8 marzo 2017

[recensione] La Bella e la Bestia di Bill Condon

Emma Watson è l’inadeguata protagonista al fianco di Luke Evans del rifacimento senza vita del classico Disney

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8 marzo 2017
bella e la bestia

Immaginate che sia la fine degli anni ’80, e che state lavorando come animatori ai Walt Disney Studios. Siete stati assegnati a La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast) un film popolato da teiere, candelabri e armadi parlanti che vengono lanciati come una stravaganza musicale degna di Broadway. Vi è stata assegnata la progettazione di un orologio di nome Tockins e mentre siete seduti ad arrovellarvi su come disegnare le sue espressioni facciali e la miriade di movimenti fisici, un solo pensiero vi corre per la testa: il medium mi sta ostacolando. La vostra creazione non potrà mai sembrare un orologio vero e proprio con un volto umano. Siete quindi destinati a fallire.

bella-e-bestia-poster-italianoSareste felici di sapere, allora, che i Walt Disney Studios hanno deciso di porre rimedio a tutto ciò che di ‘sbagliato’ c’era nell’originale animato del 1991 con la produzione di un remake live-action, che si vorrebbe fedele, a cui Alan MenkenTim Rice hanno aggiunto ben tre nuove canzoni a quelle probabilmente conosciute a menadito da ogni ragazzina oggi intorno ai trentanni (e i cui testi italici sono peraltro stati inspiegabilmente cambiati leggermente). Alla fine, la promessa non mantenuta di quel film giunge a compimento, rivisitando tutti i suoi elementi fantastici attraverso la moderna CGI e rendendoli più fedeli alla fisica del mondo reale, probabilmente pensando che il risultato sarebbe stato divertente.

E’ facile intuire il richiamo del rendere tangibile l’effimero; è quello su cui la Disney sta puntando – e continuerà a puntare nel prossimo futuro – per tutta una serie di altri classici del suo catalogo. E’ anche la premessa alla base del parco tematico di Disneyland e di quello che alimenta i sogni di innumerevoli intraprendenti cosplayer. Nel nuovo La Bella e la Bestia però, la parola “tangibile” viene egregiamente estesa. Dopo un paio di numeri musicali, vi sovverrà che la pellicola che state guardando è animata almeno quanto l’originale, ma in qualche modo risulta meno realistica, nonostante i suoi notevoli vantaggi tecnologici.

Per quelli che avessero passato gli anni ’90 in sonno criogenico, la storia – che si basa su una favola francese del 18° secolo di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, originariamente intitolata “La Belle et la Bête”, – ruota attorno a un principe viziato (Dan Stevens) che si trasforma in una creatura bestiale, mentre tutti i suoi servi diventano ​​suppellettili, a causa di una maledizione che verrà revocata solo se imparerà ad amare ed essere amato di ritorno. Un topo di biblioteca ribelle di nome Belle (Emma Watson) si offre volontaria come sua prigioniera al posto dell’eccentrico padre (Kevin Kline), che ha accidentalmente varcato la soglia del misterioso castello incantato. Col passare dei giorni, tra i due cresce l’interesse reciproco, nonostante – o per via – delle dinamiche di potere sbilanciate nel loro rapporto, ma per essere felici dovranno superare l’opposizione del borioso scapolone Gaston (Luke Evans, l’unico che sembra essersi divertito davvero qui) e di un paesino zeppo di abitanti timorosi che vorrebbero vedere la testa della bestia appesa alla parete della taverna locale.

La Bella e la bestiaA parte le sue tecniche produttive, il film prova anche ad aggiornare la sua storia ai costumi sociali odierni. Il povero paesino della provincia francese in cui vive Belle è decisamente multirazziale ed esplicitamente avverso all’alfabetizzazione femminile (Belle prende i libri che legge in una cappella, non in libreria), trasformando in modo efficace il suo ‘insolito’ hobby in una forma di resistenza (anche se l’idea che dietro a un uomo rude ci sia ad attenderla il solito principe non è esattamente progressista). Maurice, suo padre, è un artista invece di un inventore; è piuttosto la protagonista a progettare la prima lavatrice al mondo con un cavallo e uno botta che rotola in una fontana. E pure la Bestia si rivela essere una sorta di appassionato di volumi polverosi. Il legame della coppia si consolida sulle pagine di William Shakespeare, che ammorbidisce una storia d’amore che è sempre stata un po’ difficile da digerire.

