sul terrore psicologico che permea ogni sequenza clou prima di arrivare alla climax.

it muschietti pennywiseAncor più, lo scarto si nota nella delicata caratterizzazione di Pennywise stesso: quello di Curry – di per sè memorabile – era grottescamente maligno, loquace e ingannevole; era l’idiosincrasia tra l’aspetto simpaticamente kitsch e quell’aura strisciantemente minacciosa che si percepiva a renderlo così ambiguamente sinistro. Diversamente, quello di Skarsgård è ben più cupo e arcano, il suo aspetto ricorda le féerie ottocentesche, creando con le sue vesti datate un seducente distacco con la contemporaneità, che rimanda all’essenza demonica e atemporale, perciò più suggestiva. Allo stesso modo, all’abbacinazione del precursore preferisce una minor loquacità, che gli conferisce un aspetto ben più sinistro e ferino, meno umano. IT è certo l’epicentro del terrore, colui che lo genera, e la scelta di abbandonare una configurazione più “pop” per una più rapace, più disturbante, determina immediatamente l’effetto d’insieme, rendendolo marcatamente più horror e più “adulto”. Infine le fogne, vero e proprio dominio del mostro, ai limiti del surreale, sono delineate sul finale da Muschietti con una visionarietà fantasmatica e memorabile (impossibile dire oltre per il rischio di eccessiva anticipazione che rovinerebbe la sorpresa).

Nel complesso quindi, la prima parte di questo IT 2017 di Muschietti è una rivisitazione che ripaga le attese dei fan pur continuando a trascurare alcuni passaggi chiave del libro (come la presenza del ragno gigante, della tartaruga Maturin o della pruriginosa orgia tra adolescenti, prevista invece nella sceneggiatura scartata di Cary Fukunaga), portando sullo schermo in maniera più che compiuta e spaventosa l’immaginario suggerito nel romanzo kinghiano, dando finalmente concretezza visiva alle suggestioni racchiuse nelle parole del maestro della letteratura del terrore.

Di seguito trovate il trailer italiano del film, nei cinema dal 19 ottobre:

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[recensione] IT di Andrés Muschietti
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[recensione] IT di Andrés Muschietti
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La prima parte del nuovo adattamento del classico di Stephen King ci regala un Pennywise ferino e senza tempo, in un film che surclassa nettamente l'omologo per la TV del 1990
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