3 marzo 2017

[recensione] Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts

Tom Hiddleston e Brie Larson sono gli esilissimi protagonisti di un film che si affida esclusivamente agli effetti speciali per provare ad aggiornare le vicende del gigantesco gorilla

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3 marzo 2017
kong skull island

King Kong è un’icona del cinema sin da quando il gorillone in stop-motion ha fatto irruzione sul grande schermo nel lontano 1933. Con una reputazione così alta, non c’è da meravigliarsi che le versioni successive della sua storia abbiano lottato per rendergli giustizia, cercando di riaccendere il potenziale della saga con risultati alterni. La versione camp del 1976 riusciva a resuscitare fedelmente a colori gli aspetti cartooneschi dell’originale (e dimostrandosi un imbarazzante trampolino di lancio per la carriera di Jessica Lange), mentre l’affascinante – e ingiustamente sottovalutato – mastodontico sforzo di Peter Jackson del 2005 fondeva l’evasione dalla realtà vecchia scuola con le nuove tecnologie in modo così riuscito da non lasciare più niente da dire in merito. Quindi la domanda è: quanta evasione si può mungere da uno dei volti più noti della storia del cinema?

kong-skull-island-posterKong: Skull Island mette alla prova tale domanda, e la risposta ricade da qualche parte tra i due tentativi precedenti. Rielaborazione dal grande impatto visivo della premessa classica di Kong – che non mette però piede a New York, – la sua grandezza rende giustizia alla presenza imponente del primate, ma fallisce nel dare al suo mondo un tocco di novità – in parte perché il mondo di Kong non è così attraente come quello in cui si ritrova quando lo si estrapola da esso. Tutti ricordano la resa dei conti sull’Empire State Building per una ragione: è l’illustrazione finale dell’infruttuoso tentativo dell’uomo di domare la natura.

A loro credito, il regista Jordan Vogt-Roberts – che in precedenza ha diretto la hit da Sundance The Kings of Summer, che è costato la quantità di denaro usata per animare un mignolo di Kong – e gli sceneggiatori Dan Gilroy e Max Borenstein riscoprono alcune delle tematiche dell’originale presentando la resa dei conti nei termini di un film di guerra. Elegantemente ambientato all’epoca del conflitto in Vietnam, KSI vede un gruppo di funzionari governativi segreti e un gruppo di soldati statunitensi avventurarsi alla scoperta di una mitica e inesplorata isola nel Sud Pacifico, circondata da una terribile tempesta perenne, dove trovano meraviglie preistoriche, contro le quali naturalmente iniziano a sparare senza nemmeno presentarsi. Abbandonati in una terra fantastica fuori dal tempo (o meglio, ai suoi albori), il loro numero iniziale diminuisce drasticamente mentre combattono cercando di aprirsi una via di fuga verso il punto di raccolta, che è una scusa appena sufficiente per mettere in scena una serie di scontri in CGI dall’alto tasso di spettacolarità.

I confronti iper-stilizzati con l’attrazione principale dell’isola hanno la furia frizzante di Apocalypse Now (sorretti dal groove di una colonna sonora rock con pezzi classici del periodo), e il film fa un lavoro migliore nel rivisitare alcuni dei topoi del capolavoro di Francis Ford Coppola piuttosto che nella trita saga di sopravvivenza fatta di infruttuose mitragliate e corse affannate che ne consegue, una volta che tutti gli elicotteri sono stati abbattuti al minuto 20′. Naturalmente, non appena arriva, Kong ruba la scena a chiunque senza fatica, e nessuno della multietnica e monodimensionale comitiva può competere per l’attenzione, grandi nomi inclusi.

kong skull reillyQuesto è un aspetto particolarmente doloroso, perché Kong: Skull Island era riuscito ad attirare un cast promettente, che avrebbe potuto benissimo elevare il materiale di partenza. A differenza del remake espressionista di Godzilla di Gareth Edwards – che per lo più ignorava il fattore umano – Vogt-Roberts ha stipato il suo ensemble di star al punto che ognuno si sente in dovere di competere per emergere nel corso di tutti e 118 i minuti di durata.

John Goodman mostra del serio potenziale nei panni dell’agente governativo Bill Randa, che supplica Washington di finanziare la sua missione esplorativa per il progetto Monarch (suona familiare?). Si tratta di un buon promemoria di quanto l’attore sappia portare a casa il risultato ogni volta. (E’ quasi un mini-cortometraggio quello dedicatogli mentre gira per le strade della capitale USA piena di manifestanti pacifisti e sospira, «Non c’era momento più incasinato per venire a Washington”). Alla fine , Bill recluta il duro ed esperto cacciatore James Conrad (Tom Hiddleston) per guidare la loro missione, alla quale parteciperanno alcuni soldati armati fino ai denti – e a un passo dal congedo (ma dai?!) – agli ordini del risoluto e vendicativo Samuel L. Jackson, che si cala in questo tipo di personaggi rabbiosi fin da Pulp Fiction (qui però più simile a una versione di serie B di una delle sue incarnazioni più riuscite).

kong skull island mostriIl cast principale è completato dalla premio Oscar 2016 Brie Larson, fotografa tanto coraggiosa quanto poco credibile e dalla spalla comica John C. Reilly, soldato precipitato anni prima in cui il gruppo si imbatte al momento giusto che vive in un villaggio di indigeni muti. Tutti questi attori recitano su diversi registri: Hiddleston e Jackson ostentano una determinazione più o meno in sintonia con quello che richiederebbe il copione, mentre la Larson (in una versione riveduta della damigella in pericolo) procede a sorrisetti e frasi fuori luogo (‘ho una grande esperienza di fosse comuni’) al fianco dello scafato Reilly.