Non si può tuttavia fare niente per il volto dell’essere: un misterioso e inquietante mix di pelliccia realistica in CGI e degli occhi umani di Stevens, che non sembrano connettersi mai davvero con qualunque cosa si trovino di fronte. Vediamo per pochi istanti l’attore in versione umana durante la scena del gran ballo in apertura (che, con le sue parrucche incipriate e le facce colorate, colloca senza dubbio la storia al crepuscolo dell’aristocrazia francese del 18° secolo – vederne qualche sprazzo in più sarebbe stato divertente), ma difficilmente riusciamo a dargli uno sguardo preciso prima che scompaia avvolto dal folto pelo. Lo stesso vale per i suoi servitori/amici, le cui caratteristiche sono state ridotte al minimo apparentemente in nome del realismo, ma in un modo che finisce per farle somigliare ai volti ingessati di Viaggio nella Luna di Georges Méliès.

bella e la bestiaEmma Watson è comunque la vera star di La Bella e la Bestia, e se fisicamente la sua scelta potrebbe forse ancora avere un senso, qualcuno avrebbe dovuto però testarla davanti a un vero green screen prima di farle firmare il contratto. Ci sono attori che riescono ad evocare il mondo fantastico che li circonda all’interno di un teatro di posa spoglio e farci credere che esista soltanto grazie ai loro occhi; la giovane attrice britannica non è una di quelli. Osservandola cantare sulle colline durante la ri-elaborazione dell’iconica canzone “Belle (Reprise)” o passeggiare tra le inquietanti rovine dell’ala ovest del castello ci si ritrova distratti, chiedendosi dove pensava che stesse camminando mentre stava girando e cosa pensava che stesse guardando. La sua voce e il canto, distribuiti equamente tra Letizia Ciampa e Ilaria De Rosa nel non esaltante doppiaggio italiano, sono l’ultimo dei problemi di una performance che si risolve in sostanza in una raccolta di pose ammiccanti e sopracciglia aggrottate.

Purtroppo nella versione nostrana viene a mancare anche quello che avrebbe potuto essere un plus dell’opera, ovvero l’illustre cast vocale di contorno, costituito da Sir Ian McKellen (Tockins), Ewan McGregor (Lumière), Emma Thompson (Mrs. Bric), Stanley Tucci (Cadenza), Audra McDonald (Madame De Garderobe) e Gugu Mbatha-raw (Plumette). Le Tont (Josh Gad) strappa invece qualche sorriso e potrebbe essere il depositario di quel primo ‘momento esclusivamente gay in un film Disney‘ sbandierato dal regista Bill Condon (Dreamgirls, Twilight) in una recente intervista (anche se è molto difficile capire a cosa si riferisse veramente, visto che questo ‘momento’ non è affatto lapalissiano).

Se soltanto La Bella e la Bestia fosse stato una sequenza di fotografie … Purtroppo, è un lungo pastiche di due ore, imbottito di inutili numeri musicali ‘non Ashman-Menken’ e di una deviazione inutile e lacrimevole dove Belle scopre cosa è successo veramente alla madre. In ogni momento, il film di Condon sembra chiedersi se ciò che l’originale ha creato fosse sufficiente, rispondendo sfortunatamente sempre con un ‘no’ secco. Ma hei, almeno questa volta l’orologio sembra vero.

Di seguito il trailer ufficiale italiano di La Bella e la Bestia, nei nostri cinema dal 16 marzo:

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[recensione] La Bella e la Bestia di Bill Condon
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Emma Watson è l'inadeguata protagonista al fianco di Luke Evans del rifacimento senza vita del classico Disney
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Il Cineocchio
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