La performance ai limiti del ridicolo di Jackson travolge blandamente gli spaventati sottoposti interpretati da Shea Whigham, Jason Mitchell e Thomas Mann, i quali appaiono soddisfatti di intascare l’assegno dello studio aggrottando qua e là le sopracciglia. La presenza a contorno di Tian Jing (appena vista in The Great Wall) e John Ortiz è giustificata puramente dalla quota cinese ormai obbligatoria a Hollywood e da quella ispanica per il politicamente corretto (ok, è americano di nascita, ma ci siamo capiti), non ci sono altre spiegazioni. Ci sono poi lampi di intesa chimica tra la Larson e Hiddleston, ma la sceneggiatura trova a malapena qualche minuto per affrontare questo aspetto.

E’ giusto dire che KSI includa alcuni dettagli d’epoca intelligenti e digressioni idiosincratiche, ma è per la gran parte un B-movie dal budget grande quanto il mostro del titolo, ben poco interessato a qualsivoglia approfondimento. Nelle settimane passate, una frase posta in evidenza nei molti trailer che descriveva l’isola come “il luogo in cui mito e scienza si incontrano” forniva una scusa più che sufficiente per gli effetti speciali messi in mostra. E sono effettivamente di alto livello tecnico: nel giro di pochi minuti, una sequenza che riporta alla mente Il mago di Oz vede gli esploratori immergersi a bordo di elicotteri da guerra in una tempesta ciclopica prima di un incontro molto ravvicinato con Kong, che termina prevedibilmente con il rovinoso e spettacolare abbattimento degli stessi (una scena che avrebbe anche meritato il POV per aumentarne la tensione, ma che si fa ricordare per il tocco di classe degli stacchi su una bobblehead del presidente Richard Nixon incollata sul cruscotto di uno dei velivoli).

kong skull island larsonDa questo punto in avanti, due gruppi di sopravvissuti adeguatamente separati gironzolano per l’isola, combattendo contro insetti giganti molto suscettibili e litigando tra di loro con alterne fortune. Da qui l’azione si fa dozzinale, amalgamandosi bene al buffonesco Reilly e alle inflessibili e insensate battute di Jackson. Ma non si può iniziare un conflitto senza cadere nei soliti luoghi comuni no? Il personaggio di Jackson, naturalmente, si incaponisce nel volere distruggere Kong (incarna lo spirito militarista oltranzista dell’America dopotutto vero?), mentre alcuni dei membri più empatici del gruppo sviluppano ovviamente una certa simpatia per la bestia, vero e proprio dio protettore dell’isola. Quando Jackson esclama “Io sono la cavalleria“, a qualcuno potrà forse tornare in mente la stessa battuta recitata da The Rock in Fast & Furious 7, ed è quindi chiaro che Kong non è l’unico ingrediente familiare in gioco. Abbiamo già visto qualcosa di simile a questo modello prima, e nemmeno troppo tempo fa.

Una volta che tutte queste persone si sono sistemate sul territorio, tutte le grandi tematiche abbozzate nei primi minuti si riducono a un action senza pretese. Diverte ad ampia intermittenza, esclusivamente per gli effetti speciali della sempre affidabile Industrial Light & Magic. E’ assolutamente normale che lo spettatore voglia vedere sul grande schermo un King Kong scatenato (interpretato in una convincente prova in motion-capture da Tony Kebbell) che si azzuffa con un mostruoso cefalopode come fosse fatto di spaghetti, o che scaglia una catena gigantesca con àncora contro un minaccioso lucertolone primitivo delle dimensioni di una nave emerso dalle viscere della Terra. Quando il gorilla sale sul palcoscenico, la pellicola trova il suo equilibrio.

Non c’è motivo di spoilerare la scena alla fine dei titoli di coda, ma, come intuibile e già annunciato, questo non sarà l’ultimo film di mostri con facce familiari nel futuro di Hollywood. Anche se gli effetti pratici hanno originariamente dato vita a Kong, a Godzilla e ai loro distruttivi fratelli, la loro rinascita ha più a che fare con il progresso della tecnologia che con le possibilità allegoriche che li hanno resi attraenti la prima volta. C’è abbastanza materiale là fuori per alimentare una serie di reboot, ma l’oscillazione verso incassi decrescenti è già iniziata. Kong è un personaggio affascinante perché, nonostante il suo aspetto minaccioso, vuole soltanto essere lasciato in pace. Se solo il suo franchise fosse stato trattato allo stesso modo …

Di seguito il trailer ufficiale italiano di Kong: Skull Island, nei cinema dal 9 marzo:

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[recensione] Kong: Skull Island di Jordan Vogt-Roberts
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Tom Hiddleston e Brie Larson sono gli esilissimi protagonisti di un film che si affida esclusivamente agli effetti speciali per provare ad aggiornare le vicende del gigantesco gorilla
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Il Cineocchio
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